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Povertà

I senza dimora muoiono tutti i mesi, non solo d’inverno

22 Febbraio Feb 2022 1204 22 febbraio 2022
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50 homeless morti da inizio anno. Uno al giorno. A denunciarlo la fio.Psd che pubblica i dati del suo osservatorio. Lo scorso anno le persone decedute in strada sono state 246. Milano e Roma sono le città che contano il maggior numero di decessi. Nelle ultime quattro stagioni 79 sono deceduti d’inverno, 53 in primavera, altri 53 in estate e 60 in autunno

“La strage invisibile” così la Fio.Psd ha intitolato il report del suo osservatorio, con una sottolineatura: i senza dimora muoiono tutti i mesi, non solo d’inverno. A colpire sono i numeri: dal 1 gennaio di quest’anno sono già morte 50 persone senza dimora: una al giorno. Ma le cifre che raccontano di una strage ancora più invisibile sono quelle dei decessi degli ultimi due anni: 246 nel 2021 e 208 nel 2020. “Cifre terribili” le definisce la Fio.Psd che commenta: «Ogni anno, all’arrivo delle prime giornate di freddo invernale, siamo chiamati a commentare la cronaca di alcune morti in strada, l’Emergenza Freddo, che emergenza non può essere».

Il dato è invece molto diverso e ben più pesante, i senza dimora muoiono tutti i mesi, non solo d’inverno, nelle ultime quattro stagioni 79 sono deceduti d’inverno, 53 in primavera, altri 53 in estate e 60 in autunno. La homelessness è letale e di povertà estrema si muore tutto l’anno



Grafici dall'osservatorio FioPsd


Le persone decedute portavano con sé tutti i tratti di una grave emarginazione adulta fatta di grande sofferenza e di uno stato di degrado personale (volti o corpi affaticati, salute psico-fisica compromessa, stato di abbandono, isolamento relazionale); al 92% erano uomini, per due terzi stranieri e, dai dati raccolti, con una età media di 49 anni.
Il luogo di ritrovamento racconta che la causa principale non è il freddo. Non è stato sempre facile infatti risalire alle ragioni primarie ma sempre grazie alla ricostruzione di chi conosceva le persone è stato possibile riscontrare come il 60% dei decessi è per incidente/violenza/suicidio e il 40% per motivi di salute

La salute delle persone senza dimora è uno degli aspetti più importanti su cui da anni i servizi del lavoro sociale provano a lavorare. Eppure l’accesso ai servizi di cura o l’avvio di percorsi di prevenzione sono ad oggi difficilissimi da realizzare.

L'osservatorio sottolinea inoltre che Milano e Roma sono tra le città italiane con il maggior numero di persone senza dimora assistite dai molti centri e servizi presenti. Allo stesso tempo, sono tra le città con il maggior numero di decessi: Roma con 34 persone decedute (14%) e Milano con 18 decessi (7,4%) nel 2021.
A Roma e Milano si è verificato un quinto dei decessi totali. A livello provinciale, un terzo dei decessi (32%) si concentra tra le province di Roma (18%), Milano (9,8%) e Napoli (4%). "Se guardiamo alla distribuzione per macroarea geografica dei decessi - continua l'osservatorio Fiopsd -, i dati raccolti mostrano un fenomeno diffuso in tutta Italia". Ad eccezione del Nord Est (14%), su 246 decessi, un terzo avviene al Sud, un terzo al Nord-Ovest e poco più di un terzo al Centro Italia. Il dettaglio su base regionale, mostra che il 21% decessi nel 2021 si è verificato in Lazio, il 18% in Lombardia e il 10,2 in Campania.

Nel dossier della FioPsd si sottolinea come per le persone senza dimora «il problema abitativo era evidentemente connesso ad un disagio sociale cronico e irreversibile, letale in questi casi. Le persone decedute portavano con sé tutti i tratti di una grave emarginazione adulta fatta di grande sofferenza e di uno stato di degrado personale (volti o corpi affaticati, salute psico-fisica compromessa, stato di abbandono, isolamento relazionale). Molti di loro, stando alle ricostruzioni delle notizie, frequentavano qualche servizio di mensa o ricovero notturno, erano conosciuti dai servizi di strada ma le loro vite erano come incastrate in un circolo vizioso in cui mancava un percorso di recupero e un obiettivo di reintegrazione. Alcuni di loro avevano avuto problemi con la giustizia, altri portavano i segni di violenze subite o di drammi familiari enormi, per altri la vita si è interrotta proprio nel tentativo di abbandonare i propri Paesi di origine o in incidenti legati alla precarietà delle condizioni in cui vivevano (malnutrizione, incendi, alluvioni). In molti casi la salute mentale è stata complice, di nuovo, letale come nei casi dei suicidi».

Commentando i dati, la presidente Cristina Avonto afferma: «Oggi avere una casa rappresenta la base sicura per poter vivere e partecipare attivamente alla vita sociale di una comunità, «non averla significa compromettere buona parte dei diritti di cittadinanza e di integrazione. Serve un sistema organico di intervento che interrompa una così silenziosa strage».

I dati sono in continuo aggiornamento sul sito fio.PSD

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