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Ucraina, le paure degli italiani

4 Marzo Mar 2022 1551 04 marzo 2022

L'AreaStudi Legacoop con Ipsos indaga i timori del Paese in relazione alla guerra: 8 italiani su 10 temono una seconda guerra fredda o l’impiego di armi chimiche e atomiche; forti timori per aumento generalizzato dei prezzi, riduzione delle forniture di gas e perdita di valore dei risparmi (il 9% pensa di ritirarli dalla banca). Solo per il 19% l’Italia dovrebbe contribuire al rifornimento di armi

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Bandiera ucraina
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L'AreaStudi Legacoop con Ipsos indaga i timori del Paese in relazione alla guerra: 8 italiani su 10 temono una seconda guerra fredda o l’impiego di armi chimiche e atomiche; forti timori per aumento generalizzato dei prezzi, riduzione delle forniture di gas e perdita di valore dei risparmi (il 9% pensa di ritirarli dalla banca). Solo per il 19% l’Italia dovrebbe contribuire al rifornimento di armi

Enorme la preoccupazione degli italiani per il conflitto Russo-Ucraino legata al timore di una nuova guerra fredda, e all’utilizzo di armi chimiche e atomiche. Senza dimenticare le conseguenze negative sull’economia nazionale.

Sono le principali evidenze che emergono dal sondaggio realizzato negli ultimi giorni nell’ambito del progetto “Osservatorio”, promosso da AreaStudi Legacoop e Ipsos.

Il 94% degli italiani è molto o abbastanza preoccupato per il conflitto in corso; la percentuale media di chi avverte un maggior timore (50%), sale decisamente tra gli under 30 (62%) e il ceto medio-basso (58%). Tra gli elementi che suscitano maggiore inquietudine l’eventualità di una seconda guerra fredda (83%), di un danneggiamento delle centrali nucleari ucraine (81%), il rischio che qualche parte in gioco nel conflitto perda il controllo ed utilizzi armi chimiche o atomiche (80%). Oltre la metà della nostra popolazione (55%) teme rappresaglie missilistiche russe contro l’Italia e un terzo di dover inviare a combattere soldati italiani.

A questa preoccupazione di carattere generale si accompagna, con lo stesso tono, quella per le ripercussioni dirette sull’economia italiana, dichiarata dal 95%. Nel 53% di chi si dichiara molto preoccupato, spiccano il ceto popolare (66%), le donne (63%) e il Mezzogiorno (60%). Si teme, soprattutto, che il conflitto possa portare ad un aumento generalizzato dei prezzi (66%), ad una riduzione delle forniture di gas (56%), ad un aumento dei prezzi dei derivati del grano (pasta, farine, pani e prodotti panificati; 36%). In generale, più di un italiano su tre teme un’esplosione dell’inflazione o perdite rilevanti per i tagli nelle esportazioni (36%).

In linea con questi timori, le famiglie italiane stanno cercando di risparmiare e di ridurre i consumi (37%, ma il 45% dei giovani e il 44% del ceto popolare), temono perdite del potere di acquisto (31%) e di perdita di valore dei propri risparmi (28%), al punto che il 9% pensa di ritirarli dalla banca (addirittura il 17% nel ceto popolare).

“Questa guerra così vicina a noi è ingiustificabile e inconcepibile –commenta Mauro Lusetti (foto), presidente di Legacoop – per mesi abbiamo parlato della nuova normalità e mai avremmo pensato che dall’incertezza dovesse emergere una nuova guerra. Questo sconcerto è condiviso da tutte le italiane e gli italiani, in maniera anche più radicale di quanto immaginavamo. Il nostro paese dimostra non solo di essere per la pace, contro la guerra e contro le armi, ma pure una grande consapevolezza delle complesse questioni in gioco. Sentiamo una forte vicinanza alle popolazioni coinvolte, e l’impegno fattivo nelle nostre comunità di questi giorni lo dimostra. Inoltre, le conseguenze dirette sull’Italia di questo conflitto sono evidenti: rischia di essere una bomba lanciata contro l’ingranaggio della ripresa economica. Il sentimento del nostro paese è evidente: dopo la pandemia il mondo deve ripartire con la pace, non con la guerra”.

Ma cosa significa impegnarsi concretamente per ristabilire la pace? Gli italiani chiedono un passo indietro a tutte le parti in causa: all’Ucraina il riconoscimento dell’autonomia del Donbass come previsto dagli accordi di Minsk (81%); alla Russia il ritiro delle proprie forze militari dal territorio ucraino (81%); alle istituzioni internazionali di favorire le trattative per una sicurezza che garantisca sia l’UE che la Federazione Russa (78%). Soprattutto, però, è forte la richiesta (89%) di un corridoio umanitario che permetta alle agenzie internazionali e alle ONG di garantire assistenza alla popolazione.

Gli italiani sono per la pace e contrari al ricorso alle armi. Una larghissima maggioranza (88%) sostiene che “non dovrebbe essere dato nessun sostegno militare alla guerra”; allo stesso modo (90%) che gli USA dovrebbero ritirare gli armamenti nucleari dai paesi NATO e la Russia dovrebbe fare altrettanto con i paesi di confine con l’Europa. Inoltre, per l’87%, tutti gli stati dovrebbero porre fine ai programmi di modernizzazione delle armi nucleari.

Che cosa dovrebbe fare l’Italia direttamente per un ristabilimento della pace? Limitarsi ad interventi umanitari per il 54% della popolazione, ad azioni diplomatiche ed economiche contro la Russia per il 44% (ma 53% tra gli under 30, 50% tra gli uomini), al blocco di patrimoni degli oligarchi e degli scambi bancari per il 39%. Solo per il 19% l’Italia deve contribuire al rifornimento di armamenti alla “resistenza” ucraina.

Foto di Max Kukurudziak on Unsplash

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