Analisi

Registro unico, avvio positivo ma con qualche preoccupazione

22 Marzo Mar 2022 1553 22 marzo 2022

Gli esperti di EY hanno lanciato, in collaborazione con Vita, una survey fra le associazioni di promozione sociale e le organizzazioni di volontariato per capire quale è stato l'impatto col Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, avviato a fine novembre

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Volontariato/Unspleash/Dakota Corbin
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Gli esperti di EY hanno lanciato, in collaborazione con Vita, una survey fra le associazioni di promozione sociale e le organizzazioni di volontariato per capire quale è stato l'impatto col Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, avviato a fine novembre

Dal 24 novembre 2021 il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore - RUNTS è diventato finalmente operativo e sono state “aperte le iscrizioni” sia per la trasmigrazione d’ufficio delle Organizzazione di volontariato - Odv e delle associazioni di promozione sociale- Aps dai rispettivi registri di settore sia per l’iscrizione volontaria di altri tipi di enti non-profit che intendono assumere la qualifica di Enti del Terzo Settore.

Situazione ancora molto peculiare invece per le ONLUS (e quindi per una buona fetta degli enti più significativi del Terzo Settore in Italia) poiché per queste non opera la trasmigrazione automatica e per potersi iscrivere al RUNTS devono ancora attendere una comunicazione da parte dell’Agenzia delle Entrate al Ministero del Lavoro (ai sensi dell’Art. 34 del d.m. 106/2020).

A poco più di tre mesi dall’avvio dell’operatività del RUNTS, sono circa 700 gli enti di nuova iscrizione, ovvero che non risultavano precedentemente iscritti in propri registri di settore: questo numero è piuttosto elevato se si tiene conto che, come detto, ODV e APS (quindi migliaia di enti) trasmigreranno automaticamente senza bisogno di alcuna iscrizione e che le ONLUS non possono ancora accedervi in attesa di apposita comunicazione da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Sembra quindi che il RUNTS, alla prova dei fatti, si stia rivelando per quello che voleva essere nelle intenzioni della riforma, ovvero il collettore di un mondo molto frastagliato che confluisce in una cornice più precisa, definita e comprensibile.

Una survey per capire

EY, in collaborazione con Vita, ha quindi pensato di rivolgersi con un’apposita survey proprio ai diretti interessati, ovvero agli enti potenzialmente impattati dall’operatività del RUNTS, per tastare il terreno e raccogliere le prime impressioni su questa fase di avvio, con relativo bagaglio di entusiasmo, preoccupazioni e difficoltà.

Tra le tipologie di enti che hanno risposto all’appello in maniera più significativa troviamo ODV, APS ed enti di altro tipo, per lo più operanti nei settori della salute, dei servizi socioassistenziali e dell’educazione. Quanto alla provenienza geografica, molti degli enti sono localizzati in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.

Le domande della survey coprivano ambiti diversi, tutti connessi con la fase di avvio del RUNTS.

In primo luogo, non poteva mancare una richiesta relativa alla “percezione” del RUNTS come opportunità o meno: la gran parte delle risposte è senz’altro positiva, con qualche nota di distinguo per gli enti di piccole dimensioni per i quali c’è il concreto timore di un aggravio burocratico. Interessante che alcune fondazioni di origine bancaria (che come tali non possono accedere al RUNTS) ritengano che il RUNTS sia una opportunità per gli enti beneficiari da loro finanziati e che, seppur indirettamente, sia quindi un’opportunità anche per loro stesse.

Sembra anche che gli enti interessati siano bene informati in merito alle modalità di iscrizione al RUNTS (oltre l’80% dichiara di conoscerle). Ben diverso, invece, il quadro che emerge quando si chiede una valutazione qualitativa in merito a tali modalità, ovvero se le stesse siano “di semplice attuazione, complesse o farraginose”: qui emerge una netta distinzione tra gli enti che beneficiano della trasmigrazione automatica (i quali dichiarano in gran parte di non avere particolari problemi nel passaggio) e quelli che invece devono seguire le ordinarie procedure di iscrizione (per questi ultimi prevalgono infatti i feedback negativi, che bollano le procedure come complesse e farraginose). Questo risultato mette in evidenza anche l’importanza per gli enti di avere al loro fianco consulenti preparati e che li possano assistere in un contesto di regole e di procedure ormai maturo e che richiede una gestione professionale.

Proprio questo aspetto si collega alla richiesta di evidenziare eventuali aspetti di preoccupazione legati all’accesso al RUNTS e, più in generale, al mondo degli Enti del Terzo Settore (ETS): in questo caso le risposte degli enti sono state molto equilibrate, poiché circa la metà dichiara di avere delle preoccupazioni mentre la restante metà dichiara di non averne. Tra coloro che hanno dichiarato di avere delle preoccupazioni, sono emersi risvolti differenti, riconducibili principalmente ad aggravio burocratico, incertezze normative e fiscali e aspetti operativi farraginosi.

Angelo Rabatti e Alessandro Bortolussi

La gran parte degli enti (circa i 2/3) dichiara invece di sapere da chi è gestito il RUNTS nella propria Regione di competenza e dove sono collocati i relativi uffici.

Infine, abbiamo sottoposto agli enti due quesiti più strettamente tecnici su aspetti procedurali molto importanti.

In particolare, abbiamo chiesto loro se sono a conoscenza del fatto che l’acquisto della personalità giuridica tramite iscrizione al RUNTS prevede la relazione effettuata da un revisore legale o da una società di revisione da cui risulti attestato che il patrimonio netto dell’Ente rispetta determinate caratteristiche: anche in questo caso, prevalgono di gran lunga le risposte positive (oltre il 70%), il che è del resto coerente con il fatto che la gran parte degli enti ha dichiarato di conoscere le procedure di iscrizione al RUNTS.

I dubbi sul principio contabile

Inoltre, abbiamo chiesto se hanno dei dubbi in merito all’applicazione del principio contabile OIC 35 pubblicato di recente: qui sono chiaramente emerse alcune perplessità relativamente al campo di applicazione del principio e all’implementazione dei nuovi schemi di bilancio. Parecchie anche le risposte che dichiarano di non conoscere bene questo argomento sul quale viene percepito un forte bisogno di affiancamento professionale qualificato.

Tale principio, sul quale torneremo in un prossimo intervento riveste infatti notevole importanza , poiché è essenziale per la redazione dei bilanci degli ETS (intesi nella loro accezione più ampia, quindi includendo anche i c.d. ETS “transitori” ovvero gli enti che si considerano ETS anche se ancora iscritti nei rispettivi registri di settore, come le ONLUS, oltre a Odv e Aps) che, come noto, devono essere redatti, sin dal bilancio relativo all’esercizio 2021, secondo gli schemi di cui al d.m. 39/2020, ove siano verificati i requisiti dimensionali previsti dall’Art. 13 del Codice del Terzo Settore (cioè l’ente deve conseguire ricavi, rendite, proventi o entrate comunque denominate superiori a 220mila euro; sotto tale soglia, infatti, l’ente ha facoltà di redigere il bilancio nella forma del rendiconto per cassa).

Per concludere, il quadro che emerge dalla survey è tendenzialmente positivo e, pur con qualche nota di preoccupazione, consente di guardare con fiducia al futuro del Terzo Settore. Certamente, gli enti coinvolti stanno sperimentando ciò che era prima intuibile solo sulla carta, ovvero il contatto con un sistema di regole più corposo e stringente, che si discosta dall’approccio tradizionale del legislatore negli scorsi decenni. Un sistema regolamentare un po’ più di stampo “societario”, che determinerà anche nuove e diverse esigenze da parte degli enti e dei consulenti.

*Partner, EY tax & law
°°Senior Manager, EY tax & law

La foto in apertura è di Dakota Corbin su Unsplash

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