Giovani

La Piazza dei Mestieri di Milano, un modello di inclusione sociale giovanile

27 Aprile Apr 2022 1804 27 aprile 2022

Formazione professionale, aiuto compiti, un Job Center, l'integrazione degli studenti stranieri, ma soprattutto un ponte tra scuola e lavoro: questa è la formula innovativa della Piazza dei Mestieri, nata a Torino nel 2004 come luogo di aggregazione e inclusione per i giovani, che sbarca nella periferia Nord di Milano

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Formazione professionale, aiuto compiti, un Job Center, l'integrazione degli studenti stranieri, ma soprattutto un ponte tra scuola e lavoro: questa è la formula innovativa della Piazza dei Mestieri, nata a Torino nel 2004 come luogo di aggregazione e inclusione per i giovani, che sbarca nella periferia Nord di Milano

Un luogo di vita, un luogo che muove la vita. Proprio nel momento in cui c’è bisogno di riappropriarsi degli spazi urbani e di ripensarli in chiave inclusiva. A Sesto Marelli, nella periferia Nord di Milano, i giovani in condizioni di disagio e povertà educativa diventano i protagonisti della Piazza dei Mestieri, un’impresa sociale nata a Torino nel 2004. «Questo oggi diventa un luogo da vedere e da vivere per i milanesi, una piazza che è difficile descrivere, che occorre incontrare», spiega Dario Odifreddi, presidente di Piazza dei Mestieri. Qui i ragazzi hanno la possibilità di studiare, lavorare e costruire il loro futuro, già oggi.

La periferia al centro della Piazza

Milano oggi punta molto sul welfare: la città investe 540 milioni per i prossimi anni nei servizi alla persona, senza tagli. Parola del suo delegato a Palazzo Marino, Lamberto Bertolè. Per questo in una Milano in cui nasce oggi la figura del social community manager che sarà operativo nel quartiere di San Siro operando a partire dalle sue difficoltà, tra povertà e case popolari, disagio giovanile ed emarginazione, l’attenzione sui quartieri di periferia, i loro spazi e i loro giovani è centrale. Senza essere un ossimoro. «Stiamo aprendo la Piazza dei Mestieri qui, in cima a viale Monza, tra Milano e Sesto San Giovanni. Il luogo, il Municipio 2 al confine con il Municipio 9, è primario: queste zone hanno gli indici di dispersione scolastica più alti di Milano», spiega Paolo Galeffi, Responsabile Piazza dei Mestieri di Milano. È in questa periferia del capoluogo lombardo che da aprile apre una piazza, che è per antonomasia un luogo di scambio e di incontro: «Dal 29 aprile in una palazzina ristrutturata di 3000mq in via Miramare 15, inugura la casa dei compiti, con l’obiettivo di fare rete con le scuole per invertire la tendenza e dare uno spazio alle forze del terzo settore in campo in questo territorio per contrastare le povertà educative», aggiunge Galeffi. Nel Municipio 2 infatti i Neet - giovani che non lavorano, ma non studiano - sono pari al 17,2%, nel Municipio 9 18,2%, tra i più alti di Milano: si parte da questo per intercettare i ragazzi. L’obiettivo della Piazza è proprio quello di iniziare con le attività educative che arriveranno a coinvolgere almeno 1.000 persone.

La Piazza come presente e futuro dell’integrazione

Già oggi sono alcune decine le ragazze e ragazzi che hanno iniziato a vivere gli spazi della nuova Piazza dei Mestieri di Milano: tra i giovani in divisa da cameriere che servono i caffè nel bar che dall’inaugurazione sarà aperto alla cittadina, lavora anche Janina che viene dallo Sri Lanka: «Per me la Pazza dei Mestieri è già una famiglia che mi supporta e mi ha fatto conoscere tanti giovani come me. Siamo una comunità che si rafforza giorno dopo giorno. Qui sto scoprendo anche la passione per il lavoro che faccio, la barista. Sono riuscita anche a superare la mia timidezza per non sapere perfettamente l’italiano, e sto lavorando anche su questo aspetto».

In questi giorni, alcuni ragazzi stanno allestendo un teatro di posa e fanno la post-produzione dentro la Piazza, ma se si procede nei corridoi e nei piani superiori si sente il suono sordo e ovattato dei phon. Qui Maya, 23 anni, nata in Mozambico e in Italia da quando ne ha otto, sta imparando come si fa una piega-mossa ai capelli, mentre altri suoi colleghi acquisiscono le tecniche base per la manicure: «Non pensavo di poter chiamare casa un altro posto rispetto a dove sono nata e cresciuta. Anche a distanza di anni in città, nel quartiere, a scuola ho sempre sentito di essere fuori posto. Ora mi sembra di aver trovare un percorso di vita e lavorativo che mi incuriosisce e che spero dalla Piazza mi porti a lavorare in un grande salone». Ecco come funziona nelle parole - e nei fatti - dei protagonisti, il sistema duale di formazione e avviamento al lavoro con cui opererà la Piazza dei Mestieri.

La Piazza è anche un Job Center aperto al quartiere

Quelli di Maya e Janina sono alcuni dei 12 percorsi formativi che coinvolgeranno 260 giovani quest’anno, che diventeranno 400 nel 2023: «I ragazzi sono l’obiettivo primario, ma il parallelo e in modo più silenzioso della dispersione scolastica è in atto la disperazione lavorativa - spiega Paolo Galeffi -, puntiamo a intercettare anche queste persone nella Piazza dei Mestieri, ri-professionalizzandoli per il mondo del lavoro di oggi e di domani». Anche per questo il Job Center sarà aperto a tutto il territorio.

In questa piazza prendo il via anche attività di integrazione per stranieri - che sono il cinquanta per cento della popolazione del quartiere, precisa Galeffi - con percorsi di lingua e laboratori previsti per 50 ragazzi. Senza dimenticare le attività produttive legate alla gestione del bar e del circolo ristorativo «che aprirà al pubblico entro l’anno», specifica Odifreddi, che aggiunge: «Nelle altre Piazze produciamo birra e cioccolato che saranno commercializzati al bar e al ristorante. La Piazza è un’impresa sociale che deve essere scelta prima per la sua qualità e solo poi per il progetto sociale. Solo così siamo certi che quest’ultimo sta funzionando».

Un modello replicabile

Spazi e attività ricalcano quelli delle Piazze dei Mestieri già aperte a Torino e Catania, che, nel solo 2021, hanno coinvolto oltre 5.000 giovani. La Piazza dei Mestieri è infatti un modello replicabile, che si adatta ai singoli territori, ed è un'esperienza gemellata con realtà di Belo Horizonte, Caracas, e presto anche con Los Angeles. «È un modello che funziona anche per lo sport, qui i giovani allenatori lombardi, grazie alle collaborazioni con le fondazioni di Inter e Milan, si formeranno in estate. Lo faranno sui campi della parrocchia qui vicina, e questi ragazzi, insieme ai giovani della Piazza e del quartiere affronteranno i temi dell’educazione alla salute e del contrasto alle povertà alimentari», spiega Dario Odifreddi, presidente della Piazza dei Mestieri.

Questo è un modello che vuole generare una rete capace di rispondere alla complessità dei bisogni dei giovani e che, a Milano, vede già il coinvolgimento di realtà come ITA2030, la Fondazione Archè, l'Associazione Operitage, il mondo dello sport, le imprese e le parrocchie limitrofe. Un modello attuabile anche grazie al sostegno di Intesa Sanpaolo, che per voce del responsabile delle Direzione Impact Andrea Lecce ha detto: «Da anni siamo al fianco di Piazza dei Mestieri perché condividiamo il loro impegno concreto nell’offrire ai giovani un percorso educativo volto non solo all’inserimento nel mondo del lavoro, ma anche di consapevolezza e crescita civica».

Il progetto è sostenuto anche da Enel Cuore Onlus, il cui presidente Michele Crisostomo ha lodato «la Piazza come luogo di aggregazione nato per accogliere giovani e persone in difficoltà, per far sì che nessuno rimanga indietro. Si tratta di un progetto che, in un’ottica inclusiva, valorizza le capacità e il talento delle persone accompagnandole in un percorso di crescita personale e professionale».

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