Andrea Costa Ph Francesca Mazzara
Solidarietà alla sbarra

Costa (Boabab) assolto: non fu favoreggiamento di clandestini

3 Maggio Mag 2022 1825 03 maggio 2022
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Il fondatore del centro di accoglienza scagionato oggi a Roma dal giudice per le udienze preliminari. Le attività di aiuto umanitario, iniziate nel 2005, erano finite sotto accusa e rischiava dai sei ai 18 anni di carcere. Lo scontro con Matteo Salvini, ministro dell'Interno. "Sui social auguravano lo stupro delle mie figlie"

La solidarietà non è reato. All’etica sopraggiunge ora anche la sentenza definitiva che mette un punto alla gogna mediatica di Andrea Costa, fondatore del Baobab Experience di Roma, su cui dal 2016 pendeva l’accusa di favoreggiamento di immigrazione clandestina, per cui ha rischiato dai 6 ai 18 anni di pena con rito abbreviato (nella foto di Francesca Mazzara, per gentile concessione, la gioia dopo la sentenza, ndr).

È di oggi però la sentenza del giudice per l’udienza preliminare di Roma che assolve Costa da ogni capo d’imputazione e decreta l’innocenza di tutti i volontari che dal 2005 collaborano al presidio umanitario e avrebbero partecipato ai fatti.

Il Baobab Experience offre da allora supporto e assistenza legale ai migranti e nel 2016 era nel pieno della sua missione, nel tentativo di sostenere 8 sudanesi e 1 cittadino del Ciad a raggiungere l’hub della croce rossa a Ventimiglia, aiutandoli ad acquistare i biglietti del bus per il viaggio.

Un gesto che se per gli attivisti dei diritti umani è intrinseco al ruolo, non lo era invece in un periodo in cui si parlava di “taxi del mare” e trafficanti di esseri umani. “Ancora non realizzo quello che mi è successo, c’è stato un momento in cui ho temuto non trionfasse la giustizia”, racconta Costa, tornando indietro con la memoria a quei giorni, “dal 2017-2018 sono stato risucchiato dall’astro di Matteo Salvini e da tutta la sua portata tossica sull’immigrazione”.

All’indice del Governo di quello che, nel 2018, sarebbe diventato il giallo-verde allora c’era anche il Baobab, ma oggi la narrazione è cambiata, soprattutto in un momento in cui l’Italia riscopre l’accoglienza dei profughi ucraini e il significato di solidarietà. “Allora l’antimafia aveva cominciato le indagini a mio carico, ma andando avanti ha dovuto constatare che non c’era materia né per reato né per associazioni a delinquere”, spiega Andrea Costa, nonostante l’impostazione degli investigatori intendesse dimostrare reato a suo carico.

“Per anni ho subito lunghi pedinamenti e intercettazioni, abbiamo collezionato ogni genere di piccole denunce: dal fatto di aver aiutato i migranti a non mostrare i documenti alle Forze dell’ordine, fino alla resistenza al pubblico ufficiale”.

Migranti per strada a Roma, dopo lo sgombero del Baobab nel 2018

Senza contare, poi, le ripercussioni sui famigliari. “A ogni mia apparizione televisiva sull’immigrazione seguivano minacce su minacce via social, soprattutto via profili fake alimentati dalle dichiarazioni di Salvini ma anche dalla 'controinformazione' di alcuni giornali”, commenta il portavoce del Baobab. Il culmine dell’escalation è stata raggiunto con l'uccisione della 16enne Desirée Mariottini, nel 2018, a San Lorenzo, per mano di quattro immigrati africani, a pochi chilometri da dove sorge il Baobab Experience. “Molte persone si si scagliarono contro i migranti ospitati dal centro e sotto le mie foto trovai diverse minacce di stupro alle mie figlie. Non è stato facile sopportare tutto questo”, conclude Costa.

Solidarietà senza confini: dai marciapiedi di Roma all'Ucraina

Nonostante il clima e le difficoltà di questi anni, il Baobab non ha mai smesso di aiutare le fasce più fragili della popolazione: non solo migranti e richiedenti asilo, durante il lockdown il centro è stato un punto di riferimento per tantissimi senza fissa dimora, interagendo con la croce rossa e fornendo prima assistenza sanitaria durante la pandemia. Un contributo che non è passato inosservato. “Oggi abbiamo dimostrato che il lavoro fatto con i profughi nel 2016 era sacrosanto, che avevamo diritto al farlo e non operavamo fuori dalla legge, così come 3 settimane fa quando siamo andati in Ucraina a prendere donne e bambini per trarli in salvo” – spiega Andrea Costa – “Sono provato emotivamente dalla tensione degli ultimi giorni, ma questa situazione non inciderà sulle nostre motivazioni: siamo più convinti di prima e affronteremo questo momento storico rendendoci utili dove c’è più bisogno. A Tiburtina e sui marciapiedi di Roma, in Romania, in Moldavia e alle frontiere, dove ogni giorno costruiamo progetti con uomini, donne e bambini che hanno bisogno. Quello di oggi non sarà certamente il primo processo da affrontare, ma per ora voglio godermi la certezza che non si può in alcun modo criminalizzare la solidarietà”.

La foto qui sopra è di Danilo Balducci/Ag.Sintesi