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Dalla pandemia alla guerra, l’Europa sotto scacco hacker?

25 Maggio Mag 2022 1100 25 maggio 2022

Dal 2020 gli attacchi hacker ai danni di settori chiave delle istituzioni europee sono raddoppiati. Una situazione che potrebbe aggravarsi con il conflitto in corso in Ucraina

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Dal 2020 gli attacchi hacker ai danni di settori chiave delle istituzioni europee sono raddoppiati. Una situazione che potrebbe aggravarsi con il conflitto in corso in Ucraina

Durante la pandemia la vita delle persone ha subito un ulteriore – e massiccio – spostamento verso la sfera digitale. Un fenomeno che ha portato vantaggi importanti: ad esempio, oggi ricevere una impegnativa per un accertamento diagnostico o una prescrizione di farmaci sul cellulare o sull’indirizzo mail, da parte del proprio medico di famiglia, sta diventando normale. Il rovescio della medaglia è che siamo sempre più esposti al moltiplicarsi di attacchi hacker: «Da quel momento si è registrato un aumento delle violazioni della sicurezza nelle istituzioni comunitarie europee», spiega il professor Andrea Rossetti, docente di Informatica e logica giuridica dell’Università di Milano Bicocca. I cyber attacchi contro i settori chiave dell’Unione europea sono aumentati significativamente rispetto al 2019. «Anche se l’UE si sta impegnando per garantire miglioramenti strutturali, la situazione dell’Ucraina minaccia di intensificare la guerra cibernetica».

Cresce il numero di attacchi informatici

A maggio 2020 in Irlanda un gruppo di criminali informatici, con sede a San Pietroburgo, che si fa chiamare Wizard Spider, ha portato avanti un attacco informatico ai danni del servizio sanitario nazionale dell’isola. Il gruppo chiedeva il pagamento di una somma pari a 14 milioni di sterline (circa 17 milioni di euro) per fermare l’aggressione. In risposta, le autorità irlandesi hanno opposto resistenza, cosa che ha portato i criminali a spostare gli appuntamenti dei pazienti – con il sistema sanitario che in piena pandemia è dovuto tornare in versione analogica, abbandonando il digitale per mesi – e a rilasciare informazioni riservate dalle cartelle cliniche di 520 pazienti. Il tutto ha inoltre causato una perdita, quantificabile in termini economici, pari a circa 100 milioni di euro.

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