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Deglobalizzazione o nuova globalizzazione?

10 Giugno Giu 2022 1818 10 giugno 2022

La globalizzazione, per come la conosciamo, è destinata a cambiare. Si parla di deglobalizzazione, un fenomeno di fatto non diverso dal precedente, ma che presenta mutazioni nelle supply chain, le catene di approvvigionamento delle materie prime

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Deglobalizzazione
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La globalizzazione, per come la conosciamo, è destinata a cambiare. Si parla di deglobalizzazione, un fenomeno di fatto non diverso dal precedente, ma che presenta mutazioni nelle supply chain, le catene di approvvigionamento delle materie prime

La pandemia da Covid-19, le gravi interruzioni del trasporto marittimo – come il caso della nave Ever given incagliata nel canale si Suez o le porta container ferme per la guerra in Ucraina -, la rinascita dei nazionalismi populisti e le crescenti tensioni tra la Cina e tutti i suoi principali partner commerciali, hanno portato gli esperti a proclamare la morte della globalizzazione. Tuttavia, quello che si prospetta non è un mondo meno globalizzato.

L’avvento del Coronavirus ha dimostrato più di altri eventi la fragilità delle catene globali di approvvigionamento delle materie prime e ha impresso una sostanziale accelerata al cosiddetto trend di “deglobalizzazione”, termine che tecnicamente significa “superamento della globalizzazione attraverso l’incentivazione dei mercati locali”.

Deglobalizzazione, una slowbalisation

La deglobalizzazione quindi non deve essere intesa come qualcosa di estremo, una deflagrazione della globalizzazione che da 40 anni caratterizza l’economia mondiale, bensì come quella che l’Economist ha definito slowbalisation, ovvero un rallentamento nelle tendenze di integrazione economico-finanziaria tra Paesi.

Invece che ritirarsi, la globalizzazione sta assumendo una forma per larghi tratti sconosciuta anche agli analisti.

«In poco più di tre decenni, milioni di famiglie in tutto il mondo hanno potuto acquistare per la prima volta automobili e televisori, vestiti e condizionatori. Molti di questi beni di consumo vengono prodotti principalmente da fabbriche dalla manodopera a “basso costo” nei Paesi dell’Asia che però ricorrono a risorse (materie prime) provenienti da altri Paesi: questo è il tipo di attività a cui si pensa quando si parla di “globalizzazione”. Poiché la produzione si è spostata da Europa, Nord America e Giappone a Cina, Vietnam e Indonesia, i prezzi di molti beni di consumo sono oggi più bassi di quanto non fossero all’inizio del secolo», ha spiegato Mohamed EL-Erian, presidente del Queen’s College di Londra, che ha tenuto al Fondo Monetario Internazionale una conferenza dal titolo “Navigating the New Normal in Industrial Countries“.

A decretare l’inizio della deglobalizzazione è quindi la scomparsa di queste tendenze che hanno sostenuto la globalizzazione. Nel Nord America, in Europa e in Asia, le popolazioni stanno crescendo lentamente – o decrescendo – e invecchiando rapidamente. In quasi tutti i Paesi a reddito medio e alto si formano meno famiglie nuove e quelle più anziane comprano di meno beni e sono più inclini a spendere in viaggi e vacanze.

L'articolo completo su Morning Future.

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