Parlamento

5 per mille: il testo Rufa non va in Aula, ma la maggioranza non sa cosa fare

17 Giugno Giu 2022 1249 17 giugno 2022

La proposta di legge dopo lo stop in commissione sarà congelata per almeno due settimane. Quello che succederà dopo non è dato sapersi. Nella maggioranza ci sono tre posizioni diverse: la Lega favorevole all'azzoppamento del 5 per mille; Italia Viva, Forza italia e 5 Stelle propensi alla soppressione; nel mezzo il Pd che cerca una mediazione su un emendamento che comunque aprirebbe crepe profonde su una norma utilizzata ogni anno da 16 milioni di contribuenti

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Camera Da Flickr Camera
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La proposta di legge dopo lo stop in commissione sarà congelata per almeno due settimane. Quello che succederà dopo non è dato sapersi. Nella maggioranza ci sono tre posizioni diverse: la Lega favorevole all'azzoppamento del 5 per mille; Italia Viva, Forza italia e 5 Stelle propensi alla soppressione; nel mezzo il Pd che cerca una mediazione su un emendamento che comunque aprirebbe crepe profonde su una norma utilizzata ogni anno da 16 milioni di contribuenti

La Discussione sulle linee generali della proposta di legge n. 3157 (ddl Rufa: modifiche alla disciplina dell'istituto del cinque per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, di cui al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 111 approvata in un testo unificato dal Senato), inizialmente prevista in Aula alla camera dei deputati a partire da lunedì 20 luglio non avrà luogo. Per lo meno nelle prossime due settimane. Lo stop alla discussione in Commissione successiva alla mobilitazione promossa da Vita e dal mondo del Terzo settore contro una norma che non ha alcuna base di senso e drenerebbe importanti risorse a una norma come il 5 per mille utilizzata ogni anno da oltre 16 milioni di contribuenti italiani, ha quindi evitato che l’imposcata programmata per settimana prossima. Cosa succederà dopo? Per ora non vi è alcuna certezza.

Il testo del senatore leghista Gianfranco Rufa è infatti già stato approvato a palazzo Madama e avendo la forma della proposta di legge, non scade (come invece accade per i decreti leggi non convertiti). Senza una emendamento soppressivo quindi sulla testa del Terzo settore e degli enti presenti negli elenchi del 5 per mille rimarrà una affilatissima spada di Damocle. Per certi versi simile a quella dell’Iva sulle non profit, approvata e poi sospesa, ma mai cancellata.

Di fronte a questo quadro come si pongono le forze politiche dopo l’improvvido via libera dato dal Senato. Nella maggioranza che sostiene il Governo Draghi le posizioni sono diversificate.

  • La Lega di Salvini è naturalmente favorevole alla norma essendosela intestata.
  • Sono per la soppressione Italia Viva, che con il deputato Mauro Del Barba ha presentato un emendamento in questo senso e Forza Italia, come ha confermato il deputato Antonio Palmieri. Si è detto per il colpo di spugna anche il Movimento 5 Stelle Steni Di Piazza.
  • Il Pd ha invece presentato due emendamenti. Nessuno dei due prevede la soppressione. In particolare i democratici puntano su quello che aumenta i fondi di 25 mln chiarendo che quella è la cifra massima che può andare al sostegno dei familiari delle forze dell’ordine. Una soluzione apparentemente salomonica, ma che di fatto costituirebbe un pericolosissimo precedente in grado di minare le fondamenta del 5 per mille. Perché molto più semplicemente non approvare una norma ad hoc per le finalità previste da Rufa con una copertura da 25 milioni?
  • Infine Fratelli d’Italia. L’opposizione storicamente e culturalmente molto vicina alle Forze dell’Ordine ufficialmente tace e attende alla finestra: la palla è nel campo della maggioranza, spetta a loro scegliere cosa fare, fanno sapere in via informale.

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