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Rapporto sussidiarietà 2022: l’esperienza di volontariato fa bene a chi la fa

23 Giugno Giu 2022 1258 23 giugno 2022

Indagine statistica condotta dalla Fondazione per la sussidiarietà sui protagonisti di quattro casi esemplari di sussidiarietà: in ambito socio-sanitario (Fondazione don Gnocchi), dell’inclusione sociale (Progetto Arca), dell’educazione e prevenzione dell’abbandono scolastico (Portofranco), del contrasto alla povertà alimentare (Banchi di Solidarietà)

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Foto Volontari Servizio civile
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Indagine statistica condotta dalla Fondazione per la sussidiarietà sui protagonisti di quattro casi esemplari di sussidiarietà: in ambito socio-sanitario (Fondazione don Gnocchi), dell’inclusione sociale (Progetto Arca), dell’educazione e prevenzione dell’abbandono scolastico (Portofranco), del contrasto alla povertà alimentare (Banchi di Solidarietà)

“Sostenibilità, benessere e sussidiarietà: relazioni e indicatori di sintesi” è il titolo di ampio capitolo curato da Marco Fattore e Giorgio Vittadini del Rapporto sulla sussidiarietà 2022, in pubblicazione on line a luglio. In esso si analizzano in particolare quattro realtà del Terzo settore scelte come casi paradigmatici di cultura sussidiaria. Sono: l’Associazione Portofranco (educazione e aiuto allo studio), la Federazione nazionale Banchi di Solidarietà (contrasto alla povertà), la Fondazione Progetto Arca (inclusione sociale) e la Fondazione Don Gnocchi (salute e assistenza sanitaria).
Ne diamo qui qualche cenno di anticipazione, rimandando naturalmente alla pubblicazione, in luglio, della ricerca completa con tutti i dati dettagliati.

Chi sono i volontari, quali le loro motivazioni, quali gli effetti su loro stessi dell’esperienza che compiono?

Lo studio di Fattori analizza la dimensione personale attraverso una rilevazione statistica sui volontari che operano con i Banchi di Solidarietà e con Portofranco, per indagare su tre aspetti principali: le attitudini relazionali dei volontari, le motivazioni che li hanno spinti e li spingono a prestare la propria opera e l’impatto che l’esperienza di volontariato ha su loro stessi.

LE MOTIVAZIONI DEI VOLONTARI

Per quanto riguarda questo aspetto, sia nel caso dei Banchi di Solidarietà che di Portofranco, le risposte dei volontari siano concentrate principalmente sull’esigenza di sentirsi utile (34% abbastanza, 30% molto, 8,1% del tutto. Totale oltre il 72%). Su questa esigenza il bisogno delle opere può aver fatto leva (in tutto oltre il 50%). Meno rilevante come motivazione (poco o nulla per il 68%) le disponibilità di tempo libero.

I volontari sono consapevoli dell’importanza del problema in cui sono coinvolti, desiderano aiutare chi ha bisogno e, soprattutto, sentono loro stessi il bisogno per sé di questa esperienza (un punto, questo, che le testimonianze che si potranno leggere nella parte finale del capitolo in questione, faranno emergere con chiarezza, ndr). Ed è particolarmente interessante che quest’ultima motivazione sia quella su cui l’accordo dei volontari è quasi universale: sia nel caso dei volontari dei Banchi di Solidarietà che per quelli di Portofranco, coloro che dichiarano di essere almeno abbastanza d’accordo su questo aspetto sono più del 95%.

Lo studio quindi documenta che l’esperienza di volontariato educa chi la compie e le realtà che ne danno la possibilità rappresentano delle vere e proprie agenzie educative, orientate alla sostenibilità sociale.

L’IMPATTO DELL’ESPERIENZA SUI VOLONTARI

Uno degli aspetti più interessanti, che emerge sistematicamente dai dati e dalle testimonianze dirette di chi presta la propria opera come volontario, è l’effetto di cambiamento che l’esperienza di volontariato ha su sé stessi. La relazionalità non è infatti “monodirezionale”, ma struttura un’esperienza che cambia anche chi esercita l’azione volontaria perché, come abbiamo detto, fa scoprire l’altro e, attraverso questo, fa scoprire sé stessi. E questo si traduce in un incremento del capitale relazionale, e quindi dello sviluppo sociale. La stragrande maggioranza dei rispondenti dichiara che l’esperienza di volontariato ha incrementato la propria sensibilità verso il bisogno e verso le difficoltà degli altri, cambiando anche il modo di vivere la propria quotidianità e aumentando il desiderio di condividere le proprie esperienze.

Ed è interessante osservare che questa dinamica si rintraccia tipicamente nelle realtà del Terzo Settore, come per esempio raccontano anche i bilanci sociali di Arca, che registrano come l’impatto sui volontari riguardi principalmente la loro sensibilizzazione e la loro consapevolezza, con un aumento della motivazione e del coinvolgimento nella mission dell’organizzazione.

Fondazione Arca, in maniera autonoma, ha svolto un’indagine analoga sui propri assistiti, per valutare, tra gli altri aspetti, l’impatto che l’assistenza offerta ha sullo sviluppo personale, sul benessere psicosociale e sulle relazioni con gli altri, ottenendo risultati che confermano la dinamica di ripartenza che abbiamo rintracciato nell’esperienze dei Banchi di Solidarietà e di Portofranco. C’è dunque un tratto distintivo che fa delle esperienze sussidiarie leve privilegiate di bene comune e sostenibilità sociale: la capacità di entrare in relazione profonda con gli assistiti, facendo della risposta al bisogno concreto il punto di ingaggio di una ripresa strutturale della persona.

Tutti i dettagli e molte altre informazioni nel Rapporto “Sussidiarietà e... sviluppo sociale” in uscita a luglio.

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