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Gli startupper? Li trovi al bistrot. Così il DumBo incuba relazioni

24 Giugno Giu 2022 1058 24 giugno 2022
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Al Distretto urbano multifunzionale di Bologna-DumBo, spazio di rigenerazione in una popolosa periferia, si incontrano creatività, lavoro e cittadini

Sono le nove del mattino e nel bar di DumBo c’è un via vai di persone che fanno colazione. Siamo in via Casarini 19, nel Distretto urbano multifunzionale di Bologna (DumBo), uno spazio di rigenerazione urbana, accogliente e colorato, dove i cittadini si trovano per lavorare, studiare, ascoltare musica, praticare sport…
Il quartiere è quello di Porto-Saragozza, il più popoloso della città, dove il 12% degli abitanti è di origine straniera.
L’impresa sociale Open Group (opengroup.eu), nel 2019, si è aggiudicata con un bando, per quattro anni, la gestione dell’area: 40mila metri quadrati dell’ex scalo merci Ravone, di proprietà di Fs Sistemi Urbani.

«Abbiamo voluto creare un luogo dove associazioni, imprese e cittadini convivono e collaborano», spiega Anna Rita Cuppini, direttrice generale di Open Group, premiata all’interno del progetto Imprese Vincenti 2021 di Intesa Sanpaolo (nella tappa dedicata alle imprese sociali).
«Capannoni e aree aperte sono destinate a lavoro, cultura, arte e sport. Il desiderio non è solo quello di rigenerare un luogo, ma di renderlo vivo per la comunità. Il nostro cancello è sempre aperto, dalle otto fino a mezzanotte e oltre. Abbiamo un coworking, dove lavorano una ventina di studi creativi e startup, un bistrot, un’area destinata a spettacoli. E, ancora, organizziamo attività sportive, laboratori, mostre, ospitiamo uno store che vende e trasforma alimenti a chilometro zero, stiamo costruendo un giardino con i giochi per i più piccoli».

Roberta Cristofori, giornalista che lavora nel coworking, mentre registra un podcast

Foto: Diletta Grella

Nel segno del neomutualismo
Chiara Faini
è la coordinatrice dei progetti culturali della Fondazione per l’Innovazione Urbana, un centro di analisi e sperimentazione delle trasformazioni urbane, fondato dal Comune di Bologna e dall’Università di Bologna.«Il nostro lavoro si inserisce in una prospettiva ampia delle politiche urbane, nella visione di Bologna Città della Conoscenza, che pone le basi per la creazione di un ecosistema in cui scienza, sapere e innovazione diventano vettore di cambiamento del tessuto cittadino», racconta.
«A DumBo la nostra azione è quella di favorire lo sviluppo di una comunità fatta di studenti, lavoratori, abitanti del quartiere, creativi, che si contaminano a vicenda», prosegue, «lavoriamo per connettere la rigenerazione dello spazio con i bisogni della città e per creare nuovi spazi e servizi, in un’ottica orientata al neomutualismo e all’economia collaborativa. Non a caso ci troviamo in un’area urbana caratterizzata da fragilità sociali importanti: c’è necessità di spazi aperti, di aggregazione, di stimoli».

DumBO è uno spazio di rigenerazione urbana a Bologna. L’area occupa circa 40mila metri quadrati dell’ex scalo merci Ravone. Capannoni e aree aperte, in via Casarini 19, destinati a lavoro, cultura, arte, sociale, musica e sport.

Calogero Passarello, fisico atletico e cappellino rosso calato sulle tempie, sta facendo una dimostrazione di parkour: salta da gradini di varie altezze con l’abilità e la grazia del professionista. Calogero, per tutti Lillo, è il presidente di Eden Park Zone, l’associazione che a DumBo organizza attività sportive underground e circensi: dal parkour allo skateboard, dalla pole dance ai tessuti aerei. «Questi corsi attraggono persone eterogenee, che però all’interno del gruppo riescono a integrarsi e di questo vado orgoglioso».

Lavoro e connessioni umane
Perché DumBo vuole essere innanzitutto un luogo di relazioni. Come spiega anche Roberta Cristofori, giornalista di Melting Pod, un progetto di comunicazione che realizza podcast e che ha sede nel coworking. «Per me questo posto assume un valore ancora più importante, dopo l’isolamento a cui ci ha costretti il Covid», spiega, «qui ogni giorno posso confrontarmi con altri lavoratori, giovani professionisti del mondo della cultura e della comunicazione. Da questo confronto nascono progetti e collaborazioni. Quando finiamo di lavorare, possiamo bere qualcosa o ascoltare un concerto. Per me è un centro di rapporti umani e connessioni, oltre che di lavoro».
Centomila, nel 2021, le persone che, nonostante la pandemia, hanno partecipato agli eventi di DumBo e i ricavi ammontano a circa 1,5 milioni di euro. Per la riqualificazione dell’area Open Group ha investito un milione.

Il nostro Social Factor
L’innovazione sociale fa parte del dna di DumBo», spiega Anna Rita Cuppini, direttrice generale di Open Group. «Abbiamo creato questo spazio proprio con l’obiettivo di rigenerare un luogo che rispondesse ai nuovi bisogni delle persone». «Qui stiamo dando vita a un modello di città, basato sui valori della comunità militante e della partecipazione» prosegue Chiara Faini, responsabile dei progetti culturali della Fondazione per l’Innovazione Urbana. «DumBo è l’espressione di un nuovo modo di stare insieme e di lavorare. Un polo dedicato allo sviluppo dell’industria culturale e creativa, dove si attivano processi importanti, come la commistione tra il mondo degli studenti e quello dell’incubazione di nuove imprese. E non è un caso che tutto questo accada a Bologna, città universitaria ricca di centri di ricerca: DumBo vuole essere un esempio di valorizzazione di questo bagaglio di conoscenze».
Info: DumBo via Camillo Casarini 19 - Bologna - info@dumbospace.it - www.dumbospace.it


Nella foto di apertura, il bar di DumBo, punto di ritrovo per le decine di persone che operano all’interno dello spazio, aperto però anche agli esterni.

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