Integrazione sociale

Le ragazze del Borgo Vecchio rivendicano spazi di socialità

6 Luglio Lug 2022 0917 06 luglio 2022

“Fateci Spazio” è lo slogan che campeggia negli adesivi con i quali le giovani adolescenti del Borgo Vecchio, quartiere popolare di Palermo, stanno tappezzando la città per denunciare la mancanza di spazi di prossimità utili alla loro crescita personale

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Le Giovani Donne Del Borgo Vecchio
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“Fateci Spazio” è lo slogan che campeggia negli adesivi con i quali le giovani adolescenti del Borgo Vecchio, quartiere popolare di Palermo, stanno tappezzando la città per denunciare la mancanza di spazi di prossimità utili alla loro crescita personale

Sono soprattutto le giovani donne e le adolescenti del Borgo Vecchio a pagare il prezzo più alto di una disattenzione istituzionale che si esprime attraverso la mancanza di spazi destinati all'incontro, al supporto, allo studio e alla formazione.

Luoghi che in effetti fisicamente ci sarebbero, ma che sono il risultato di un abbandono e del degrado al quale l’incuria e l’indifferenza li ha condannati. Esempi emblematici di una situazione n cui la totalità di ragazzi e ragazze abbandona la scuola non appena consegue la la terza media, non avendo alcuna possibilità di accedere a un mondo del lavoro che ne tuteli dignità e diritti. La “fuitina”, poi, è una delle pochissime prospettive di affermazione personale

Ecco, dunque, l’asilo Parisi con le porte e le finestre murate; la scuola Serpotta, in gran parte inagibile da oltre vent’anni; il centro React, sigillato da più di un anno. Per non parlare della parrocchia che non dialoga con buona parte del territorio. Borgo Vecchio, ancora più che in passato, oggi rimane un ammasso di cemento, lamiere e onduline di eternit.

Una realtà nella quale è intervenuto il progetto “Women in action”, grazie al quale le ragazze hanno trovato il coraggio di levare alta la loro voce, decidendo di tappezzare il quartiere e la città di adesivi con su scritto “FATECI SPAZIO” denunciando in tal modola mancanza di spazi di prossimità liberi e gratuiti che diventino spazi di crescita personale. Inoltre, insieme all’équipe di operatrici di "Per Esempio Onlus", alle 17 del 7 luglio, in via Corselli a Molo 10, nel cuore del Borgo, saranno le protagoniste di un'assemblea popolare pubblica in strada per discutere del problema insieme a chi sa cosa vuol dire dare spazio sociale alle persone e soprattutto alle donne che Ora grazie abitano un quartiere difficile.

Un progetto, “Women in action” promosso da "Per Esempio Onlus" e sostenuto economicamente da Alliance for Gender Equality in Europe, organizzazione internazionale che sostiene piccole realtà associative che si occupano di empowerment di genere, grazie al supporto di sponsor di rilievo tra cui Chanel e L’Oréal Paris. Da gennaio sta seguendo il processo di crescita e autodeterminazione di 10 ragazze e giovani donne del Borgo Vecchio di età compresa tra i 14 e i 30 anni, attraverso percorsi di accompagnamento psicologico e gruppi di parola, di studio assistito, laboratori di espressione corporea, di narrazione che utilizzano strumenti come la fotografia, i video e la scrittura, mettendo in campo percorsi di orientamento al lavoro e tirocini retribuiti.

Non è, però, tutto perchè, affinché progetti di questo tipo mantengano il loro impatto nel tempo, è necessario un presidio costante sul territorio, sono necessari investimenti a lungo termine.

«In dieci anni di lavoro al Borgo Vecchio, quindi dal 2012 in poi - spiega Martina Riina, project manager di "Per Esempio Onlus" e coordinatrice del progetto -, abbiamo rivalorizzato diversi spazi del quartiere che si trovavano in stato di abbandono grazie alla collaborazione delle famiglie, degli esercenti, delle altre associazioni e di realtà come noi, che si sono sempre battute per rivendicare spazi destinati alla socialità, alla formazione, allo sport, allo studio e al supporto di vario tipo, da quello sociale a quello sanitario. Primo tra tutti il campetto di calcio, all’inizio piattaforma di cemento da tutti conosciuta come il “capannone”. Tra questo, la scuola, la parrocchia, il centro "Anomalia" e la struttura educativa, attivando un’interlocuzione reale con le istituzioni, si stava creando un piccolo polo di quella che si definisce “comunità educante”. Poi, però, questo processo si è interrotto. La riapertura dell’asilo Parisi, abbandonato dal 2012, è stato uno degli obiettivi principali di questo dialogo costante che si è rivelato un buco nell’acqua e con il quale speravamo di riavere un asilo nido in un quartiere in cui ogni famiglia ha in media tre bambini, creando anche uno spazio da destinare alle mamme, agli adulti e agli adolescenti. Il tutto sempre in un’ottica di centro polifunzionale del quartiere».

La mancanza di spazi determina un altro problema che è quello degli spostamenti perché oggi le ragazze che stanno partecipando al progetto devono raggiungere il quartiere dell’Albergheria, nel pieno centro storico, per seguire le attività. Il fatto che questo depotenzi i benefici del percorso lo sottolinea una residente del quartiere che opera nel progetto come facilitatrice territoriale.

«Come mamma di questo quartiere - dice Rita D'Amico -, insieme alle altre mamme, ho sempre lamentato la mancanza di spazi a Borgo Vecchio. Per meglio dire, di spazi ce ne sarebbero, ma vengono negati sia dalla scuola sia dalla chiesa». A darle forza Martina Messina, 18 anni e madre di una bambina di un anno, che, grazie al progetto, ha iniziato a lavorare per "AltroVerso", società che si occupa di servizi di lavanderia e pulizia per le strutture ricettive, e che sogna nel suo quartiere uno spazio verde con l’altalena e le panchine, uno spazio per seguire i laboratori e conservare i libri e i disegni dei bambini.

«Con l’assemblea popolare del 7 luglio - aggiunge la Riina - proveremo a capire con le persone invitate che cosa è successo e come rilanciare un’attenzione concreta, perché non ci si può permettere di parlare di questioni come la dispersione scolastica, la violenza di genere, la criminalità, lo spaccio, l’analfabetismo, il lavoro nero se non si danno gli strumenti alle persone, se non si interviene con la garanzia dei diritti, come avere un luogo sano destinato all’apprendimento, dove la gente possa incontrarsi e parlare, dove si possano sviluppare le idee e curare le ferite sociali».

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