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Legalità

Minacce, incendi, proiettili. Sindaci e amministratori ancora sotto tiro

8 Luglio Lug 2022 0930 08 luglio 2022
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Avviso Pubblico ha presentato l’XI° rapporto “Amministratori sotto Tiro”. Nel 2021 sono stati registrati 438 atti intimidatori, di minaccia e violenza contro sindaci, assessori, consiglieri comunali e municipali, amministratori regionali, dipendenti della Pubblica amministrazione. Un fenomeno radicato e presente in tutta Italia, condizionato lo scorso anno anche dal covid

Aveva fatto ritorno alla sua autovettura dopo aver lavorato in Comune, quando ha trovato, all’altezza dello sportello lato guidatore, 40 bossoli di pistola già esplosi. Per Mario Ientile, segretario generale del Comune di Careri, in provincia di Reggio Calabria, si trattava della seconda intimidazione a distanza di sei mesi dopo il danneggiamento della sua autovettura. “Sei nel mirino perché il livello che hai non ti spetta… non sei nulla!”. E’ questa la frase che il sindaco di Pistoia, Alessandro Tomasi, aveva trovato nel biglietto contenuto nella busta che gli era stata recapitata. Dentro c'era anche una lama. Il testo, scritto a caratteri cubitali, non era firmato. A distanza di 24 ore altre due missive vennero recapitate ad altrettanti dipendenti comunali. Due giorni dopo una quarta lettera aveva per destinatario un dipendente dell’ufficio tecnico dell’area urbanistica. A tutti era stato riservato lo stesso, identico trattamento e contenuto. Quelle descritte sono solo due delle storie che fotografano i 438 atti intimidatori, di minaccia e violenza rivolti nel corso dell’anno 2021 contro sindaci, assessori, consiglieri comunali e municipali, amministratori regionali, dipendenti della Pubblica amministrazione, registrati da Avviso Pubblico in tutto il Paese nel report “Amministratori sotto Tiro”.

Giunto all’undicesima edizione, il dossier racconta ancora una volta che, seppur rispetto allo scorso anno si registra una leggera flessione degli attacchi ai danni degli amministratori (-6% rispetto al 2020, quando furono 465), amministrare la cosa pubblica in Italia, oltre ad essere un impegno particolare difficile, sta diventando sempre più pericoloso. In pratica, lo scorso anno ogni 20 ore in qualche comune italiano si è manifestata un’intimidazione ai danni di un primo cittadino, di un consigliere comunale o regionale, di un funzionario pubblico. Un attacco al giorno. E la pandemia provocata dal Covid-19 ha in qualche modo inciso sugli episodi e sulle situazioni che hanno generato azioni contro gli amministratori: il 36% di questi atti intimidatori, infatti, sono legati a proteste e agitazioni dovute alla pandemia da Covid-19.

«Quello degli atti intimidatori ai danni degli amministratori pubblici, in base ai dati a nostra disposizione, mostra di essere un fenomeno molto radicato nel nostro Paese e presente in tutte le regioni italiani ad eccezione della Valle d’Aosta» ha detto Claudio Forleo, responsabile dell’Osservatorio Parlamentare di Avviso e curatore del Rapporto. «Parliamo di una cifra ancora oscura, perché ci sono intimidazioni che non sono state denunciate e che non conosciamo. Nel 2021sono stati 438 gli atti intimidatori segnalati. Si registra sì un calo del numero dei Comuni interessati, ma c’è un dato al quale prestare particolarmente attenzione: il 20% dei 438 casi censiti lo scorso anno sono avvenuti in Comuni che in un passato più o meno recente sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose. Questi atti intimidatori hanno coinvolto ben 57 Comuni, a conferma di quanto il rapporto tra mafia e politica, in particolare nel Mezzogiorno, sia un tema attuale «sul quale la politica nazionale, i partiti e i movimenti, non possono concedersi distrazioni».

Ad essere presi di mira sono soprattutto gli amministratori locali, in particolare i sindaci, che rappresentano il 70% degli aggrediti. «Si conferma alto anche il numero di minacce e le aggressioni nei confronti del personale della Pubblica Amministrazione (23%). Ma aumentano anche i casi (10%) che hanno visto finire sotto tiro amministratori regionali e municipali». Per quanto riguarda le regioni più pericolose per gli amministratori pubblici, ancora una volta la Campania si conferma al primo posto con 72 casi, seguita dalla Sicilia e Calabria con 51 e 45 episodi. «Quarto posto a sorpresa per la prima regione al di fuori del Mezzogiorno: la Lombardia, con 43 casi, che supera la Puglia con 41 ed il Veneto che per la prima volta fa registrare 39 intimidazioni» evidenzia Forleo. Anche il fronte delle province attesta la maglia nera alla provincia di Napoli, con 45 casi. Seguono Reggio Calabria (20), Cosenza (19) Venezia (18), Milano, Torino e Salerno (17), Foggia (16), Roma e Palermo (13).

Un’altra riflessione contenuta nel dossier - realizzato dall’associazione nata con l’intento di collegare ed organizzare gli Amministratori pubblici che si impegnano a promuovere sui rispettivi territori la cultura della legalità e della cittadinanza responsabile - è legata alla tipologia degli atti intimidatori, che cambiano il loro linguaggio anche in virtù dei nuovi strumenti offerti dalla tecnologia. «I social network» rileva Forleo «sono oggi i mezzi più utilizzati, perché corrono sul web per intimidire e per diffamare. Lo dimostra il 21,7% dei casi. In generale sono fake news e hate speech che aizzano quella rabbia sociale che, successivamente, alcuni cittadini, sia singolarmente che in gruppo, sfogano sui rappresentanti istituzionali a loro più vicini». Fanno seguito lettere e messaggi minatori (19,1%), aggressioni (12,8%), incendi (12,8%), proiettili (3%), danneggiamenti (8,2%), fino a ricorrere, addirittura, ad un ipotizzato sequestro di persona o all’invio di parti di animali.

La maggior parte degli amministratori vittime di atti intimidatori «con coraggio e determinazione, denuncia e resiste alle intimidazioni, ma non mancano casi in cui alcune persone rassegnano le dimissioni. Quando questo accade, portando rispetto per coloro che hanno preso questa decisione, spesso sofferta, si deve prendere atto che siamo di fronte ad una sconfitta per tutti noi e per la democrazia» aggiunge Roberto Montà, Presidente di Avviso Pubblico. «Per questo, continueremo a mantenere alta l’attenzione sul fenomeno degli amministratori minacciati e intimiditi, collaborando con le Prefetture e fornendo il nostro contributo in seno all’Osservatorio nazionale del Ministero dell’Interno, perché siamo fortemente convinti che sostenere gli Amministratori locali, attenti alla trasparenza e al perseguimento del bene comune e dell’interesse generale, e rendere consapevole la cittadinanza su quanto accade nel nostro Paese agli Amministratori locali sia l’azione più efficace che possiamo compiere per offrire loro quel sostegno e quella protezione sociale che sono la prima e vera forma di prevenzione contro la violenza».

«Gli atti intimidatori contro gli amministratori locali sono la negazione dei principi democratici» evidenzia Luciana Lamorgese, Ministro dell’Interno, intervento alla presentazione del dossier. «Un atto intimidatorio a un amministratore locale non ha una sola vittima ma attenta al nostro vivere civile, alle nostre comunità, alla rappresentanza politica delle istituzioni. Il ricorso alla violenza intimidatrice è sempre da ripudiare, in ogni sua forma, e lo è tanto più quando essa pretende di condizionare la dialettica democratica andando a sostituirsi alle forme naturali di dialogo fra gli elettori e gli eletti, che sono innanzitutto il voto, ma anche gli strumenti di partecipazione e consultazione previsti da leggi, statuti e regolamenti». Per il ministro Lamorgese, quindi, «la complessità del fenomeno può essere efficacemente affrontata solo con un'azione sinergica di tutte le istituzioni coinvolte».

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