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Idee

La dispersione scolastica? Non si risolve tra i banchi

15 Luglio Lug 2022 1700 15 luglio 2022
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«500 milioni sulla dispersione scolastica non si erano mai visti. Buona notizia? Sì, in parte», scrive Franco Taverna, coordinatore area adolescenza di Fondazione Exodus di don Mazzi, dopo la pubblicazione da parte del Ministero degli “Orientamenti per l’attuazione degli interventi nelle scuole” con le risorse del Pnrr. «Si affida la regia dei progetti alla componente scolastica “interna”, non volendo vedere che la dispersione scolastica non è una questione didattica bensì educativa nel più ampio senso del termine»

500 milioni sulla dispersione scolastica non si erano mai visti. Buona notizia? Sì, in parte. Per il momento sembra che la soluzione del problema della dispersione scolastica venga affidata praticamente solo alle scuole, vecchia concezione. Anche nel documento da poco uscito sugli “Orientamenti per l’attuazione degli interventi nelle scuole” si affida la regia dei progetti in primis alla componente scolastica “interna” dimenticando o, ancora una volta, non volendo vedere che la dispersione scolastica non è principalmente una questione didattica bensì educativa nel più ampio senso di questo termine. Ma al di là dei soldi e delle idee - sì perché anche queste non mancano - serve davvero un cambio di passo concreto che introduca cambiamenti strutturali nel nostro ormai logoro sistema formativo. Per non sprecare denaro pubblico e per mettere a terra delle buone intuizioni.

Da che parte cominciare? Come diceva il saggio Topo Gigio è sempre bene cominciare dall’inizio. Tante ragazze e tanti ragazzi, ben educati o esplosivi, sofferenti o indifferenti, vanno a scuola perché ce li mandano, senza sapere il perché e cercano di “svangarla” come possono. Il punto essenziale è che la scuola deve avere un senso e che lo studente si riconosca in questo senso. Il senso della scuola dovrebbe essere quello di accompagnare alla vita libera, bella e autonoma, lo sappiamo. Tutti gli impianti, le aule, i programmi e anche gli insegnanti sono a servizio di questo senso, altrimenti è meglio buttarli via. Oggi la scuola assolve pienamente questo compito? Ecco, noi pensiamo che ampi margini di miglioramento ci siano il tutta la catena della formazione, dall’infanzia all’università, ma se vogliamo identificare meglio l’anello debole del sistema, il punto dal quale partire per rimettere in moto la macchina allora dobbiamo intervenire subito sulla vecchia scuola media inferiore, tassello cruciale per la vita degli adolescenti.

Nella nostra ormai lunga esperienza a fianco di tante scuole abbiamo visto che proprio tra i 10 e i 15 anni, nelle aule scolastiche, la fame di senso dei ragazzi resta spesso senza cibo, covano profondi disagi, si avverte negli adulti una diffusa inadeguatezza. Più passano gli anni senza metter mano a questa fetta di scuola e più si producono danni. Perciò, in vista del prossimo anno scolastico 2022-2023 proviamo a capire come fare! Quali devono essere i primi passi per utilizzare bene i soldi e le idee per la nuova scuola di oggi?Provo a tracciare alcune linee pratiche prendendo qua e le esperienze già fatte, già sperimentate nei nostri progetti Donmilani2 e in progetti simili, non tutte insieme per la verità dentro la medesima scuola. Perciò si tratta in parte di pratica vissuta e in parte di sogno.

La relazione educativa

All’ingresso della scuola gli studenti vengono accolti, guardati, salutati. La postura degli insegnanti è importante. Alla nuova scuola gli studenti ci vanno volentieri. Andare a scuola resta un dovere ma non può essere un castigo. L’insegnante certo deve saper insegnare, ma forse prima deve saper guardare chi ha di fronte, osservare i suoi occhi, e anche come cammina, come si veste… sapersi sedere accanto quando c’è bisogno e saper chiedere “come stai?”. Nella nuova scuola il primo comandamento è la buona relazione, con le compagne e compagni, con gli adulti, con le cose. Tutti gli adulti che partecipano al processo formativo devono sapere che non c’è contrapposizione tra istruzione ed educazione. Purtroppo c’è ancora qualche insegnante/scrittore che crede che un approccio educativo sia come un freno o peggio un ostacolo alla vera istruzione. Non è così: l’educazione contiene l’istruzione ma non vale il contrario. La relazione educativa viene al primo posto nella nuova scuola. Ma non sottovalutando la didattica, al contrario: una buona relazione è il presupposto per una buona didattica.

Gli apprendimenti: testa – cuore – sensi

Le ragazze e i ragazzi oggi ricevono più informazioni, immagini, notizie, stimoli, emozioni fuori dalla scuola. Il compito della scuola perciò, specialmente della scuola media, da molto tempo ormai non dovrebbe più essere quello di aggiungere qualche contenuto in più, ma piuttosto quello di insegnare a ordinare quelli che già abbondantemente arrivano in tante forme, insegnare a setacciare le notizie, a discernere, giudicare, prendere quelle buone e lasciare quelle cattive. Gli adulti della scuola, insegnanti e educatori sanno poi che gli apprendimenti duraturi, prima che dalla testa passano dai piedi, dalle mani, dai sensi, dalle emozioni, dal cuore e perciò cercano il più possibile di offrire i contenuti di conoscenza attraverso questi veicoli.

Il viaggio

Provo ad usare un’immagine strana e forse un po’ eretica. La scuola nuova più che una casa è un camper. Una casa mobile, una casa in viaggio. Il periodo della formazione, gli obiettivi della formazione stanno dentro ad un tragitto, ad una avventura. La dimensione della scuola media, in questa fase delicatissima della vita delle ragazze e dei ragazzi non è quella statica di tanti fogli di calcolo excel, con caselle predefinite, ma piuttosto quella di una carrellata di reel di instagram, raccolti e composti in una storia. Il viaggio della conoscenza e dell'esperienza si costruisce giorno dopo giorno, settimana dopo settimana sia in classe che su un sentiero in montagna, sia attraversando una città e sia solcando il mare insieme in barca. Chi ha provato a vivere queste esperienze con una classe lo sa bene! L’anno scolastico deve svilupparsi dentro ad una concreta metafora di viaggio: con una bussola in mano, una carta con un percorso tracciato, un buon equipaggiamento, delle tappe pensate su misura delle gambe, delle soste per riprendere energia, dare uno sguardo indietro e aggiustare il percorso…

Gli spazi e il tempo, ma anche le classi…

Le aule che si affacciano uguali su un grande corridoio centrale, riconoscibili da un numero e una lettera, 3^C, 2^A, con all’interno i banchi bene in fila che guardano tutti verso una cattedra rialzata messa accanto ad una grande lavagna, digitale, si intende. Ecco, non so se questa sia un'immagine desiderabile per una studentessa di seconda media… Abbiamo sempre sottovalutato l’importanza della adeguatezza degli ambienti di apprendimento. Al di là degli spazi “terzi” di formazione che possono essere la settimana in mare o il servizio pomeridiano in un centro anziani o il corso di taglio laser presso un fablab, è necessario che anche l’edificio scolastico sia ripensato non come pollaio di classi omogenee ma piuttosto come centro multimodale con ambienti dedicati e appositamente attrezzati, per le scienze applicate, per i laboratori di lingua, per l’espressione creativa teatrale e musicale. I gruppi di studenti poi non è necessario che siano statici, alcune lezioni, per esempio sulla Costituzione oppure sulle energie pulite possono essere per grandi numeri anche con gruppi verticali, altre dovranno essere svolte in piccoli gruppi o addirittura individualmente. Importante è anche la scansione dei tempi. Il lunedì non è uguale al venerdì, tutti lo sanno, ma non lo sanno le programmazioni delle scuole che infilano le vecchie “materie” negli orari settimanali non sulla base delle esigenze degli studenti ma sui buchi che restano nel puzzle delle disponibilità dei docenti. Ogni giornata dovrebbe comprendere un momento di accoglienza, più disteso il lunedì, un momento di teoria e un momento di pratica e alla fine della settimana un momento collettivo di valutazione. Anche i mesi e le stagioni prevedono una programmazione con attività esterne e interne.

La valutazione funzionale

Se la scuola ha come obiettivo la formazione globale degli adolescenti, se il suo senso non è quello di misurare le abilità o la memoria o altre funzioni che sono traducibili in una scala da uno a dieci, ma quello di permettere di esprimere le proprie doti, allora ci si deve dotare di uno strumento di valutazione più sofisticato di un numero. Diverse dovrebbero essere le aree di valutazione perché diversi e complessi sono gli aspetti che concorrono alla maturazione di un individuo, quelli che riguardano la cura e l’attività corporea, quelli inerenti gli apprendimenti, le competenze e le conoscenze, quelli che riguardano le relazioni con i pari, con gli adulti, con il mondo, quelli che si riferiscono alla dimensione valoriale. Ogni scuola dovrebbe saper costruire un impianto di valutazione anche con l’apporto di diverse competenze, eventualmente oltre a quelle di insegnanti ed educatori, con il concorso delle famiglie. Quelle che un tempo erano le pagelle dovrebbero diventare valutazioni costruite insieme alle studentesse e agli studenti e dovrebbero riguardare i tragitti formativi, composti da tutti gli elementi acquisiti in tutte le aree così come i modi e la qualità dei risultati. Una valutazione di questo tipo saprà prendere in considerazione i punti di partenza e i punti di arrivo dei diversi tragitti formativi di ciascuno degli studenti. Quali sono le condizioni per realizzare questa nuova scuola, magari a piccoli passi, già a partire dal prossimo anno scolastico? Credo essenzialmente due e nessuna di natura economica: la prima è la stabilità della dirigenza della scuola e la collaborazione interna tra le varie componenti (comprese funzioni strumentali e rappresentanze genitori), la seconda è la volontà di lavorare in squadra, inizialmente insegnanti e educatori e poco alla volta con la comunità educante del territorio. Nessuna delle proposte elencate sopra sono impossibili già da oggi se ci sono queste condizioni.

Noi ci siamo. Chi ci sta?

*Franco Taverna è il coordinatore dell'Area adolescenza della Fondazione Exodus di Don Mazzi e responsabile del Progetto “Donmilani2: Ragazzi Fuoriserie”, selezionato dall'impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il Contrasto della povertà educativa minorile

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