Esterzili 16
Innovazione sociale

Rigenerare spazi urbani, adolescenti al lavoro col sorriso

22 Luglio Lug 2022 1052 22 luglio 2022
  • ...

Un laboratorio di cittadinanza attiva finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Coinvolge 13 regioni italiane. La “Adelante” di Bassano del Grappa è la cooperativa sociale capofila. Raccontiamo l'esperienza che si sta sviluppando in Sardegna sotto la guida della cooperativa “Vela Blu” di Cagliari: a Esterzili, un piccolo paese della Barbagia, hanno aderito con entusiasmo 30 ragazzi tra i 14 e i 17 anni

Si chiama “Ci sto? Affare fatica!” ed è un progetto finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, che vede impegnate 13 regioni italiane. La “Adelante” di Bassano del Grappa è la cooperativa sociale capofila. In Sardegna, invece, l’intervento è stato affidato alla cooperativa “Vela Blu” di Cagliari. «Lo stiamo sviluppando a Esterzili, un paese di appena 600 abitanti situato nel cuore della nostra isola, nella Barbagia di Seulo», spiega la presidente Anna Melis. «Il progetto è rivolto ai ragazzi dai 14 ai 18 anni, ma l’età dei nostri partecipanti non supera i 17: qui, alla maggiore età, si cerca subito lavoro oppure si parte per motivi di studio o per cercare occupazione in zone più agiate. Quando abbiamo pubblicato la manifestazione d’interesse sul nostro sito, siamo rimasti sbalorditi: in poche ore hanno risposto tantissimi giovani di Esterzili, in un attimo abbiamo coperto tutti i 20 posti disponibili. E per non scontentare nessuno, abbiamo portato il tetto a 30 partecipanti e composto tre gruppi da dieci. È il segnale chiaro della grande voglia degli adolescenti di riprendersi in mano la vita dopo due anni e mezzo di restrizioni e isolamento sociale».

L’entusiasmo di questi ragazzi è tangibile e pure contagioso. «È una boccata d’ossigeno per loro, ma anche per noi operatori», sottolinea Melis quasi scandendo le parole. «Lo confesso, è stata una manna dal cielo. Siamo stremati da questi anni di pandemia, è giunto il momento di rimboccarsi le maniche e riprendere a fare. Ne abbiamo bisogno tutti. Chi, come noi, gestisce comunità per minori, sa quali e quanti sacrifici siano stati affrontati. È tempo di voltare pagina».

Questo laboratorio di cittadinanza attiva impegnerà i ragazzi sino ad agosto. «Hanno individuato e preso in consegna un bene comune, lo stanno ripulendo e rigenerando. Si tratta di una scalinata di 104 gradini, utile ma anche fortemente simbolica perché unisce il centro storico con la parte nuova del paese. Aveva bisogno di una ristrutturazione, e loro hanno voluto animarla. Ognuno ci mette del suo: ciascuno di loro ha rappresentato un colore. I gradini poi sono stati ricoperti con listelli di legno colorati di bianco, sul quale sono riportate frasi scelte dai protagonisti: qualcuna parla del loro vissuto, altre sono aforismi. Si sta sviluppando una bella dinamica relazionale di gruppo».

Anna Melis, presidente della cooperativa sociale Vela Blu

Il tutor Antonio Puddu

«I ragazzi – prosegue Anna Melis – lavorano con piacere dalle 8:30 alle 12:30, ma l’entusiasmo è tale che arrivano molto prima e vanno via almeno un’ora dopo la fine dei lavori. C’è tanta allegria, e la musica accompagna le attività. Ai 30 adolescenti è garantita una retribuzione in voucher da 50 euro, spendibili nelle attività commerciali del paese: non possono comprare alcolici ma possono acquistare alimentari, abbigliamento, libri scolastici, oppure recarsi in pizzeria. I nostri volontari (due per gruppo più un tutor) si sono prestati a insegnare loro gratuitamente l’arte della pittura ma anche l’educazione civica, il senso del valore comune, il bello del lavorare insieme e per la collettività. Così hanno posato delle fioriere lungo la scalinata e vi stanno piantando dei ramoscelli donati dalle famiglie del paese, presi dai loro giardini».

Che ne pensano i protagonisti? «Questo progetto – commenta Mirko – è una grande opportunità per socializzare con altri ragazzi della mia età e passare il periodo estivo lontano dai social». Per Kimberly, invece, i significati sono molteplici: «Uno per tutti: ridare vita a degli spazi pubblici, renderli belli e accoglienti, perché stare in un posto bello aiuta a stare meglio». Fabio sostiene che «questo progetto serve a tenere in vita la luce il nostro paese, in maniera tale da farlo risplendere anche nel buio dell’abisso». «Per me – è il parere di Giada – è sia un’esperienza sociale che lavorativa: da un lato ci permette di fare amicizia con altri ragazzi della nostra età, dall’altro ci mette in gioco e ci fa entrare nel mondo del lavoro per capire le difficoltà e le responsabilità. Questo progetto è molto importante perché grazie ad esso abbelliamo il paese».

«Ho deciso di partecipare a questo progetto – spiega Sofia – perché voglio dare il mio contributo per rendere il mio paese un luogo pulito e accogliente. Inoltre, penso che sia una grandissima occasione per conoscere nuovi ragazzi della mia età». Un parere sostanzialmente condiviso da tutti, in particolare da Beatrice e Madi: «È un modo per conoscerci meglio e allo stesso tempo fare qualcosa di bello per la comunità. Stringiamo nuove amicizie e rendiamo più pulito il posto in cui viviamo». Concorda Samuele: «È un’occasione per passare il tempo e fare qualcosa di diverso, valorizzando il nostro paese e rendendolo migliore». Simone va persino oltre: «Il progetto “Ci sto? Affare fatica!” rappresenta una possibilità per i giovani di distinguersi dagli stereotipi imposti dagli adulti, cioè di nullafacenti che non hanno voglia di fare niente». Per Carola, invece, «è un’opportunità e un grande passo verso il nostro futuro. Stare con nostri coetanei e ridare colore ad un bene pubblico, è un’entrata verso il mondo dei grandi e una dimostrazione agli adulti che, pur essendo ragazzini, siamo pronti a prenderci cura della nostra casa».

Questo progetto, in sostanza, intende recuperare il prezioso contributo educativo e formativo dell’impegno, in particolare di quello manuale. Stimola gli adolescenti a valorizzare al meglio il tempo estivo, un tempo critico e spesso vuoto di esperienze e perciò di significato, attraverso attività concrete di volontariato, cittadinanza attiva e cura dei beni comuni, che significa soprattutto educare le giovani generazioni a un processo virtuoso di custodia del proprio territorio, fornendo loro l’occasione di sentirsene responsabili, ma anche avvicinare le giovani generazioni al patrimonio culturale e artistico locale, in una logica di cura, custodia e, laddove possibile, ripristino al fianco della comunità adulta.

Con il sostegno di:

Contenuti correlati