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Politica

Rette ridotte per i nidi e mense gratuite: ecco gli obiettivi italiani della Child Guarantee

29 Luglio Lug 2022 1113 29 luglio 2022
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A un anno esatto dall'approvazione della Child Guarantee, la misura europea per garantire l’accesso effettivo a servizi fondamentali ai minorenni a rischio di povertà o esclusione sociale, solo 11 Paesi su 27 hanno pubblicato il Piano di attuazione. L'Italia c'è, con un Piano che dettaglia le azioni da qui al 2030 e stanzia 710 milioni di euro. Tra i primi obiettivi, l'accesso gratuito alla mensa scolastica per tutte le bambine e i bambini con Isee inferiore a 9.500 euro già a partire dal 2022/23

Quando il Consiglio Europeo ha istituito la Garanzia europea per l’infanzia, nel giugno 2021, dopo un partecipato percorso durato tre anni, si è pensato che potesse essere un passo concreto e una sollecitazione efficace ai paesi membri per porre in essere azioni in grado di prevenire e combattere l’esclusione sociale di milioni di minorenni in Europa. Ricordiamo infatti che la Garanzia mira a garantire ai minorenni a rischio di povertà o di esclusione sociale l’accesso effettivo a servizi fondamentali quali un’alimentazione sana e a un alloggio adeguato, l’accesso effettivo e gratuito all’educazione e cura della prima infanzia, all’istruzione (comprese le attività scolastiche), a un pasto sano per ogni giorno di scuola e all’assistenza sanitaria. La Raccomandazione prevede che gli Stati membri, in cui il tasso di povertà minorile è al di sopra della media europea, come nel caso dell’Italia, devono utilizzare il Fondo sociale europeo Plus, nella misura di almeno il 5% del totale per il contrasto alla povertà minorile, specificando che concorrono anche altre risorse tra cui il FESR (Fondo Europeo di sviluppo regionale) e Next Generation EU. Ciascun paese membro è poi tenuto a predisporre un Piano operativo per dare attuazione alla raccomandazione, e nominare un coordinatore nazionale.

Ad un anno esatto dalla sua adozione, il 14 giugno 2022, si sono riuniti a Bruxelles i coordinatori di tutti i Paesi Europei, per fare il punto sugli sviluppi dello strumento e sulla redazione dei piani d’attuazione e a luglio tra i primi appuntamenti organizzati dalla Presidenza Ceca c’è stato anche un incontro dedicato alla Child Guarantee come follow-up di quello organizzato dalla presidenza francese a marzo. Ma la Raccomandazione fatica a seguire il percorso ipotizzato. Solo 11 Paesi su 27 hanno pubblicato il Piano di attuazione (Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Irlanda, Italia, Malta, Olanda, Spagna e Svezia), la cui scadenza era prevista a marzo 2022, rallentando il percorso previsto per l’implementazione dei piani d’attuazione ed il monitoraggio che prevede un controllo da parte della Commissione Europea nel contesto del semestre europeo. Interpellati da Save the Children Europe, che ha partecipato ad entrambi gli appuntamenti, sui motivi del ritardo nel presentare i piani d’attuazione, i rappresentanti degli stati membri hanno sostenuto che le principali cause sono il confitto in Ucraina e la necessità di includere organicamente tutte le maggiori politiche nazionali sull’infanzia, alcune delle quali in via di finalizzazione, pur essendo concordi nel riconoscere l’urgenza e l’importanza di redigere dei piani ambiziosi nel minor tempo possibile. L’evento di Praga peraltro ha visto una rappresentanza solo di alcuni Paesi Europei, contrariamente a quanto avvenuto a Parigi in cui erano presenti i Ministri o comunque una rappresentanza di altro profilo politico di numerosi Paesi.

I Piani presentati sembrano seguire l’indicazione della Commissione Europea nel descrivere le azioni pianificate per migliorare l’accesso dei minorenni a rischio di esclusione sociale dall’insieme di servizi chiave, ma nel dettaglio la sollecitazione di definire obiettivi quantitativi e qualitativi e di sviluppare un quadro nazionale per la raccolta dei dati, il monitoraggio e la valutazione è ancora in gran parte da costruire

Arianna Saulini, Save the Children Italia

Se a prima vista i Piani presentati sembrano seguire l’indicazione della Commissione Europea nel descrivere le misure politiche e azioni esistenti e pianificate per migliorare l’accesso dei minorenni a rischio di esclusione sociale dall’insieme di servizi chiave identificati dalla Garanzia europea per l’infanzia, nel dettaglio la sollecitazione di definire obiettivi quantitativi e qualitativi e sviluppare un quadro nazionale per la raccolta dei dati, il monitoraggio e la valutazione della raccomandazione, anche al fine di istituire il quadro di monitoraggio comune è ancora in gran parte da costruire. Ciò non toglie il fatto che la Garanzia Infanzia continua a rappresentare un’occasione storica per creare delle sinergie a livello Europeo nella lotta alla povertà infantile.

Il Piano di Attuazione Nazionale della Garanzia Infanzia dell’Italia

L’Italia è tra i primi paesi ad aver presentato il Piano di Attuazione Nazionale della Garanzia Infanzia (PANGI). Il PANGI è un documento di programmazione di lungo periodo poiché in linea con quanto richiesto dalla Raccomandazione ha un orizzonte temporale fino al 2030, ed è stato redatto con il supporto del Gruppo di lavoro “Politiche ed interventi sociali in favore dei minorenni in attuazione della Child Guarantee”, istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, presieduto dalla Coordinatrice nazionale Anna Maria Serafini, in raccordo con l’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza.

La prima sezione delle azioni del Piano è dedicata a “Educazione e cura della prima infanzia, istruzione e attività scolastiche, mense” in cui sono stati inseriti obiettivi riguardanti i servizi educativi per le bambine e i bambini, il servizio di refezione scolastica, la previsione del tempo pieno a scuola e le azioni contro la dispersione scolastica. Nel documento si legge che “l’accesso gratuito e universale a questi servizi fondamentali prevede l’organizzazione di prestazioni che garantiranno pari opportunità tutte le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi, soprattutto per coloro che vivono in territori contraddistinti da alti tassi di povertà assoluta e povertà educativa, in una situazione di svantaggio o che fanno parte delle categorie più fragili definite dalla Raccomandazione.”

Nello specifico dei servizi educativi il Piano intende favorire entro il 2030 l’offerta di posti a tempo pieno nei servizi educativi per la prima infanzia per raggiungere il 50% di copertura come media nazionale, riducendo gradualmente la contribuzione finanziaria da parte delle famiglie ed estendere le fasce di gratuità, in linea anche con quanto previsto dal 5° Piano Infanzia Adolescenza (azioni 1 e 2). L’obiettivo concreto formalizzato nel Piano è quello del raggiungimento della gratuità nell’accesso ai servizi educativi per la prima infanzia per tutte le bambine e bambini le cui famiglie rientrano nella fascia ISEE di 26.000 euro, mentre l’obiettivo intermedio è quello di raggiungere la gratuità per le fasce di ISEE fino a 9.500 euro entro il 2023-24.

Nell’accesso ai servizi educativi per la prima infanzia, lobiettivo concreto formalizzato nel Piano è il raggiungimento della gratuità per tutte le bambine e bambini le cui famiglie rientrano nella fascia ISEE di 26.000 euro, mentre l’obiettivo intermedio è quello di raggiungere la gratuità per le fasce di ISEE fino a 9.500 euro entro il 2023-24

Arianna Saulini, Save the Children Italia

Nello specifico delle mense scolastiche, tema su cui Save the Children è fortemente impegnata, nel Piano è previsto di renderle un servizio pubblico essenziale per il quale venga stabilito uno specifico livello essenziale delle prestazioni (LEP). Per rendere il servizio universale bisognerà “garantire gradualmente l’accesso gratuito a tutte le bambine e i bambini a partire da quelli appartenenti a nuclei familiari in povertà assoluta, con ISEE inferiore a 9.500 euro” già a partire dall’anno scolastico 2022/23; una fase intermedia per applicazione della gratuità per la fascia ISEE entro i 26.000 euro per l’anno scolastico 2025/26 e una fase finale per applicazione della gratuità per tutte le bambine e i bambini entro il 2030. Anche in questo caso l’obiettivo si collega 5° Piano Infanzia Adolescenza (Azione 13).

Il PANGI intende inoltre aumentare l’accesso al tempo pieno nelle scuole dell’infanzia e primaria, anche grazie alla progressiva estensione del servizio di refezione scolastica, partendo dai territori dove si concentra la povertà educativa, fino a raggiungere una copertura del 100%.

Per quanto riguarda la dispersione scolastica il PANGI intende inoltre aumentare “l’offerta didattica di sostegno e a figure di mediazione per studenti con disabilità, disturbi dell’apprendimento, studenti con background migratorio e di minoranze etniche, contesti familiari precari; ampliare l’offerta formativa e progetti ponte per il recupero dei NEET e di coloro che hanno abbandonato la scuola in età adolescenziale; per la scuola secondaria di secondo grado aumentare la durata della giornata scolastica, dedicando le ore aggiuntive a attività di potenziamento tarate sugli interessi dei ragazzi, e che quindi possano rappresentare un’alternativa all’abbandono, mappare sistematicamente i contesti locali a maggiore tasso di underachievement intervenendo sulla qualità dell’offerta didattica”.

L’Italia si è impegnata, nell’ambito dell’Accordo di Partenariato, a destinare almeno il 5% del totale delle risorse FSE+ al sostegno alla lotta contro la povertà infantile: sono circa 710 milioni di euro

Arianna Saulini, Save the Children Italia

Tra le priorità del Piano a livello di sistema c’è poi l’obiettivo di “garantire la partecipazione dei minorenni nei loro contesti di vita e nelle istituzioni anche attraverso la definizione di Livelli essenziali di prestazioni concernenti il diritto alla partecipazione di bambine e bambini e ragazzi e attraverso azioni di confronto e approfondimento di esperienze partecipative esistenti in Italia e all’estero”.

Il Piano entra nel merito, come richiesto dalla Commissione Europea, dei fondi per sostenere le azioni in esso previste: l’Italia si è impegnata, nell’ambito dell’Accordo di Partenariato, a destinare almeno il 5% del totale delle risorse FSE+ al sostegno alla lotta contro la povertà infantile (circa 710 milioni di euro). Tali risorse sono state allocate a valere sul Programma nazionale Inclusione e lotta alla povertà e sul Programma nazionale scuola e competenze 2021-2027. Nello specifico delle singole azioni si trova quindi un riferimento, seppur non quantificato, e così rispetto alla refezione scolastica, ad esempio, si specifica che la Garanzia europea per l’infanzia può essere utilizzata per incidere sul costo del servizio di refezione per il tramite dei Comuni, alleggerendo il contributo a carico delle famiglie in stato di bisogno. Vanno poi esplorati e rafforzati altri fondi quali: PON Scuola, FSE+, FNPS, Bilanci comunali, Fondi regionali.

Il PANGI pone quindi degli obiettivi ambiziosi, rispetto ai quali il nostro Paese ha assunto un impegno a livello Europeo, tracciando un percorso che dovrà essere attuato nei prossimi otto anni, ma che prevede necessità di interventi concreti a partire anche dalla prossima legge di bilancio. Il Gruppo di lavoro “Politiche ed interventi sociali in favore dei minorenni in attuazione della Child Guarantee” è stato riconvocato questa settimana, proprio per condividere il percorso di monitoraggio e implementazione del Piano, per il quale sarà necessario il coinvolgimento attivo di tutte le varie amministrazioni individuate come promotrici delle azioni, che dovranno “dare vita” agli obiettivi, e costituire la Cabina di Regia, prevista per garantire la governance della Garanzia infanzia.

Del resto la crescita della povertà minorile nel nostro Paese rende non più rinviabile un intervento organico. Ci auguriamo quindi che le elezioni ed i necessari tempi tecnici per l’insediamento del nuovo Governo non rallentino l’implementazione delle azioni previste nel PANGI, perché i minorenni che vivono a rischio di povertà ed esclusione sociale non possono aspettare oltre, e l’Italia non può permettersi di mancare questa opportunità.

*Arianna Saulini, Italia e Europa Advocacy Manager per Save the Children Italia

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