Elezioni 2022

Pd: l'appello della società civile alla politica non si può disattendere

13 Agosto Ago 2022 0921 13 agosto 2022

L'intervento del deputato e responsabile Terzo settore del Partito Democratico: "Occorre mettere al centro dell’attenzione le persone che si identificano e operano nelle varie comunità. Si tratta insomma di aggiornare in modo radicale le strategie politiche: non bastano più il solo classico welfare, la redistribuzione del reddito e la regolazione del mercato"

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Stefano Lepri
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L'intervento del deputato e responsabile Terzo settore del Partito Democratico: "Occorre mettere al centro dell’attenzione le persone che si identificano e operano nelle varie comunità. Si tratta insomma di aggiornare in modo radicale le strategie politiche: non bastano più il solo classico welfare, la redistribuzione del reddito e la regolazione del mercato"

L’appello di numerosi esponenti e leader della società civile alla politica in vista delle prossime elezioni rappresenta bene molte sfide, finora considerate solo in parte o disattese.

L’Italia è la terra dei mille campanili, dei mille municipi, delle piccole imprese legate ai territori, di relazioni ancora solide e capaci di funzioni educative, conviviali, di sostegno reciproco morale e materiale. La nostra qualità della vita è molto più ricca, perché noi “produciamo” in casa, nelle reti familiari, amicali, civiche, di vicinato e di volontariato molto più valore che in altri nazioni. Si aggiunga il fatto che in molti ambiti, specie nella regolamentazione e promozione dei soggetti di Terzo settore, il quadro legislativo italiano è tra i più avanzati al mondo, grazie ai principi scolpiti nella Costituzione. L’Italia è dunque, in linea teorica, uno dei Paesi meglio attrezzati per valorizzare la sussidiarietà. E tuttavia il rischio di vedere progressivamente erodersi questo straordinario “capitale sociale” è sotto gli occhi di tutti.

Per questo condividiamo l’obiettivo dell’appello: occorre mettere al centro dell’attenzione le persone che si identificano e operano nelle varie comunità. Si tratta insomma di aggiornare in modo radicale le strategie politiche: non bastano più il solo classico welfare, la redistribuzione del reddito e la regolazione del mercato. Lo Stato nazione, la democrazia rappresentativa, la globalizzazione delle merci e delle persone non possono infatti fare a meno dei luoghi che li precedono nella vita quotidiana. Non a caso, le illusioni del populismo e del sovranismo crescono laddove le reti primarie, i corpi intermedi e la partecipazione dei cittadini alle imprese e alla cosa pubblica sono deboli o assenti. Se la persona non è un lavoratore isolato, un consumatore abbagliato, un elettore distratto o critico, un utente passivo dei servizi pubblici, allora potrà anche comprendere più facilmente i vantaggi del mercato aperto e della cooperazione tra popoli e nazioni; potrà apprezzare la fatica della democrazia rappresentativa.

Per realizzare questa visione occorre non solo un quadro regolatorio, ma anche promozionale. Quindi leggi che incentivino, promuovano, rimuovano ostacoli, liberino energie. Ma anche politiche, cioè l’implementazione delle leggi. Ciò vale per molti temi, in quanto richiedano un’azione di Governo nazionale efficace e capace di interloquire con Regioni ed Enti locali, spesso titolari delle funzioni. Uno sforzo riformatore può realizzarsi se dunque si sarà capaci di un lavoro cooperativo tra i diversi livelli regolamentari e amministrativi. Detto diversamente, l’implementazione di misure di comunità avviene prevalentemente a livello regionale e locale, ma occorre una regia nazionale anche attraverso disposizioni generali e comuni e livelli essenziali delle prestazioni. E occorrono risorse economiche, che possono tuttavia farne risparmiare altrettante o di più, ad esempio in termini di minori costi sanitari o per l’ordine pubblico.

Quanto al metodo, una buona strategia sarà quella di generalizzare le buone pratiche, che non mancano per nessuno dei temi evocati nell’appello. La sfida infatti è anche quella di come accelerare la loro diffusione. Occorre quindi individuarle, farne un repertorio, diffonderle e consentire la loro riproduzione con forme di incentivi. Questa regia dovrebbe poter contare anche sulle reti nazionali di rappresentanza dei soggetti di terzo settore.

In conclusione, la politica potrà fare la sua parte se sarà capace di definire meglio il quadro regolatorio e di assumere un orientamento promozionale verso la sussidiarietà. Mi pare questo il senso profondo dell’appello, lungimirante e condivisibile.

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