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Rahel Seium: «Il mio sogno? Abrogare la Bossi-Fini»

3 Settembre Set 2022 1803 03 settembre 2022

Laureata in Lingue, dirigente dell'Arci Pescara, arrivò in Italia quando aveva 9 anni. Non su un barcone ma in aereo, per ricongiungersi con la madre. «Per questo mi considero fortunata rispetto a tanti migranti. Vorrei rappresentare le istanze di chi ha sete di giustizia sociale, di pari opportunità. E dei molti italiani delle periferie che non ce l'hanno fatta a emergere»

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Rahel Seium
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Laureata in Lingue, dirigente dell'Arci Pescara, arrivò in Italia quando aveva 9 anni. Non su un barcone ma in aereo, per ricongiungersi con la madre. «Per questo mi considero fortunata rispetto a tanti migranti. Vorrei rappresentare le istanze di chi ha sete di giustizia sociale, di pari opportunità. E dei molti italiani delle periferie che non ce l'hanno fatta a emergere»

«Se sarò eletta in Parlamento, il mio primo obiettivo sarà l’abrogazione della Bossi-Fini». Non ha alcun dubbio Rahel Seium, 42enne originaria dell’Eritrea, candidata come capolista per la coalizione Alleanza Verdi e Sinistra nel collegio plurinominale Abruzzo per la Camera dei Deputati. “Sono arrivata in Italia all’età di 9 anni, e sin da subito ho compreso il ruolo di ponte fra culture differenti che avrebbe caratterizzato la mia vita”, si legge sul suo profilo Facebook. “Mi sono sempre messa a disposizione del prossimo per colmare i divari economici e ridurre le barriere culturali, cercando di trovare soluzioni, con pazienza ma anche con la gioia del vivere”. Con lei proseguiamo la serie di interviste ai candidati sociali alle elezioni del 25 settembre.

Si presenti ai suoi potenziali elettori.

Sono arrivata a Pescara nel 1989, mi sento italiana ma non ho smarrito le mie radici. Raggiunsi mia madre che era arrivata in Italia sette anni prima. Ho potuto fare un ricongiungimento familiare non traumatico, come invece accade a migliaia di persone che scappano dalle guerre, dalla fame, dalla miseria. In un secondo momento ci hanno raggiunto altri familiari. Quand’ero studentessa tornavo in Eritrea abbastanza spesso, per far visita a mia nonna e ai parenti ma anche per non dimenticare la mia lingua originaria, le tradizioni, la cultura. Ora vado di meno perché qui mi sono sposata e ho messo su famiglia.

Il post su Facebook traccia in estrema sintesi il suo programma.

Caratterizza anche tutta la mia vita. Arrivai in Italia in un contesto sociale differente da quello attuale perché, soprattutto nelle città di provincia come Pescara, ancora non c’erano molti immigrati. A scuola ero l’unica non italiana. Devo ammettere che non sono mai stata vittima di episodi di razzismo, però avvertivo una certa diffidenza mista a curiosità. Questo ha accentuato la mia timidezza. Però, col passare del tempo, molti di quei compagni sono diventati quelli che oggi sono i miei migliori amici. Ho sempre cercato di fare da ponte tra le differenti culture, una mediazione che mi ha aiutato anche nel lavoro. Il fatto di essere interprete e traduttrice mi ha certamente agevolata.

Da vent'anni mi occupo di mediazione. E ho sempre cercato di fare da ponte tra le differenti culture. Questo mi aiuta anche nel mio lavoro.

Lei, una volta laureata in Lingue, è diventata dirigente dell’Arci Pescara.

Mi occupo di intercultura e amministrazione. L’esperienza maturata in quell’ambito non solo mi ha arricchita, ma mi consente di credere che possa rappresentare in Parlamento coloro che hanno sete di giustizia sociale e pari opportunità. Queste motivazioni mi hanno dato la spinta ad accettare la candidatura.

Le ultime generazioni sono più abituate a convivere con persone di altri Paesi.

Non c’è dubbio. Io ho dovuto sempre dimostrare di essere all’altezza, qualunque cosa facessi. L’educazione familiare mi aveva iper-responsabilizzata. Ero donna e pure di origine eritrea, dunque era tutto più difficile.

Un tempo si diceva che l’Italia non conoscesse il razzismo. Non è più così.

Una parte della politica ha gravi colpe, se viviamo tempi difficili dal punto di vista della convivenza e dell’accoglienza. Quando eravamo pochissimi, c’era la curiosità di conoscerci, di sapere. Con l’aumento della presenza degli immigrati, la diffidenza è cresciuta di pari passo. C’è la paura del “diverso”, si pensa che lo straniero venga qui a toglierci qualcosa.

Come ritiene di poter incidere su questo versante, se verrà eletta?

Da anni mi pongo una domanda: è corretta la modalità in cui ci viene presentata l’immigrazione? La legge Bossi-Fini ormai esiste da vent’anni, non è mai stata modificata o abrogata. Ogni tanto se ne parla, ma nel concreto non si fa mai nulla. Mia madre riuscì ad andare via dalla guerra in Eritrea perché aveva un permesso di lavoro, ma oggi non è più possibile. Paradossalmente, l’unico canale d’ingresso è l’attraversamento del Mediterraneo su imbarcazioni fatiscenti, dopo aver dovuto superare l’inferno nel deserto o altri drammi. Io, che arrivai qui in aereo, mi considero fortunata. Quando sento i racconti di tanti migranti, provo un senso d’angoscia. Oggi non è più concesso di scappare da una situazione di povertà o da un conflitto armato. Si preclude a tanti giovani africani di cambiare la loro vita, esattamente come tentano di fare molti giovani italiani quando vanno all’estero per studio o lavoro. Ecco perché mi batterei per cancellare la Bossi-Fini. Mi chiedo: quanti lo faranno?

Perché ha scelto la proposta di questa alleanza?

Mi sono sempre trovata nelle idee di sinistra. Sin dal mio primo voto, ho creduto che il centrosinistra fosse la forza politica in grado di rappresentarmi. Quando si è cittadini di seconda generazione, si inizia a pensare a chi possa rappresentare certe istanze. Non quelle personali, bensì quelle di una parte consistente della società. Purtroppo, e questo lo avverto anche negli incontri che sto facendo, moltissimi elettori di sinistra non si sentono più rappresentati. Si rischia che questa gente non vada a votare, favorendo le destre. E questo mi addolora perché tanti italiani, pur avendo perso la fiducia, hanno voglia di interessarsi di certe tematiche, come quelle ambientali. I ragazzi di oggi non sono impegnati in politica e neppure nell’associazionismo, ma si documentano. A loro bisogna dare dei punti di riferimento chiari e affidabili. Spero che la nostra coalizione, per quanto piccola, possa essere uno di essi.

Chi la sostiene in termini concreti?

I miei contatti su Facebook non hanno mosso alcuna critica sulla mia scelta, e questo è confortante. E gli amici mi stanno dando una mano in campagna elettorale. Molti di loro, che hanno sempre vissuto in periferia, vedono in me una persona che può difendere le pari opportunità. Sono italiani ma molti di loro non hanno avuto la possibilità di continuare gli studi. Io invece ci sono riuscita e mi sono ritagliata uno spazio. Vorrei fare la portavoce dei bisogni dei più fragili e degli emarginati.

Il mondo del Terzo settore abruzzese la sosterrà?

Sono sempre stata impegnata nel sociale. Ho iniziato lavorando con un’associazione di immigrati, poi sono entrata nel mondo dell’Arci e comunque ho frequentato il volontariato locale in tempi non sospetti, dando gratuitamente il mio apporto. Inoltre, mi presento da indipendente e mi muovo di conseguenza, portando avanti con coerenza le mie idee. Prima di legarmi davvero con un partito, voglio vedere se si realizzano le cose che si promettono in campagna elettorale. Perché io desidero fare la differenza.

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