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Scuola, l'emergenza Calabria

14 Settembre Set 2022 0815 14 settembre 2022
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A Siderno, nelle prove Invalsi 2021, l’88% degli allievi dell’ultimo anno delle scuole superiori non raggiunge competenze minime adeguate in Italiano (sotto il livello 3), il 70% in matematica. In inglese va anche peggio: solo il 2,19% ha competenze minime adeguate, «Non si intravede alcuna seria strategia di intervento da parte delle istituzioni preposte», dice Francesco Mollace, della Consulta Educazione del Forum del Terzo Settore della Calabria

Sull’aumentato ed inaccettabile divario territoriale in materia di opportunità di educazione tra il sud dell’Italia ed il resto del paese, a partire dalla Calabria, basta andare alla fotografia riportata dal Rapporto BES 2021, recentemente pubblicato dall’Istat (Istat 2022), che non lascia margini di dubbio: c’è una assoluta emergenza relativa alla Calabria, dove si registra il più alto tasso di competenze alfabetiche non adeguate (pari al 53,6% su 100 studenti delle scuole superiori di II° grado) cosi come di competenze numeriche non adeguate (pari al 63,6%), la più alta percentuale di NEET del paese (pari al 36,3% fascia d’eta 15-29 anni).

Questi dati risultano particolarmente gravi nei territori più problematici della regione, come il vasto circondario della Locride situato sul versante jonico della città metropolitana di Reggio Calabria. Ad esempio, nel comune più popoloso del circondario, Siderno, nell’indagine Invalsi 2021 effettuata negli istituti secondari della città l’88% degli allievi dell’ultimo anno delle scuole superiori (grado 13) non raggiunge competenze minime adeguate in Italiano (sotto il livello 3). In inglese il dato è devastante, solo il 2,19% ha competenze minime adeguate, mentre in matematica (nello stesso grado di istruzione) a non raggiungere competenze adeguate è il 70% degli alunni. Criticità analoghe nei centri interni e più isolati come San Luca e Platì, e che fanno emergere la correlazione tra la debolezza della cultura della legalità e l’elevato tasso di dispersione sia esplicita che implicita.

Rispetto tutto ciò non si intravede alcuna seria strategia di intervento da parte delle istituzioni preposte. Come Forum regionale del Terzo Settore abbiamo più volte tentato di avviare un confronto anche con il Miur e con il Ministro Bianchi ma senza alcun esito positivo. C’è un serio problema relativo ai cosiddetti ambienti di apprendimento, molte scuole calabresi sono sotto qualsiasi standard accettabile e si presentano in condizioni assolutamente deprimenti con aule e spazi fatiscenti. Tra l’altro la progettazione delle necessarie nuove scuole cosi come le ristrutturazioni di quelle esistenti, utilizzando anche le risorse del PNRR, andrebbe assolutamente sottratta agli uffici tecnici di Comuni e province, ed affidata a team multidisciplinari di esperti di ambienti di apprendimento con il coinvolgimento dei diretti beneficiari, docenti, studenti e famiglie, perseguendo l’approccio del “Nuovo Bauhaus europeo” fondato sul bello, sostenibile e progettato insieme per come previsto dalla Comunicazione della Commissione Europea (Com2021 573) dello scorso autunno. Su questi temi la gestione del PNRR lascia fortemente a desiderare.

Nell’anno appena trascorso ho svolto una intensa esperienza annuale di insegnamento in un Liceo della Locride, anche se ho chiesto il part-time per poter continuare a seguire in concomitanza le attività delle organizzazioni di terzo settore che dirigo, e questo mi ha permesso di osservare dall’interno anche in maniera nuova le problematiche che vive quotidianamente una istituzione scolastica. L’esperienza ha rafforzato in me alcuni convincimenti: servono ad esempio ore strutturate per facilitare la circolarità di informazioni tra i docenti con la presenza di esperti esterni capaci di diagnosi educative al fine di analizzare le criticità registrate con gli allievi più a rischio e favorire una azione sinergica e cooperativa. Quotidianamente ci deve essere più spazio al mattino nelle classi per discutere con gli studenti di ciò che sta avvenendo nel mondo contemporaneo e ciò non a discapito dei momenti di apprendimento strutturato, ma collegando i saperi con una strutturata e mattutina attività di accoglienza, aspetto che non esiste al momento. In ciascuna scuola va costruito un nuovo setting legato alla valutazione responsabile di ciò che si fa e come si fa, in un quadro di «learning organization», delle cosiddette “organizzazioni che apprendono” e che trasferiscono a cascata le prassi efficaci sperimentate.

Per tutto ciò ritengo fondamentale il rafforzamento dell’alleanza tra scuola ed extra scuola, tra scuole ed agenzie del terzo settore specializzate nelle attività educative e di supporto degli alunni più fragili. Aspetto che non possono dipendere dalla disponibilità dei dirigenti scolastici. Disponibilità che in alcuni casi è massima ed in altri casi è invece di chiusura e di autoreferenzialità. Sono aspetti che non possono essere demandati all’autonomia scolastica ma vanno ripensati. Vanno poi infine superati i Pon tradizionali che, dati alla mano a partire dalle analisi Invalsi, non sono serviti in alcun modo per ridurre il gap tra i territori del paese.

*Francesco Mollace, coordinatore della Consulta Educazione, scuola e povertà educativa del Forum del Terzo Settore della Calabria

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