Disabilità

Un coach digitale per aiutare le persone autistiche a superare gli imprevisti

21 Settembre Set 2022 1931 21 settembre 2022

“AI Coach” è la nuova App che, grazie all’intelligenza artificiale, stimola e potenzia l’autonomia, favorendo l’inclusione sociale delle persone nello spettro autistico o con disabilità intelletiva. Un aiuto nella gestione della sua quotidianità, imprevisti compresi.

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“AI Coach” è la nuova App che, grazie all’intelligenza artificiale, stimola e potenzia l’autonomia, favorendo l’inclusione sociale delle persone nello spettro autistico o con disabilità intelletiva. Un aiuto nella gestione della sua quotidianità, imprevisti compresi.

Hai trovato il solito negozio chiuso? Chiama Blu. Il bus non passa? Dillo a Blu. Ti urlano addosso? Chiama Blu. Blu è il bot di “AI Coach”, la nuova App utilizzabile sui dispositivi mobili che consente alle persone nello spettro dell’autismo di avere a portata di mano un aiuto senza necessariamente chiedere aiuto. Uno strumento che, grazie all’intelligenza artificiale, stimola e potenzia l’autonomia, favorendo l’inclusione sociale. L’obiettivo è creare un’app per cellulare, che successivamente sarà disponibile anche per tablet, che aiuti la persona con disabilità nella gestione della sua quotidianità, imprevisti compresi.

Il progetto è realizzato da Anffas Nazionale, soggetto capofila e coordinatore, in partenariato con Angsa e con il contributo di Fondazione TIM. Le attività di ricerca sono realizzate dall’Università di Trento - Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione diretto dal Professor Giuseppe Riccardi. In queste settimane “AI Coach” è entrato nella fase due, con lo sviluppo del secondo prototipo del sistema conversazionale in base ai feedback ricevuti nella prima fase della sperimentazione.

La prima versione dell’app realizzata dall’Università di Trento è stata sperimentata durante l’estate da 10 persone nello spettro dell’autismo, dai 19 ai 35 anni, che l’hanno scaricata sui propri dispositivi mobili e l’hanno utilizzata. Insieme a loro, c’erano 10 operatori che hanno fornito al sistema di Intelligenza Artificiale dati utili a migliorare dei modelli di apprendimento e di interazione. «Sostanzialmente, nel momento in cui queste persone si trovavano a dover gestire un imprevisto o una difficoltà - ad esempio trovare “il solito” negozio chiuso per ferie o aver incontrato qualcuno che ha detto qualcosa che hai suscitato emozioni negative - sapevano di poter aprire l’app e dialogare con essa. Sappiamo situazioni “banali” possono mettere in difficoltà chi ha una routine: l’app aiuta ad evitare il breakdown. L’app ti chiede che cosa è successo, le emozioni e le sensazioni che hai provato. A seconda della risposta, ti fornisce possibili soluzioni: prova nel negozio vicino, ascolta la tua musica preferita per rilassarti, chiama il tuo operatore, chiama la persona di cui ti fidi e di cui hai inserito il contatto», racconta Silvia Sanfilippo di Anffas Nazionale. Famigliari e operatori possono inserire le informazioni personalizzate che formano il data base a partire da cui il sistema di Intelligenza Artificiale elabora le sue risposte e le restituisce alla persona che ne ha bisogno. La piattaforma online su cui lavora il bot infatti può essere personalizzato con molti piccoli dettagli.

«"AI Coach” è un’ambiziosa iniziativa di alto livello scientifico-tecnologico attraverso cui Anffas, insieme a Fondazione TIM e ai partner progettuali, intende rispondere alle esigenze delle famiglie e delle persone nello spettro dell'autismo, protagoniste indiscusse del processo di sviluppo dell'applicativo" dichiara Roberto Speziale, Presidente nazionale Anffas. «Si tratta ancora una volta di una sfida verso l'inclusione sociale delle persone con disabilità. La seconda sperimentazione ora nasce dall'esigenza di "educare" l'assistente virtuale affinché diventi uno strumento che possa rispondere ai bisogni delle persone con disabilità e delle loro famiglie, migliorandone al contempo la Qualità di Vita».

Dopo i primi tre mesi di test, ora inizia la seconda fase. «Ci sono persone che l’hanno molto apprezzato perché le ha rese più autonome, le ha aiutate a gestire da sole alcune situazioni. Altre persone invece erano talmente ad alto funzionamento che essendo già in grado di gestire molte situazioni da soli non hanno trovato utilità nell’app. Questo ci è servito per capire meglio il giusto target a cui proporlo», prosegue Sanfilippo.

La seconda fase prevede che l’app - corretta e migliorata in base ai feedback arrivati - sia scaricata da 30 nuove persone che la useranno nella vita quotidiana. Ci sarà un gruppo di controllo di altre 30 persone per fare una valutazione di impatto dell’app: sostanzialmente tramite un questionario somministrato a inizio e fine sperimentazione si vedrà chi ha migliorato e chi no, in questi tre mesi, la qualità di vita e la sensazione di indipendenza. Dopo gli ultimi correttivi, in primavera l’app sarà rilasciata gratuitamente. Anffas continuerà a gestire l'applicativo e darà le varie indicazioni a chi lo vorrà usare, per personalizzarlo.

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