Giulio Albanese

Africana

Bangui nelle mani dei ribelli

25 Marzo Mar 2013 1311 25 marzo 2013
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Ieri mattina, la capitale centrafricana, Bangui, è stata conquistata dai ribelli della coalizione Séléka. Si tratta di un evento che segna la fine politica del presidente Francois Bozizé, costretto a fuggire all’estero. Intanto la Francia ha inviato nella sua ex colonia un contingente di un centinaio di soldati a protezione dei propri connazionali, mentre la Croce Rossa si è detta pronta a garantire soccorsi alla stremata popolazione civile. Dunque, a meno di tre mesi dalla prima offensiva e dopo gli accordi di pace di Libreville, siglati lo scorso gennaio, gli insorti del Séléka, hanno ormai il controllo di un Paese ridotto allo stremo, in uno stato di miseria indicibile, nonostante le enormi ricchezze del sottosuolo. Le informazioni che ho ricevuto stamane, sono davvero allarmanti, non foss’altro perché in questi giorni vi sono stati episodi di saccheggio per mano degli insorti. In particolare, la notte scorsa, alcuni quartieri della capitale sono stati messi a ferro e fuoco. A ciò si aggiunga il fatto che all’interno del Séléka vi è una componente di matrice islamica che non pare assolutamente ben intenzionata nei confronti dei missionari. Le Nazioni Unite, per bocca del Segretario Generale Ban Ki-mo, hanno condannato ieri l’offensiva ribelle, chiedendo il ristabilimento immediato dello Stato di diritto, nel rispetto della dettato costituzionale. Nel frattempo, il governo di Kinshasa ha sollecitato l’intervento dell’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati. Si temono infatti ritorsioni contro chiunque abbia collaborato con Bozizé che, mentre scrivo, pare abbia trovato rifugio della Repubblica Democratica del Congo. Nata lo scorso agosto dall’alleanza tra Convenzione dei patrioti per la giustizia e la pace (Cpjp) e la Convenzione dei patrioti della salvezza e del Kodro (Cpsk), Séléka ha raccolto anche l’adesione dell’Unione delle forze democratiche per il raggruppamento (Ufdr). Comunque, dietro le quinte, si celano interessi geostrategici che vanno ben al di là dei confini del Centrafrica. La presenza di giacimenti di petrolio (a Birao) e di uranio (a Bakouma) costituisce un fattore di grande instabilità per la sicurezza nazionale. In particolare, le aperture ai cinesi, a livello di cooperazione economica, da parte di Bozizé, non sono piaciute al governo di Parigi che pare abbia scaricato il presidente centrafricano, appoggiando, informalmente, la rivolta. A riprova che gli interessi commerciali sono tali da condizionare il destino di un Paese che continua ad essere ostaggio di nuove forme di colonialismo.