Giulio Albanese

Africana

Kikwit: Domani si apre la Causa di Beatificazione di sei suore italiane vittime di Ebola

27 Aprile Apr 2013 1954 27 aprile 2013
  • ...

"Avvolte tra i poveri", proprio come raccomandava il Beato Luigi Maria Palazzolo, loro fondatore. Abituate a combattere a servizio del Regno, sei coraggiose missionarie delle Poverelle di Bergamo, non abbandonarono la trincea della carità, sotto l’incubo della terribile pandemia di Ebola che nel 1995 sconvolse la lo loro missione congolese. Domani, nella cattedrale di Kikwit, si aprirà la Causa di beatificazione delle religiose che, di fronte all’epidemia, restarono al fianco dei malati seguendo fedelmente il carisma. Suor Floralba Rondi, Suor Clarangela Ghilardi, Suor Danielangela Sorti, Suor Dinarosa Belle, Suor Annelvira Ossoli e Suor Vitarosa Zorza furono falciate dalla febbre emorragica tristemente nota per i dolori atroci, dissenterie e cefalee. Tutto iniziò quando, il 15 marzo di quello stesso anno, un certo Gaspar Menga tornò a casa febbricitante dopo aver trascorso una giornata di lavoro, nei pressi di un villaggio a poca distanza dalla cittadina di Kikwit, nello Zaire. Dieci giorni dopo morì, dissanguato da un male misterioso. La stessa sorte toccò a suo figlio, a suo fratello e ad altri membri della famiglia. Nel giro di poche settimane, l’ospedale di Kikwit si riempi di moribondi. Suor Floralba fu la prima missionaria ad essere contagiata, la prima a morire. Le consorelle raccontarono che si ammalò mentre assisteva un paziente in gravi condizioni. La morte sopraggiunse il 25 aprile. Suor Vitarosa fu invece l’ultima tra le religiose a cadere. Il diario della comunità ricorda che assistette le consorelle contagiate dal terribile virus e le raggiunge in cielo il 28 maggio, festa dell'Ascensione. Ben presto i medici capirono che la diffusione del virus era favorita dall’usanza locale di toccare i morti durante i funerali. Perciò venne dato l’ordine di avvolgere i cadaveri nella plastica e di gettarli in fosse comuni. Provocata dal famigerato virus, che d’allora salì alla ribalta internazionale dei media, l’epidemia provocò in tre mesi la morte di 244 persone con una media di otto su dieci persone infettate. Tra le vittime vi furono anche le sei missionarie che si erano prodigate nell’assistenza ai malati, pur consapevoli della pericolosità del morbo.