Giulio Albanese

Africana

Era africano l'Homo Sapiens-Sapiens

10 Agosto Ago 2013 1714 10 agosto 2013
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Come forse molti dei lettori di questo Blog sapranno, l’Uomo di Neanderthal visse nel periodo paleolitico medio, compreso tra i 200 000 e i 40 000 anni fa. Questo “Homo” prende il nome dalla valle di Neander in Germania, dove furono rinvenuti i suoi primi resti fossili. Molto evoluto, in possesso di tecnologie litiche elevate e dal comportamento sociale piuttosto avanzato, la scomparsa dell’Uomo di Neanderthal rappresenta per gli studiosi un vero e proprio rompicapo. Quello che si sa per certo è che dopo millenni e millenni di vita, dopo essere riuscito a superare indenne varie ere glaciali nell’Europa centrale e occidentale, il suo posto venne preso da un altro “Homo”, morfologicamente e culturalmente differente considerato di tipo moderno (“Homo sapiens sapiens”) e indicato col nome di “Cro-Magnon”, dal sito francese in Dordogna dove per la prima volta vennero ritrovati i resti di questo nostro antenato. Le ipotesi formulate dagli studiosi sono davvero tante, ma quella che, personalmente, ho trovato più avvincente e peraltro suffragata da ritrovamenti archeologici, è stata pubblicata sulla rivista Science del 29 luglio 2011 da due ricercatori del Dipartimento di Archeologia di Cambridge – il professor Sir Paul Mellars, Professore Emerito di Preistoria e dell’evoluzione umana, e Jennifer French, al secondo anno di dottorato di ricerca. Realizzando scrupolosamente un’analisi statistica dei reperti archeologici ritrovati nella regione del Perigord, nel sud ovest della Francia, hanno riscontrato che le prime popolazioni umane moderne, provenienti dall’Africa (dato questo estremamente interessante), penetrarono nel sito in questione in un numero almeno dieci volte superiore rispetto alle popolazioni autoctone dei Neanderthaliani. Essi possedevano tecnologie di caccia e attrezzature superiori ai loro “cugini” e probabilmente più efficienti procedure per la trasformazione e la conservazione delle scorte di cibo nel corso degli inverni eccezionalmente prolungati e algidi dell’era glaciale. Inoltre, l‘evidenza archeologica, dimostra che i nuovi arrivati, provenienti dalle savane africane, furono anche in grado di elaborare sistemi di comunicazione sociale nettamente superiori ai Neanderthaliani di cui sopra. Grazie a migliori tecniche, alla capacità di realizzare coltivazioni e allevamenti, i nuovi arrivati diedero vita a interazioni “economiche” e scambi di prodotti “in eccedenza”; tutto questo contribuì fortemente alla creazione di un tessuto sociale tra le loro comunità primordiali che le rafforzò, rendendole più solide. In questo modo si posero le condizioni per garantire cibo e sostegno anche a coloro che non potevano necessariamente cacciare. Non solo, si crearono le condizioni per vivere anche laddove le prede erano scarse. Dunque, da cacciatori nomadi a gruppi stanziali. A questo proposito, il professor Mellars, ha dichiarato: “In ogni caso, è stata chiaramente questa gamma di innovazioni tecnologiche e comportamentali che hanno consentito alle popolazioni umane moderne di invadere il mondo e di sopravvivere in un numero molto superiore di individui durante le crisi alimentari. Dai resti degli uomini di Neanderthal si può desumere che in tutto il continente europeo di fronte a questo tipo di competizione l’uomo di Neanderthal sembra essersi ritirato inizialmente nelle regioni più marginali e meno attraenti del continente e alla fine – al massimo in un paio di migliaia di anni, forse anche a causa di un improvviso deterioramento climatico in tutto il continente circa 40.000 anni fa, si è estinto”. Capacità sociali spiccate e una migliore gestione delle risorse disponibili sono state chiavi del successo. Un messaggio, questo, di grande attualità, dalla spiccata valenza culturale. Una cosa è certa: questo studio pubblicato su Science dimostra che vi è stata una supremazia numerica africana in Europa e che dunque nel nostro sangue (anche in quelle di certi personaggi xenofobi oggi alla ribalta nel nostro Paese) scorre un patrimonio genetico di matrice Afro che ha consentito il progresso dell'umanità nei millenni.