Lorenzo Maria Alvaro

BattitiPerMinuto

Oggi, con Christopher, se ne va un bel pezzo di me

18 Maggio Mag 2017 1024 18 maggio 2017
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Era un piccolo negozietto in Corso Garibaldi. Uno di quelli che non ci sono più. Una vetrina sola, e pareti completamente ricoperte di dischi. Era lì che da ragazzino ho comprato i miei primi album. La partenza fu un disco regalatomi da mio padre di Jimi Hendrix, e dei vinili di Beatles, Rolling Stones, Simon & Gurfunkel, Dalla e De André ereditati da mia madre. Poi Exmouth con la scuola, nel sud dell’Inghilterra, vicino a Exeter sulla manica, e l’incontro con i Nirvana, Seattle e il Grunge.


Una delle mie canzoni preferite dei Soundgarden. “...I'm gonna break my rusty cage and run..”

Era il 1997 avevo 12 anni ed entrai in quel piccolo negozietto, andai al bancone poggiai Nevermind e chiesi se avevano qualcosa di simile. Senza dire una parola il commesso si girò e poggio sul bancone “Down on the Upside” dei Soundgarden (1996) con la sua copertina giallastra e “Alice in Chains” (1995) album omonimo della band, quello in versione viola funerale con il celebre cane a tre zampe. Una settimana dopo avevo di entrambi i gruppi tutta la discografia.


Alice in Chains degli Alice in Chians e Down on the Upside dei Soundgarden

È così che ho conosciuto le due voci più importanti della mia vita. Una era quella di Layne Staley che scomparve per via dell’eroina nel 2002. L’altra era quella di Chris Cornell. Proprio nel 1997, quando comprai gli album dei Soundgarden il gruppo si sciolse. Tempismo perfetto. Non c’erano Kurt Cobain, Eddie Vedder, Mark Arm, Mark Lanegan o Dave Grohl che tenessero.


Chirs Cornell e Layne Staley

Staley era tutto quello che volevo essere da bambino con quella voce che ti strappava l’anima senza fronzoli e ammiccamenti pop. Chris invece era l’intruso: non era grunge esteticamente, non era grunge nella voce e non era grunge nell’atteggiamento. Ma quando partì per la prima volta nelle cuffie del mio lettore cd portatile “Pretty Noose” ricordo la sensazioni di essere a casa. In quell’incipit di chitarra distorta deprimente e depresso su cui poi esplode la voce acuta di Cornell che urla «I caught the moon today, pick it up, and throw it away all right», tutta la mia carica di rabbia e frustrazione giovanile trovò finalmente un posto, uno sfogo, una direzione.

Ero davanti alla Chiesa di San Marco a Milano, dove una volta c’erano le cabine telefoniche, avevo 12 anni e pioveva. Oggi, aprendo Facebook, ho visto la notizia “Chris Cornell, musicista americano famoso soprattutto per essere stato il cantante delle band rock degli Audioslave e dei Soundgarden, è morto a 52 anni a Detroit, in Michigan”. Mi è tornato in mente distintamente quel momento. E ho capito di aver appena perso un pezzo della mia vita.