Lorenzo Maria Alvaro

BattitiPerMinuto

Ma io che ti ho fatto di male Jova?

20 Novembre Nov 2017 1610 20 novembre 2017
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Prima era il giovane paninaro di “Sei come la mia moto” (album Jovanotti for President, 1988) che spingeva sulla forza dell’età con canzoni che univano la moda hip hop e quella pop punk. L’immaginario era del bravo ragazzo e ribelle ma per finta che ogni mamma avrebbe voluto come figlio Era il tempo anche di “Gimme Five” e del servizio militare.

Poi col tempo le mode cambiano ed è così che si delinea il tratto più peculiare di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Cavalcare la moda e adeguarsi. È così che, finita l’epoca della golden age del rap, intorno al 1997, dopo qualche album, Cherubini diventa antimilitarista e pacifista. Cambia look e da paninaro si trasforma. Capelli lasciati andare, barba incolta, vestiti senza marche e un po’ larghi. Un perfetto ragazzo da centro sociale. È il periodo dell’album L’Albero e di Bella.

È qui che nasce una delle principali modalità compositive di Jovanotti, che renderà famoso anni dopo anche Fabio Fazio: la composizione ad elenco. Quei testi in cui si ripete ossessivamente un incipit cui segue un finale di strofa sempre diverso (“È per te” dell’album Capo Horn del 1999 ne è un esempio chiarissimo).

Nel 2002 con “Il Quinto Mondo” Jovanotti diventa politicizzato e comincia il suo grande impegno sociale. Il manifesto di questo cambiamento (oltre ad una sciarpa arcobaleno nella copertina del disco) è la canzone manifesto “Salvami” che è una variante sul tema della composizione ad elenco. Viene meno l’incipit fisso e rimangono l’elenco e il ritornello.

Intorno al 2005 c’è però una certa tendenza elettronica e quindi Jovanotti, che in quel periodo ha dato alle stampe “Buon Sangue” che guarda a quelle sonorità decide, per sbaglio, di fare un bel disco. Esce “ElectroJova - Buon Sangue Dopato” in cui i pezzi del disco originale sono reinterpretati e remizati da i principali dj e gruppi elettronici italiani del momento. Un disco che abbiamo credo io e lui. L’unico ad averlo comprato (usato) sono io. Evidentemente aveva ceduto il suo...

L’operazione, che musicalmente funziona (perché finalmente i testi non devono avere alcun senso e le basi sono di ottimo livello) viene accantonata non avendo nessun riscontro economico e si torna al vecchio usato sicuro. Esce Safari e la celeberrima “A te”. Siamo al 2008 e, al di là delle mode, in sostanza sono 20 anni che Lorenzo Cherubini esce con più o meno lo stesso album e le stesse canzoni.

Tra una raccolta, un disco live e alcune altre uscite (l’unica da non buttare forse è “Ora” del 2011) si arriva a Lorenzo del 2015. Siamo ormai nel mondo dei social e intorno brulica di zombie che si sono bruciati il cervello con gli hashtag. Per 12/24 mesi ogni foto sarà accompagnata da #lestateaddosso. E qui che si ribalta, come spesso accade, il fenomeno modaiolo. Prima Jovanotti cavalcava la moda. Ora è la moda che segue Jovanotti, perché la gente lo venera. Ormai è un guru.

Non è un caso che a dicembre in Piazza Gae Aulenti di Milano, il tempio del nulla dal punto di vista commerciale (c’è anche il negozio di Chiara Ferragni), aprirà il temporary shop di Jovanotti: il “Jova Pop Shop” che lui stesso ha definito, per togliere ogni dubbio sul livello dell’operazione, «uno spaccio di figate».

E qui entra una nuova caratteristica dell’artista. Il copiare (per lo più male) veri artisti. Non è un caso che questo shop è la copia carbone di quello che fece Keith Haring a New York. Il fatto che Jovanotti dica di aver «preso spunto» chiarisce inequivocabilmente come ormai abbia perso completamente il contatto con la realtà e la testa.

Così siamo al 2017 e sono passati circa 29 anni da quando il mio amico Lorenzo Fontolan mi fece sentire in un giardino di una casa in una qualche località marittima “Sei come la mia moto”. 29 anni che sopporto in silenzio. E chi si chiami Lorenzo come me è l’unica cosa più fastidiosa degli amici di famiglia che, quando ero bimbo, ammiccando mi dicevano invariabilmente “il Magnifico!”. Fastidio che, nella classifica dei fastidi, è ex equo con il sentire tutti riferirsi a Jovanotti usando il nome di battesimo per dare quell’impressione di confidenza e vicinanza.

Insomma la vita è dura ma tutto sommato niente che non si possa superare non ascoltando la radio in certi periodi e guardando solo canali a pagamento in tv.

Poi però esce il nuovo singolo. Ed è la goccia che fa traboccare il vaso.

Su Spotify è uscito “Oh Vita!” il singolo di lancio del nuovo album, di cui non so altre informazioni. Perché ascoltarlo? Perché qualche senza cuore mi ha detto che non potevo proprio perdermelo. Lo spartito è sempre lo stesso. Intorno ad un concetto, che in questo caso è il ritornello “Come posso io non celebrarti vita? Oh Vita!”, un lungo elencone di concetti, immagini e citazioni rigorosamente casuali.

Tra un “botte piena e moglie ubriaca”, “supercalifragilisichespiralidoso”, “non ho radici ma piedi per camminare” mi immergo in questo scempio di non sense in cui il messaggio di fondo è un inno autoreferenziale secondo cui “Jovanotti è il meglio in assoluto” detto da Jovanotti naturalmente. E mentre mi perdo il più dei passaggi e mi rimangono in mente solo alcune frasi che farebbero inorridire, per lo scarso flow e la totale assenza di logica, anche Trucebaldazzi («sono un migrante/sono un cantante/un panettiere a Damasco/una stella distante). Ma non capisco il perché dovrei ascoltarla. Non c'è traccia di qualcosa che abbia a che fare con me.

E poi succede…

«Nel tempo della paura/aspetto la fioritura/ e se una femmina si chiamerà Futura».

Jovanotti in questo minestrone insulso e ributtante ha “celebrato” Lucio Dalla citando la sua “Futura”. Non una citazione qualunque. Non come si permette di fare poche frasi prima con «Ah Bè si Bè» limitandosi a inserire qualche sillaba di un capolavoro come quello scritto da Dario Fo per Jannacci. No, in questo caso c’è anche l’inciso. Una parentesi musicale in cui si sente la canzone originale.

Basterebbe questa mancanza di rispetto per Dalla per correre in Questura e querelarlo. Ma la mente vola veloce alla massa. A quel gruppone di tossici che cominceranno a chiamare le figlie Futura, a tuatarsi il nome sulla schiena…

Giustamente vi chiederete quale sia il problema. Eh, il fatto è che io ho chiamato mia figlia Futura. E proprio per quella canzone…

L’unica domanda che mi viene in questo momento è: ma perché? Cosa ho fatto di male a Jovanotti io per meritarmi questa persecuzione?