Lorenzo Maria Alvaro

BattitiPerMinuto

Young Signorino è certamente meglio di voi

4 Giugno Giu 2018 1117 04 giugno 2018
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Abbastanza sorprendentemente mi sono imbattuto in tantissime discussioni, social e non, su Young Signorino e la sua “Mmh ha ha ha”. Il grande dibattito gira intorno ad una sola questione: è un fenomeno alla Trucebaldazzi e Ciamioncino o è un nuovo alfiere della trap?

Si perché l’estremismo estetico ed espressivo di questo ragazzo lascia interdetti. Almeno gli ascoltatori dai 30 anni in su. Per i più giovani, basta guardare i numeri, è tutta un’altra faccenda.

La questione a mio avviso è interessante per diversi motivi e va affrontata su più piani.

In primo luogo c’è la questione artistica, la meno appassionante ma che sembra essere l’unica ad interessare chi guardi questo fenomeno con sguardo, per così dire, adulto. È del tutto evidente che etichettare i suoi video come il frutto del disturbo di un giovanotto con problemi (e la sua biografia testimonia che ne ha avuti e ne ha ancora indubbiamente tanti, ma su questo torneremo poi) è una lettura profondamente borghese oltre che miope. Quei clip (si perché oltre alla famigerata “Mmh ha ha ha” il ragazzo è uscito con diverse altre cose) sono molto curati, fatti da professionisti e si accordano perfettamente al messaggio e al suono. Non c’è nulla di fuori posto né di lasciato al caso.

Ho detto proprio messaggio. E questo è l’aspetto forse più interessante. Signorino fa riferimento al mondo della trap, il sottogenere dell’hip hop che dal 2011 si sta imponendo in Italia. Ora tralasciando lezioncine storico-tecniche c’è una cosa che la trap italiana ha di differente rispetto a quelle precedenti, americana e francese. Per tantissimi motivi qui la trap sta costruendo e codificando un nuovo linguaggio musicale. Ghali, Sfera Ebbasta, ma anche i meno conosciuti Quentin40, Achille Lauro o Cream, con stili e modi differenti, propongono nelle liriche strutture della frase, rime e assonanze ma anche accentazioni delle singole parole, che non c’erano e mai erano state usate in musica. Questo, se si parla con i ragazzi che li ascoltano, è il motivo per cui sono tanto apprezzati dai loro coetanei. Portano nella musica un linguaggio del quartiere iper attuale che nessuno aveva immaginato di usare. A questo naturalmente si aggiungono basi musicali di grandissimo valore (Charlie Charles, che compone i tappeti sonori per Ghali e Sfera, è stato chiamato a più riprese negli States ed è considerato uno dei migliori produttori in circolazione).

Young Signorino ha testi che potremmo definire onomatopeici, con tutti quei versi. Quasi dei non testi che, se si procede con una lettura letterale, non significano nulla. Leggere in senso letterale qualsiasi forma d’arte è però un esercizio che non ha alcun senso. Leggere letteralmente il Lucio Battisti di C.S.A.R. ad esempio sarebbe demenziale. I testi di Pasquale Panella, letti in quel modo, sono un agglomerato casuale di parole.

Ascoltando e guardando “Mmh ha ha ha” di Signorino risulta evidente, anche senza conoscerne biografia o aneddotica, che si abbia a che fare con la distorsione nella percezione della realtà attraverso droghe e psicofarmaci. La prima cosa che mi viene in mente ascoltandolo è “In picchiata” del disco capolavoro dei Casino Royale.

È qualcosa di nuovo? No di certo. Lou Reed nel 1975 registra e stampa il doppio album Metal Machine Music. Un’ora di esercizi rumoristici fatto di ininterrotti feedback chitarristici.

Eppure sia gli esperimenti di Battisti che quelli di Reed non era né di successo né di massa. Tanto meno riuscivano ad essere comprensibili ai più giovani.

In questo senso è del tutto ininfluente che piaccia o meno la sua musica. Che piaccia o meno il suo immaginario. Ed è del tutto indifferente che non rispetti o rispecchi canoni precostituiti.

In conclusione Signorino è, per stare alla domanda di partenza, arte.

Detto questo però Signorino ha il pregio di permettermi di aprire alcune parentesi non direttamente riconducibili a lui, ma di carattere generale e moto interessanti.

  1. La prima riguarda proprio la percezione. In Italia siamo fermi a Claudio Villa, alla forma canzone nella sua accezione più banale e mortificante. Siamo fermi alle belle vocalità (guardare alla voce talent show, in cui forma ed estetica sono l’unico valore, nessun contenuto, neanche vago). Il massimo della “trasgressione” in Italia è da 40 anni Vasco Rossi. Il fatto è che ci rifugiamo costantemente nella comfort zone di suoni e testi familiari, inoffensivi e ripetitivi. Questo ha a che fare col fatto che la musica in Italia è un passatempo, un sottofondo. Mai o quasi mai un fatto culturale.
  2. La seconda parentesi, strettamente legata alla prima, riguarda il fatto che in Italia tutto ciò che non è immediatamente comprensibile viene etichettato negativamente. Quello che non corrisponde allo scenario confortevole di cui sopra è degradato a pattume. E succede prevalentemente con le proposte italiane. Tutto ciò che ha un sapore esotico, che sia estero o solo esterofilo, invece è sempre accolto con meno scetticismo. Il nostro mercato musicale e i nostri Spotify sono inondati di porcherie americane e inglesi. Certamente tutto questo denota una buona quota di subalternità culturale. Ma c’è di più. Molto di più.
  3. Ed è l’ultima parentesi. Recentemente ho potuto condurre, insieme a Fondazione Milano e Innovation Team – Gruppo MBS, un rapporto sull’educazione musicale a Milano. Quello che risulta, tra le tante altre cose, è che in Italia c’è una proposta educativa musicale largamente insufficiente. E questo si riverbera a cascata su tutto il resto. Scarsa cultura significa tante altre cose, non per forza direttamente culturali. Certo all’ignoranza musicale corrispondono bassa capacità di muoversi all’interno della proposta musicale e incapacità di giudicare quello che si ascolta. Ma ancora di più l’ignoranza musicale ha un impatto economico: bassissima spesa musicale, sia in termini di strumenti che di supporti e quindi una filiera in crisi che produce poco e solo ciò che potrà rendere nel breve. La Francia, a fronte di un modello educativo musicale pubblico e privato strutturalmente avanzato, evidenzia un’industria discografica florida, di oltre 3 volte più grande di quella italiana e con una quota di esportazioni sensibilmente superiore.

A fronte di tutte queste considerazioni, per quel che mi riguarda, Young Signorino rappresenta più una risposta che una domanda. Certamente non un problema.

L’ultima nota, in chiusura, è relativa alla questione lasciata in sospeso rispetto alla questione “problemi” di Young Signorino”. Che il ragazzo abbia grosse difficoltà psicologiche, quando non psichiatriche, e una storia di abuso di sostanze non mi sembra nulla di incredibile o nuovo. Usare questo elemento per “giustificare” le stramberie da artista è solo un altro modo, più politically correct, per etichettarlo come ciarpame. Cosa dovremmo dire allora del panorama grunge anni '90. Una generazione di artisti morta suicida o di eroina e dedita a qualunque forma di droga. E del jazz o del rock n’ roll? E il punk? Ogni stagione ha vissuto nuove forme artistiche sistematicamente accusate di essere sbagliate, brutte e malate. Janis Joplin è forse l’esempio più simile: anche lei affetta da gravi problemi psichiatrici, anche lei dedita a droghe e alcool, anche lei percepita come irricevibile e “stonata” (sia acusticamente che umanamente).

L’ironia è che questo succede in un Paese in cui, secondo l’Agenzia italiana del farmaco, il consumo di psicofarmaci utilizzati per combattere ansia, nevrosi, attacchi di panico e insonnia, è cresciuto dell'8%. Nel 2017 sono stati circa 3,6 milioni gli italiani che prendevano questi prodotti.

Insomma a me pare che il problema siate voi, non Young Signorino.

P.s.
Per concludere aggiungo un piccolo contributo. Dolcenera ha appena pubblicato Regina Elisabibbi, un EP disponibile solo in versione digitale che raccoglie cover trap registrate negli ultimi mesi di canzoni della Dark Polo Gang, di Sfera Ebbasta, Ghali e, appunto, Young Signorino. Tutte ri-arrangiate per pianoforte e voce. Dolcenera, intervistata da Rolling Stone, spiega che suonando questi pezzi «ti rendi conto che pezzi di questa corrente, come per esempio Cupido, riescono a uscire dal mondo trap e diventano vere e proprie canzoni, che puoi cantare. E ti accorgi che ha gli stessi accordi di Caruso di Lucio Dalla». E ancora: «Mi ha sorpreso Caramelle della Dark Polo Gang perché il pezzo è incentrato sulle quinte bemolli: non è proprio usuale, c’è un po’ di dissonanza rispetto all’accordo che siamo abituati ad ascoltare. E poi mi diverto a trovare accostamenti con altri pezzi, altre canzoni. Mentre ascoltavo Mmh Ha Ha Ha di Young Signorino mi sono resa conto che la ritmica si muoveva come nei brani di Bach, la stessa scansione… … La durata del Preludio in Do minore di Bach è la stessa di quella della canzone di Young Signorino. Ed è incredibile perché non puoi cambiare un pezzo classico che non ripete quasi mai la stessa cosa, non puoi tagliarlo e ripartire da un determinato punto. Ha funzionato benissimo».