Massimo Coen Cagli

Benedetti Soldi

2 per 1000, 5 per 1000, slot machine e il non profit prestato alla politica.

17 Ottobre Ott 2013 0635 17 ottobre 2013
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Prendo spunto da alcuni interventi di Carlo Mazzini fatti sul suo blog Quinonprofit (una delle sentinelle del terzo settore) sulle recenti leggi riguardanti 5 per 1000, 2 per mille ai partiti, iva e tasse per il non profit, ecc.. Ma anche dalla recente approvazione della Camera del maxisconto a favore dei gestori del gioco d’azzardo, richiamato in modo chiaro da Bonacina nella sua puntina. Gioco d’azzardo sul quale il non profit si sta mobilitando ricevendo da alcune personalità politiche solo apprezzamenti per l’impegno e niente più.

Tutto ciò, paradossalmente, accade in un parlamento che mai come prima ha visto una folta presenza di uomini del non profit. Andrea Olivero (Forum III Settore e ACLI), Luigi Marino (Confcooperative), Lucio Romano (Scienza&Vita) Emma Fattorini (comunità di Sant'Egidio); Edoardo Patriarca (Pres. CNV, IID, ex Forum III settore), Filippo Fossati (Uisp), Paolo Beni (Arci) Eugenia Roccella (Family Day), Mario Sberna (associazione famiglie numerose), Giulio Marcon (Sbilanciamoci) Ernesto Preziosi (Azione cattolica e Ist. Toniolo), Luigi Bobba (ex presidente Acli) Mario Marazziti (Comunità di Sant’Egidio) Davide Mattiello (gruppo Abele) Flavia Nardelli (Istituto Luigi Sturzo), Laura Boldrini (UNHCR), Ilaria Buitoni Borletti (FAI), Roberto Cociancich (AGESCI).

Più un gruppo interparlamentare sul terzo settore al quale hanno aderito 141 rappresentanti eletti.

Un esercito che mai avevamo avuto prima. Ma che su questioni cruciali come quelle richiamate sopra sono stati ininfluenti, spesso inadeguati, pronti a fare promesse non mantenute (il DDL sul 5 per 1000 annunciato da Bobba e compagnia proprio a Vita, non è stato neanche depositato agli uffici della Camera!), e soprattutto incapaci di rappresentare una strategia del non profit rispetto alle vicende del Paese. Più un danno, che un vantaggio. E per non essere generico più avanti segnalo 5 eventi sentinella che mi fanno pensare tutto ciò.

Un esercito anche e soprattutto convocato dai partiti per poter dire: “Una lista fatta di rappresentanti della società civile” che desse un crisma di novità e di “purezza” ad organizzazioni in evidente calo di credibilità e di fiducia. Insomma una sorta di salvatori dei partiti e motore di cambiamento reale e non fittizio. Ottimo! Ma tutto sulla carta. Per alcuni versi sembra proprio una truppa di extraterrestri venuti da Oberon (come dice Mazzini) che poco sanno di come funzionano le cose sulla terra!

Ma se serviva la società civile, e quindi, se servivano “leader” in grado di attivare le organizzazioni della società civile (ossia il non profit), come mai invece il non profit è rimasto del tutto marginale nelle strategie di sviluppo del paese? Sul piano retorico siamo i più nominati e invocati, sul piano strategico non solo non ci viene riconosciuto un ruolo centrale, ma neanche riusciamo ad ottenere condizioni minimali per operare meglio. Sotto questo profilo ci passano tutti avanti: imprese profit, enti ex pubblici e parapubblici, istituzioni ed enti culturali e di beni artistici a gestione pubblica o privata, gestori del gioco d’azzardo, e soprattutto i partiti stessi, quelli cioè che avrebbero fatto carte false pur di avere qualcuno del non profit da esporre nelle liste.

Non posso dire che questi rappresentanti della società civile siano in malafede né che manchi la buona volontà. Al contrario si danno da fare con la informazione e l’impegno ma con risultati non proprio esaltanti non solo perché incidono poco sui provvedimenti (a danno o a favore) riguardanti il non profit ma soprattutto perché non riescono a portare nel governo e nelle sedi parlamentari né una politica sul non profit e sul fundraising che sia in grado di sostenere realmente il settore non per le sue necessità organizzative ma per il ruolo essenziale che deve svolgere per il futuro del paese, né il punto di vista della società civile e del non profit su alcune questioni vitali per il paese, come appunto il gioco d’azzardo.

Ecco 5 “eventi sentinella” a proposito.

1 -  Il 5 per mille non è ancora stabilizzato (bene il fatto che il percorso è stato avviato, ma arriverà a termine?) e poi con quali proposte (attenzione bene: fatte dai nostri rappresentanti)? Mazzini qui mette in evidenza i limiti e i paradossi della proposta. Intanto in questi giorni siè stabilito in parlamento di nuovo il tetto a 380 milioni.

2 – I partiti si stanno aggiudicando un 2 per mille a valere sulla corrente denuncia dei redditi (per il 5 per 1000 come detto siamo ancora in alto mare….), la deducibilità delle quote associative, un livello di detraibilità delle donazioni superiore a quello del non profit, la riduzione dei costi di transazione con carte di credito.

3 – Nulla è stato detto di chiaro circa i 380 milioni di euro tagliati alla fonte dallo Stato sull’ammontare dei contributi destinati da coloro che hanno fatto la denuncia dei redditi negli annui passati.

4 – Nessuna proposta organica circa lo sviluppo del fundraising (sistemi per migliorare le microdonazioni, possibilità di ottenere i nominativi dei contribuenti che sottoscrivono il 5 per 1000 o effettuano l’SMS solidale, riduzione dei costi postali e dei costi dei bonifici e in generale delle transazioni per donazioni, promozione del payroll giving – di cui si è già parlato in parlamento anni fa -, credito agevolato per il non profit che sviluppano il fundraising, ecc. Basterebbe fare una rassegna dei provvedimenti presi da paesi analoghi al nostro per capire quante cose si possono fare anche in una situazione di crisi economica)

5 - Alla camera, tolto 5 stelle, SEL, Fratelli di Italia e alcuni di Scelta civica, gli altri partiti hanno votato massicciamente (con pochissimi contrari) il provvedimento che concede un ulteriore sconto sulla multa che i gestori del gioco d’azzardo devono pagare. Partiti, come il PD, pieni di persone che in organizzazioni religiose e laiche si stanno battendo per arginare gli effetti devastanti del gioco d’azzardo! Non mi si venga a dire che è più importante fare cassa e quindi assicurarsi una entrata! La vera sfida è come far fare cassa allo stato in modo equo e onesto e che non provochi danni. E che ci sta a fare il non profit in parlamento se non per fare questo?

Mi sa che il problema non è solo di capacità di fare lobby (in senso tecnico) ma anche e soprattutto di strategia. Difficile agevolare il non profit, se gli interlocutori politici e istituzionali non comprendono quale sia il suo valore strategico per il futuro del paese.

Mi sembra quindi che manchi nel non profit e nei nostri “rappresentanti” in parlamento  una politica (non di provvedimenti minimali) sul non profit quale settore e insieme di soggetti essenziali per lo sviluppo sociale ed economico e soprattutto per garantire la sostenibilità del welfare e quindi sul fundraising quale “economia” di questo importante settore. Paesi come Francia, Inghilterra, Germania, ma anche i paesi del cosiddetto allargamento dell’UE hanno politiche attive sul fundraising proprio perché essenziale per garantire il welfare. In Italia, al contrario,  pare che tutto tenda a rendere più difficile e più oneroso fare donazioni che invece potrebbero contribuire enormemente a rispondere alla crisi di finanza pubblica nel settore dei servizi alla collettività. Il non profit è una questione fiscale e non politica, grazie anche al non profit stesso che si è andato a chiudere nell’angolo dove si prendono solo botte!

Questa debolezza endemica forse è legata anche al fatto che tra i rappresentanti non profit al parlamento e il corpo del settore non profit non può che riprodursi – per ragioni strutturali - lo stesso enorme gap che vi è tra la politica e il paese. E allora questo “prestarsi” alla politica in una logica di scambio va tutto a favore dei partiti e non a favore del non profit. Anzi mi sembra più un rischio che un vantaggio.

Alla luce dei fatti forse era meglio impegnarsi nella società e cercare di cambiare il nostro paese in meglio, facendolo, piuttosto che cercare di farlo solo attraverso le dinamiche della democrazia rappresentativa, necessaria, senza dubbio, ma insufficiente ad affrontare i veri problemi del paese come nel recente caso dell’ondata migratoria verso l’Italia o nel caso allucinante del gioco d’azzardo che sta rovinando centinaia di migliaia di famiglie e che viene trattato come fonte di entrata per le casse dello Stato.

Ovviamente spero di essere contraddetto. Ma dai fatti.

P.S. (18 ottobre). Le organizzazioni non profit chiedono al Governo di non tagliare il 5 per 1000 . Consiglerei loro di mandarlo a tutti i 141 parlamentari dell'intergruppo non profit. E di chiedere una risposta formale all'appello.