Serena Carta

CervelliDiRitorno

#calabriAttiva, «Sono nato, cresciuto e morirò in Calabria»

10 Luglio Lug 2014 1156 10 luglio 2014
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Dicono che è «un’alchimia» a legarli alla loro terra. Sono partiti e poi ritornati. Ora restano, con un chiaro obiettivo: lavorare per la promozione del territorio calabrese, raccontarlo attraverso il web e usare le storie condivise online per riscoprire la coesione e il senso della comunità offline. Sono i Calabresi Creativi, 7 trentenni iperattivi che non hanno alcuna intenzione di fermarsi.

Domenico Rositano e Dario Vita si incontrano a Bruxelles e da lì, nel cuore dell’Unione, provano a portare l’Europa in Calabria. Fondano Calabria2020 con l’idea di fare informazione su bandi e finanziamenti comunitari tra i giovani e gli imprenditori calabresi, creando un link diretto con le opportunità offerte dall’Ue. Dopo un paio di anni, la decisione di fare da megafono anche a quello che succede nella loro regione. Nasce così Calabresi Creativi, associazione non profit di innovazione sociale per connettere, questa volta, le potenzialità del web 2.0 con il territorio calabrese.

[NdR Ancora una volta, nel mio viaggio per l'Italia alla scoperta dei #cervellidiritorno e delle storie positive che puntellano la penisola, mi trovo davanti alla scelta di legare, linkare, connettere, intrecciare, congiungere, mettere in rete. Usate il verbo che più vi piace. Sempre si tratta di costruire relazioni, investire nella molteplicità che distingue la comunità, al fine di collaborare e condividere. Altro che “guardarsi l’ombelico”: qui stiamo assistendo al trionfo dell’homo socialis!]

I Calabresi Creativi sono 7 e, ciascuno a modo suo, si occupano di innovazione tecnologica e non. La maggior parte di loro ha studiato e lavorato fuori dalla Calabria, finché non ha scelto di tornare e di restare. (Nella foto alcuni membri dell'associazione: Domenico Rositano, Dario Vita, Paola Licata e Francesco Paradiso presso il Museo archeologico di Reggio Calabria)

Paola Licata, un’esperienza di quasi 10 anni nel settore turistico, è la referente di Smart DMO, piattaforma collaborativa digitale che aiuta gli operatori del turismo - insieme agli abitanti e ai visitatori - a fare sistema in rete, condividendo e scambiando conoscenze e creando un’offerta integrata sui servizi disponibili nei territori. Da quando nel 2012 si è aggiudicato la vittoria del bando Miur "Smart cities and communities and social innovation", il progetto ha fatto talmente tanta strada da arrivare persino in Cina. Ma la sua particolarità “a kmZero” è quella di aver creato una sinergia tra enti turistici calabresi, piemontesi e siciliani all’insegna del motto “il turismo che unisce l’Italia”. Una curiosità: il logo di Smart DMO è stato disegnato dagli studenti dell'Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, coinvolti in un contest. «Sono queste le piccole cose che fanno la differenza e che ci permettono di valorizzare la Calabria positiva» mi rivela con una punta di orgoglio il presidente Domenico Rositano.

Grazie al suo lavoro e al suo coinvolgimento in Calabresi Creativi, Paola si definisce un “cervello viaggiatore”: «Qualche anno fa avevo deciso di andare via dalla Calabria, ma alla fine non sono potuta partire. L’inquietudine iniziale del dover restare si è trasformata in impegno grazie ai Calabresi Creativi, che mi hanno dato la possibilità di valorizzare il mio talento nella mia regione. Detto questo, spero di non smettere mai di viaggiare».

Francesco Vadicamo è uno degli smanettoni della squadra. Ingegnere informatico, è anche cofondatore del TAG di Cosenza (di cui abbiamo già parlato qui). Partito 3 anni fa per Milano, superata la tentazione di alcune offerte di lavoro all’estero, Francesco voleva tornare nella sua terra per investire lì quello che aveva imparato al Nord. È riuscito a fare rotta verso Sud grazie alla complicità del suo capo, che ha convinto ad aprire un’azienda in Calabria (d’altra parte, mi dice, non c’è da stupirsi: nel settore informatico e digitale la Calabria è all’avanguardia). Un po’ come nel caso di Dario e Domenico, conosciuti a Bruxelles, Francesco a Milano ha incontrato Francesco Paradiso, anche lui informatico e membro di Calabresi Creativi: «Insieme parlavamo di tornare, di fare squadra, di fare qualcosa di bello. Oggi che siamo qui, nonostante le difficoltà quotidiane, lo scarso appoggio istituzionale e il tipico arrendevole atteggiamento calabrese, l’entusiasmo non si è affievolito. C’è ancora molto lavoro da fare, ma in fondo quello che conta è il viaggio, non la meta! E di evento in evento, notiamo che le persone acquistano fiducia e speranza».

«Io sono nato, sono cresciuto e morirò in Calabria», così si presenta Francesco Paradiso. «Anche io sono stato contattato da alcune multinazionali per andare all’estero, ma ho detto di no. Perché mentre ero a Milano, la Calabria continuava a essere una malattia: sapevo che prima o poi sarei tornato». È successo nell’agosto del 2013, suppur con qualche difficoltà: «L’azienda per cui lavoravo mi tratteneva e, personalmente, ho sofferto il modo diverso di lavorare tra il Nord e il Sud». Appassionato e realista, sui Calabresi Creativi dice che il loro compito è quello di cambiare le mentalità; e aggiunge: «Mi aspetto che questo mare di belle iniziative porti fatti».

La comunicatrice del gruppo è Josephine Condemi. Vive a Reggio, ma ha studiato a Messina e vissuto in Inghilterra. Sostenitrice del “pendolarismo identitario”. Le chiedo di spiegarmi meglio: «ll pendolarismo è uno stato mentale. Vai fuori, rischi, raccogli, porti a casa e provi a fare qualcosa. Se devi, riparti. E poi ritorni. È una mobilità fisica che va oltre le parole, che richiede azioni concrete». Per lei Calabresi Creativi è l’occasione di mettere insieme “cervelli” da ogni dove, per destare e ispirare resistenza, usando il web per confrontarsi, imparare e narrare una “Calabria incredibile”.

La narrazione è appunto al centro degli altri due progetti di Calabresi Creativi, #101calabrie e Cunta e Canta. Il primo, un modo di visitare e scoprire la Calabria via Twitter, con istantanee visive o testuali suggerite dagli internauti; il secondo, “il primo festival open source della provincia di Reggio Calabria” del quale sono gli abitanti a decidere il programma segnalando e condividendo tramite social network storie da raccontare, luoghi da mostrare, persone da presentare, canzoni e proverbi da ricordare. Memoria e innovazione si fondono così transitando dall’offline all’online, e viceversa.

La strada intrapresa dai Calabresi Creativi va dunque in questa direzione: sostituire la sensazione di isolamento e impotenza diffusa nella regione (anche fisica, a causa del malfunzionamento della rete di trasporti che non fa che accentuare la difficoltà nel muoversi) con la creazione di un progetto comune in cui riconoscersi, come quello della valorizzazione del patrimonio calabrese, riscoprendo il senso della collettività e valorizzando il bene comune.