Paolo Venturi

Co-operare

#NuovoWelfare

21 Gennaio Gen 2013 1604 21 gennaio 2013
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Le difficoltà che connotano il sistema di welfare pubblico non riguardano solo il  funzionamento di quest’ultimo, quanto piuttosto un suo allineamento di fronte alle trasformazioni della società. Come sostiene Mazzoli “o si riprogetta insieme ai cittadini ricostruendo un senso condiviso (un con-senso) o si rischia di erogare «prodotti di nicchia», un «lusso» riservato a chi ha le competenze […] per accedervi o a chi rientra nelle categorie previste dal mandato istituzionale”.

Anche a fronte della crisi che permea le diverse aree geografiche del nostro paese senza esclusione alcuna, lo sviluppo dei territori è legato alla capacità di risposta ad esigenze di tipo sociale, ancor prima che economico o finanziario. E la risposta in termini sociali alla domanda di servizi di cura ad alta densità relazionale da parte dei cittadini,  passa oggi inevitabilmente attraverso una logica di welfare community.

E’ necessario valorizzare la libera scelta di realizzazione del cittadino e della famiglia, attraverso l’attivazione delle capacità del soggetto e l’ampliamento dei suoi margini di autonomia o di libertà sostanziale, creando  un  welfare “plurale” sia dal lato della domanda che dell’offerta.

Un welfare “intelligente”, ovvero capace di leggere  le esigenze emergenti e di  socializzare i bisogni grazie all’azione della pluralità di attori “sul” territorio e, quindi, “per” il territorio (in particolar modo, in tal senso, tramite i soggetti del Terzo settore)

Un welfare “abilitante”, ovvero in grado di rigenerare i territori dando l’opportunità alle persone di ampliare le proprie possibilità (capacitazioni)  e di ridurre, di conseguenza, i livelli di disuguaglianza personali e territoriali accrescendo l’accesso a servizi di pubblica utilità “abilitanti”.

Obiettivo prioritario delle nuove politiche pubbliche orientate alla costruzione di un welfare di comunità, quindi, deve essere quello di generare le condizioni per una società del ben-essere che, come sottolineato anche da Istat e Cnel (BES), sia caratterizzata non solo da benessere economico ma anche da relazioni sociali (intese come presenza sul territorio di associazioni e cooperative sociali, di capitale sociale e di relazioni familiari ed amicali) e qualità dei servizi offerti (in ambito sanitario, socio-sanitario, nonché in materia di gestione dei rifiuti, dei trasporti e di risorse idriche).

In definitiva, un nuovo welfare che riuscisse ad accrescere sia la responsabilità individuale sia il grado di copertura nei confronti dei nuovi rischi sociali, costituirebbe, nelle condizioni storiche attuali, il più efficace stimolo alla crescita dei territori.