Paolo Venturi

Co-operare

Tornare ad investire? si, ma ripartiamo dalla #domanda.

9 Settembre Set 2015 1630 09 settembre 2015
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Uno dei temi maggiormente dibattuti al momento rispetto al mondo delle cooperative sociali e delle imprese sociali è quello relativo alla finanza e agli strumenti finanziari – dedicati o meno – di cui tali soggetti possono usufruire. Un’offerta in crescita, sempre più diversificata e attenta alle diverse necessità che le imprese sociali manifestano nei molteplici ambiti di attività in cui operano e rispetto alle stadio di sviluppo in cui si trovano. Ma cosa accade, invece, dal lato della domanda? Qual è il rapporto tra cooperazione sociale ed imprenditorialità sociale ed istituti di credito rispetto al tema “investimenti”?

Iniziare una riflessione sulla domanda di investimento delle imprese sociali oggi è fondamentale soprattutto per scardinare qeulla monocultura che crede che una corretta intermediazione (ecosistema) e set di strumenti finanziari agevolati siano sufficienti per far ripartire gli investimenti delle imprese sociali. Parto da alcuni dati.

Il campione di cooperative sociali italiane osservato nella IV edizione dell’Osservatorio UBI Banca “Finanza e Terzo settore” (2014)  realizzata con il supporto scientifico di AICCON, fa registrare una diminuzione delle richieste di finanziamento per investimenti (-7,9%), in controtendenza rispetto all’aumento rilevato l’anno precedente (+8,3%, percentuale media pari a circa il 32%). La percentuale media torna così ad allinearsi al valore riferito all’anno 2012 (intorno al 24%).

Il 44,8% (-1,2% rispetto al 2013) delle cooperative sociali ha avanzato richieste di finanziamento per attività o investimenti ad istituti di credito negli ultimi 3 anni. Di queste realtà più della metà (52,7%, +1,6% rispetto al 2013) ha ottenuto l’intero ammontare del finanziamento richiesto. La percentuale di credito ottenuto cresce all’aumentare delle dimensioni (90,2%, cooperative sociali con più di 50 soci) e all’aumentare degli anni di attività (84,9%, intervistati con più di 20 anni attività). Tra le diverse modalità di impiego dei finanziamenti ottenuti è stato rilevato che gli importi erogati alle cooperative sociali negli ultimi 3 anni sono stati principalmente utilizzati per effettuare degli investimenti (circa il 60%), di cui la maggior parte (quasi il 46%) presentano un orizzonte temporale di medio-lungo termine (oltre 18 mesi; soprattutto realtà di grandi dimensioni – più di 50 soci – e operanti nel settore “ambientale”) e il 15% di breve termine.

Coerentemente al calo (-7,9%) del dato relativo all’utilizzo nel corso del 2014 di richieste di finanziamento per investimenti, anche l’analisi delle prospettive future condotta sulla cooperazione sociale evidenzia una previsione in termini di investimenti negativa: 6 cooperative su 10 dichiarano, infatti, di non prevedere investimenti per il 2015, indicando la crisi economica come principale motivazione alla base della scelta di non investire.  Tuttavia, tra coloro i quali prevedono di investire nel 2015, diminuisce la percentuale di chi presume di far ricorso all’autofinanziamento quale primario strumento per coprire il proprio fabbisogno finanziario (-7%). In maniera quasi compensativa, cresce (+8,5% rispetto al 2013) la percentuale di coloro che prevedono di far fronte agli investimenti tramite il ricorso al sistema bancario (soprattutto (50,7%) le cooperative sociali di tipo B), a dimostrazione di una maggiore capacità degli istituti di credito di costruire un’offerta adeguata e di una crescente minore capacità da parte delle cooperative sociali di rispondere internamente, attraverso il proprio patrimonio, alle esigenze di sviluppo e di investimento.

D’altro canto, il campione di imprese sociali con forma giuridica di Srl, oggetto del focus tematico della IV ed. dell’Osservatorio, costituito da soggetti più “giovani” e, di conseguenza, meno solidi in termini strutturali rispetto alle cooperative sociali già descritte, hanno fatto registrare basse percentuali relative alle richieste di finanziamento sia per attività che per investimenti (rispettivamente -13,6% e -6,8% nel confronto con le cooperative sociali). Solamente 2 imprese sociali srl  su 5 hanno in previsione investimenti per il 2015 e solo un’impresa sociale srl su  7 ha impiegato i finanziamenti ottenuti per realizzare investimenti con orizzonte temporale superiore a 18 mesi.

In conclusione, quindi, questi dati mostrano una domanda di investimento sostanzialmente “debole” rispetto ad un’offerta di finanza sempre più strutturata e diversificata, come già osservato in un recente articolo di Mario Calderini e Veronica Chiodo sulla Rivista Impresa Sociale.

La debolezza dal lato della domanda è ancora più evidente se ci si focalizza sul campione di imprese sociali con forma giuridica di Srl, che molto spesso si trovano ancora in una fase di start-up e, quindi, sono deboli da un punto di vista di rating bancario.

Al fine di colmare il gap tra domanda e offerta di strumenti finanziari, occorre agire sul lato della domanda.

Una prima risposta ci viene suggerita da nuove forme di imprenditorialità sociale come quelle proposte dai cd. “ibridi organizzativi”: soggetti a matrice cooperativa che perseguono una mission sociale attraverso modalità di ricombinazione innovativa degli elementi chiave in termini imprenditoriali (modello di business, governance, struttura organizzativa, stile di leadership e risorse economico-finanziarie). L'innovazione prodotta internamente a queste imprese ha permesso loro di  accedere a diversi canali di finanziamento volti in particolar modo a sostenere investimenti in capitale umano, networking e ICT: i dati più recenti (Venturi e Zandonai, 2013) indicano che 74 soggetti “ibridi” hanno investito circa 38 milioni di euro.

Il tema diventa quindi come rendere la domanda più solida e capace di crescere in qualità, dimensione ed impatto? Per rispondere occorre innanzitutto abilitare e qualificare  un più alto tasso imprenditoriale,  senza il quale,  anche in presenza di dosi massicce di finanza e capitali dedicati,  non si ridurrà il  gap esistente tra la domanda e offerta di finanza per l’investimento.