Paolo Iabichino

Controcanto

Il museo regionale di Messina parte attiva dell'integrazione in città

11 Marzo Mar 2019 1045 11 marzo 2019
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«Fare un giro al museo per vedere e conoscere le cose antiche di Messina. Quando guardo una cosa antica mi fa sognare la storia e mi sento di conoscere la città»

«Mi è piaciuto andare al museo per imparare qualcosa. Vivo a Messina devo sapere quello che è successo tanti anni fa»

«Mi è piaciuta la sedia e l’auto del re, la Vergine Maria e il suo bambino».

Questi sono solo alcuni dei pensieri scritti dai minori, stranieri non accompagnati, ospiti della struttura di accoglienza ad alta specializzazione Casa Ahmed di Messina, coinvolti nel progetto “Visite guidate al MUME” immaginato dall’ufficio orientamento della struttura e reso possibile grazie alla collaborazione con la direttrice del Museo Regionale Caterina Di Giacomo: perché imparare a conoscere la città che ha accolto questi ragazzi significa, per loro, iniziare a sentirsi meno stranieri e più messinesi.

Un progetto che ha preso forma nel modo più semplice possibile perché, a volte, l’integrazione è meno complicata di quanto possa sembrare.

Ogni settimana, nel 2018, un gruppo composto da 10-15 giovani, di lingua anglofona o francofona, ha potuto ammirare e respirare la storia e la cultura della città dello Stretto lasciandosi affascinare da immagini, sculture e simboli lontani dalle loro origini e tradizioni.

La meraviglia e lo stupore provati da questi adolescenti che, con curiosità, hanno percorso i corridoi e le sale del MUME confermando il fatto che questa sia una delle strade da percorrere per arrivare ad avere, nel tempo, un vero processo di integrazione: la cultura come elemento in grado di unire le persone facendole sentire parte attiva di un tessuto sociale, la conoscenza come chiave di lettura per comprendere i luoghi nei quali si vive.

Un vero e proprio scambio che ha coinvolto anche gli studenti dell’istituto superiore Bisazza in qualità di guide turistiche per gli amici stranieri: ascoltare dalla voce dei propri coetanei - cui è stato fornito il supporto dei mediatori di Casa Ahmed per le traduzioni in inglese e francese - la storia che si nasconde dietro alcuni dei più importanti pezzi d’arte custoditi all’interno del museo regionale ha reso tutto ancora più stimolante agli occhi, e soprattutto alle orecchie, dei giovani migranti che si sono fatti accompagnare e si sono potuti confrontare con i compagni della loro stessa età sentendosi realmente parte della comunità come dovrebbe essere alla loro età.

Un messaggio forte per riuscire a oltrepassare quella barriera di diffidenza che spesso si incontra durante il complicato viaggio verso l’accoglienza che non finisce nel momento in cui si arriva in un paese diverso. Anzi. Qui è solo l’inizio, l’inizio di una vita tutta da ricostruire.

Casa Ahmed, da qualche settimana, ha chiuso i propri spazi di accoglienza ma le attività, programmate e pensate per i minori, andranno comunque avanti grazie al supporto di altre strutture e centri presenti a Messina mentre, nel frattempo, si cerca di organizzare una nuova esperienza di visite guidate al museo.

Perché l’integrazione deve e può andare avanti sempre.

Storia raccolta da Elena De Pasquale