Paolo Iabichino

Controcanto

Matera capitale della cultura e dell'integrazione

1 Aprile Apr 2019 1100 01 aprile 2019
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Credit Pietro Micucci

Matera, nel dopoguerra, veniva definita vergogna d’Italia sinonimo di arretratezza e degrado mentre oggi, Capitale Europea della Cultura, si presenta come la più bella delle vergogne.

Bellezza e vergogna sono state le parole che hanno ispirato, durante la cerimonia di apertura di Matera 2019, Silent Academy progetto della cooperativa sociale Il Sicomoro in cui maestri migranti hanno sfilato indossando abiti e copricapi realizzati con le emergency blanket, i teli con cui vengono coperti i migranti sopravvissuti alle lunghe traversate in mare evocando, in un’enorme macchia dorata, le tragedie del Mediterraneo.

Una sfilata diventata simbolo con l’intento di far incontrare il talento dei migranti con l’arte pubblica.

Da oltre dieci anni, infatti, la cooperativa sociale il Sicomoro lavora con i migranti, gestisce in Basilicata 4 progetti SPRAR e sono centinaia le storie di successo, integrazione e sviluppo che può raccontare. Come quella di Alì ad esempio che lavora in un bistrot nei Sassi di Matera e un giorno chiede una macchina da cucire perché, dice, io sono un sarto. La forza di un’affermazione per esprimere il bisogno di essere riconosciuto nella propria capacità per la quale aveva studiato e lavorato e che poi aveva lasciato, abbandonato e interrotto per inseguire un sogno diverso.

Sono molte i migranti con competenze e formazione che incontrano gli operatori della cooperativa, informazioni importanti che spesso non emergono nei colloqui di orientamento durante i quali l’urgenza di un lavoro, qualsiasi lavoro, è la priorità assoluta.

Da qui nasce e prende forma il progetto Silent Academy che vuole permettere al saper fare di emergere per essere riconosciuto in modo reale e concreto.

Sono stati attivati, in questi mesi, diversi laboratori aperti al pubblico nei quali sono stati coinvolti oltre trenta maestri migranti, centinaia di materani e turisti che possono ascoltare storie di vita e di esperienza, scambiare tecniche e idee. I laboratori sono acceleratori di incontri nei quali esplodono, in modo positivo, confronti capaci di contaminare l’intera comunità in azioni artistiche che portano la firma di un artista e di un maestro migrante.

In questo movimento di scambio reciproco si nasconde il segreto del modello sperimentato attraverso questa inziativa: l’urgenza di uscire dai laboratori, dalla comfort zone degli spazi del sociale per far parlare il talento dei migranti nella città e nelle piazze.

La conoscenza dell’altro, di quello che sa e può fare, il connubio con le diverse forme artistiche vissute tutto questo vissuto come mezzo di integrazione capace di generare valore e cambiamento in un contesto che ha saputo rispondere positivamente.

La città, infatti, ha iniziato non solo a riconoscere ma a richiedere le abilità di queste persone tanto che, il prossimo luglio in occasione della ricorrenza della Madonna Bruna simbolo della tradizione materana, il carro che sfilerà in processione sarà il primo a cui avranno contribuito giovani migranti musulmani coinvolti, in prima persone, per preservare uno dei simboli più antichi di Matera, della sua storia e della sua identità.

Un messaggio tanto importante quanto forte che non ha bisogno di parole per essere spiegato.

La forza dell’integrazione è molto più eloquente di quanto, a volte, non si possa immaginare.

Storia raccolta da Luca Iacovone