Paolo Iabichino

Controcanto

Quello che non si racconta non esiste

6 Maggio Mag 2019 1138 06 maggio 2019
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Credito foto: Samuel Webster

Ci sono storie che vanno raccontate. Storie dietro le quali ci sono vite, persone, emozioni.

Per chi come me ha il privilegio di lavorare per una realtà come l’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano le storie sono tutto perché dietro quelle vite di carta che da oltre 35 anni raccogliamo e custodiamo ci sono persone reali, storie di vita vissuta.

L’Archivio è nato grazie all’intuizione di Saverio Tutino giornalista e scrittore che nel 1984, costruendo questa casa della memoria, decise di dare voce alla gente comune.

Oggi quella missione viene portata avanti con tenacia costantemente rinnovata tanto che, nel 2012, l’Archivio dei diari si è fatto promotore del progetto DiMMi Diari Multimediali Migranti nato proprio per dare parola agli ultimi nel segno della continuità e di quella volontà iniziale pensata da Saverio Tutino.

DiMMi è, oggi, un’esperienza consolidata che vede la collaborazione di ben 47 partner tra organizzazioni non governative, associazioni, comuni e regioni: capofila di questo particolare progetto è l’ong Un Ponte Per con il sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS).

Grazie a DiMMi e al concorso nazionale che si è creato vengono raccolte e diffuse testimonianze autobiografiche di persone, con origine o provenienza straniera, che hanno vissuto o conosciuto la migrazione.

Ogni anno arrivano a Pieve Santo Stefano decine di storie da ogni parte del mondo e a colpire di più sono i sentimenti espressi da chi racconta la propria vita e la propria esperienza. Pieve di Santo Stefano accoglie storie in cui la violenza e la sofferenza hanno un ruolo centrale perché spesso, prima di arrivare nel nostro paese, queste persone attraversano realtà che non possiamo immaginare, situazioni che non possiamo ignorare o far finta di non vedere ma, allo stesso tempo e incredibilmente, sono storie in cui a fare da contraltare a tanto dolore ci sono forza, speranza, dignità e la gioia di voler e poter vivere.

Queste storie arrivano a Pieve Santo Stefano prima come racconti di carta, riprese video o bellissime lettere ma ben presto tornano sulle gambe dei loro protagonisti che si presentano a noi con i loro sorrisi e la loro forza travolgente facendoci capire come le loro emozioni, pensieri, sguardi e desideri sono quelli che tutti noi potremmo avere.

Ogni anno, a settembre, le storie più significative di questo “controcanto” sulla migrazione vengono premiate e chi ha partecipato a questi incontri ne è uscito cambiato, toccato nel profondo perché leggere, conoscere, sentire e ascoltare fa comprendere quanto la narrazione fatta ogni giorno sulla migrazione è, nella maggior parte dei casi, distorta, parziale se non, spesso, meschina.

Ci sono decine, centinaia di realtà in Italia che lavorano duramente per aiutare chi arriva qui volendo ricostruire una vita e integrarsi. In quelle persone e nei loro volti non c’è la minaccia per il nostro presente bensì la speranza per il nostro futuro, ci sono persone straordinarie che restituiscono molto più di quanto noi siamo in grado di dare loro.

Per questo è fondamentale dare voce perché, come ha scritto una delle protagoniste di questi scritti, “quello che non si racconta non esiste” e loro esistono, sono qui per ricordarci chi siamo: siamo un paese straordinario da sempre aperto all’altro, un paese figlio di culture e popoli di che da millenni si mescolano facendo perdere confini, appartenenze e differenze. L’altro siamo noi.

Sono storie, quelle di DiMMi, che è importante conoscere perché insegnano a dare il giusto senso alla vita.

Sono storie che parlano di chi le ha scritte ma dicono molto anche di chi siamo noi oggi.

Anche quest’anno si stanno raccogliendo le storie per la nuova edizione del concorso DiMMi Diari Multimediali Migranti e c’è tempo ancora fino al 20 maggio per inviarle.

Informazioni, regolamento e modulo di partecipazione sono disponibili qui: https://www.dimmidistoriemigranti.it/concorso/

Storia raccolta da Marco Pellegrini