Elisabetta Ponzone

DentroFuori

I nostri nuovi ragazzi

28 Gennaio Gen 2014 1823 28 gennaio 2014
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Riduzione dello stipendio, aumento ore di lavoro, sospensione festività, scatti di anzianità congelati. In pratica: il colosso Electrolux per non chiudere i battenti ha appena proposto ai suoi dipendenti degli stabilimenti in Italia di passare da 76 a 90 pezzi all’ora. Prevedendo così un tagliando del salario di 136 euro netti. “A livello umano - racconta Raffaella operaia Electrolux di Solaro a radio 3 Rai - è veramente struggente. Il punto è che il lavoratore non può pagare per la crisi del settore, ma senza lavoro l’uomo non è niente”.

Il lavoro che non c’è. Il lavoro precario. Il lavoro difficile. Mike in sartoria da noi, nel carcere di Milano Opera, dopo le festività ci aveva ripensato. “Non mi sento adeguato per questo lavoro. Non so fare il sarto. Non sono capace.” Poi forse ci ha ripensato ancora. Ora è con noi, nuovo assunto. E cuce. Non sarà un genio, ma sta imparando. E anche lui ce la farà. “Credo sia meglio che stare in cella tutto il giorno”. E di tempo ne ha. Tremendamente tanto. Meglio impegnarlo lavorando. Intanto ha ricamato anche un ricordo per la mamma.

Roberto sembra una pentola di fagioli. Barbotta sempre. Ma è bravo e preciso. Per lui è sempre una sfida o una questione di principio. Ogni pensiero lo scompone in numeri. È un matematico. Fa tre sudoku contemporaneamente. Vorrebbe fare l’università, ingegneria. Per il momento non sembra ancora possibile. Deve imparare ad avere pazienza. Anche lui di tempo ne ha ancora tanto davanti. Ed è ancora giovane. “meglio lavorare che non fare nulla! – mi dice - Nessuno in questi anni mi aveva mai offerto un lavoro qui dentro”. E intanto si prepara per il colloquio con la mamma.

Ecco fatto. Abbiamo una nuova squadra: Mike, Roberto. E Tropi, che oggi è malato. Non è sceso. Ma tornerà. C’era anche Tiger, ma sta uscendo “beato lui” sospirano gli altri. E poi, certo, c’è Toni, che ci aiuta. E tanto.

Il cielo oltre le sbarre sembra un intreccio sfuocato. Guardo in su pensando all’allerta neve prevista per domani. “Domani non vengo, torno venerdì. Buon lavoro ragazzi!”