Elisabetta Ponzone

DentroFuori

La sfida della speranza

11 Marzo Mar 2014 0956 11 marzo 2014
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Volevo buttare via tutto e darci un taglio. Poi ho letto "inMovimento", il manifesto di Vita per ripartire e mi sono ricreduta. Ho ripensato alle ultime settimane, così faticose, ma ricche di un qualcosa così difficile da spiegare, ma così pieno e reale. Forse è vero: bisogna accettare la sfida della speranza. e andare oltre. Altrimenti nulla ha senso.

Perchè svegliarsi presto, prestissimo, per correre in carcere da volontaria? Perchè cercare di tenere insieme umanità così diverse e tanto difficili? Perchè passare le notti a far quadrare conti che sembrano arrugginiti prima della partenza? Perchè provare a fare qualcosa di più e non di meno?

Questa mattina Federica, la mia socia della cooperativa (presidente e volontaria) è partita all'alba. Con due giovani, in auto, sta andando da Gianpiero, in serra. Con una disumana fatica, sta cercando di far capire che se da soli è difficile far ripartire un'attività, come in questo caso nel verde e rivolta al sociale, forse, insieme, può essere (maledettamente complicato) ma certamente possibile e più ragionevole. Con un'inimmaginabile e inaudita pazienza, e coraggio, sta cercando di mettere insieme, allo stesso tavolo, impresa privata, ente pubblico e terzo settore. Le cooperative sociali come la nostra permettono alle imprese di ottemperare alla legge 66/99 per il diritto al lavoro dei disabili perchè lavorano con persone particolari. La legge italiana suddivide queste persone per categorie: invalidi con patologie psichiche al 75%; carcerati-ex e invalidi; emarginati. Noi le chiamiamo Peter, Valentina, Aldo, Lisa, Veronica, Lina, Marco... Persone. Persone particolari e uniche, ma che poche aziende hanno la pazienza di guardare, ascoltare, far lavorare.

In carcere, nel laboratorio di sartoria Borseggi, la sfida della speranza è sempre appesa a un filo che il primo vento di primavera sembra poter spezzare. Perchè continuare? Mi chiede Toni. Ripenso alla fatica, alle parole di Federica, alle lacrime versate, ai chilometri macinati. Forse l'unica risposta è davvero quello che recita il manifesto di Vita, "la miglior protesta è trovare soluzioni vere e positive, risolutive ai problemi e dove la miglior battaglia da combattere è quella di fare un buon lavoro facendo qualcosa in più del proprio dovere. Dove è chiaro che la responsabilità rende più semplice fare il bene e più complicato il male."

Il prossimo 21 marzo, il primo giorno di primavera, Vita presenta la sua nuova piattaforma civica, a Milano al teatro Elfo-Puccini, che si prefigge di promuovere iniziative per raccontare i cambiamenti sociali e animare il dibattito su alcune parole chiave dello sviluppo sociale ed economico del nostro Paese: comunità e territorio, soggetti sociali e sviluppo, persona e comunità, beni comuni e impresa sociale. Tutti sono invitati. Basta aderire scrivendo a inmovimento@vita.it. Si accetta la sfida della speranza! www.vita.it