Elisabetta Ponzone

DentroFuori

La forza della bellezza

16 Luglio Lug 2014 0955 16 luglio 2014
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Generare bellezza. Sto seguendo i bravi dell'Avsi che stanno giusto preparando una mostra che presenteranno quest'estate a Rimini. Con il titolo "Generare bellezza. Nuovi inizi alle periferie del mondo" si interrogano su come possa la fede incidere nella realtà fino a generare persone più forti, capaci di mettersi insieme per una vita più degna, sfidando guerre, povertà e fame.

In carcere, la forza della fede fa miracoli. Domenica Mike ha fatto comunione e cresima insieme. Con lui, a messa, nella cappella del carcere di milano-opera, sua mamma, la fidanzata e la suorina che lo ha sostenuto in questo percorso. Il giorno dopo in labroratorio aveva un braccialetto nuovo. Cuori e santi abbracciati tra loro. E uno sguardo più sereno. «Dobbiamo farle una borsina per la tua suora - gli dico - Sì, è vero, ha sempre le tasche strapiene di cose per tutti!» - ride Mike.

Pietro ha un crocefisso tatuato sul braccio e Mario porta sempre al collo un rosario rosso rubino. Paolo, invece, recita il Nam myoho renge kyo. E' buddista, come Jò, Kalì e Stefano che non stanno più dentro, ma sono fuori.

Anni fa, Fausto Biloslavo scriveva sul giornale che in Italia aumentano i detenuti che si convertono all'islam. A Opera una grande sala è adibita per la loro preghiera. il giovane Tarin recita il corano tutte le volte che può.

Andrea è milanese. «Milanese doc! Sono nato al Policlinico» ama precisare. La sua vera fede sono i peperoncini. Da noi, in serra, ne ha coltivati trecento! Anzi, se c'è qualcuno che se li vuole comperare e portare a casa ci farebbe un grande piacere (v.ettore ponti 13, milano, 9-16 lun-ven). Ora Andrea sta pregando per la semilibertà. E intanto lavora.

Maurizio è libero. Da poco, ma libero. «Cane mangia cane. E' questo il mondo di oggi! Un vero inferno. Non pensavo fosse così difficile fuori». Mi confida mentre beviamo un caffè. Nel carcere di Opera ha imparato a fare i violini; prima il laboratorio era gestito da Federica della nostra cooperativa, oggi sono Arnoldo e Serena che lo portano avanti con l'orchestra dei popoli. La sua fede è quello che ha imparato dentro, giorno dopo giorno, con il legno e la pialla. Oggi, dopo il diploma da liutaio vuole mettere su una bottega per conto suo. «Non mi spaventa niente. Sarà durissima. Sono pronto. Bisogna andare avanti. Avessi trovato questa passione prima, non avrei buttato via tutti questi anni in carcere.» Ma la vita è andata così. E dentro Maurizio ha avuto tempo di imparare un mestiere e di riflettere. E di cambiare. Crede in Dio? Non lo so. Ma certamente ci pensa. «Ancora adesso - mi dice - mi commuovo quando finisco un violino.» La bellezza per una vita più degna.