Elisabetta Ponzone

DentroFuori

You Got to Burn to Shine

30 Marzo Mar 2019 1238 30 marzo 2019
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Mi piace camminare nel mio quartiere. Mi piace farlo da sola. Al crepuscolo. Quando la giornata sta girando pagina, quando le luci iniziano a scaldarsi, mi piace guardare le persone e pensare alle loro vite. Il marito che aggiusta il cappotto alla moglie, la ragazzina che abbraccia il fidanzato stropicciandolo da toglierli il respiro, il cameriere in vetrina che apparecchia e intanto parla con chissà chi. Cosa si diranno questa sera a casa? Come finirà la loro giornata? Mi piace guardare come ride la cinese dei ravioli quando le dico «Ni hao» – ciao, in cinese. L’ho imparato da Hu in carcere. Io gli insegno l’italiano e lui qualche parola di cinese. Lui fa progressi. Io davvero pochi. Davide ha proposto di creare un dizionario: «Facciamo due colonne, anzi tre, una con l’italiano, una con la traduzione in cinese e l’ultima col milanes». Detto, fatto. È in laboratorio da Borseggi, appeso alla porta.

Verso sera, prima di tornare a casa, penso a loro. Oggi si prendevano in giro. Nel fine settimana spesso si ritrovano. «Facciamo quartiere, siamo i sarti del carcere: un po’ come quelli del quadrilatero della moda a Milano». Davide ha perso alle carte giocando a burraco; vuole imparare a fare la pizza ma non è ancora capace. Hu ha fatto i ravioli al vapore per tutti. Zao ha apparecchiato. A Yong hanno fatto lavare i piatti, ma forse anche nulla. È così giovane.

Giovani con una vita davanti. Drammaticamente ristretta, ma sempre una vita.

Mi piace saperli insieme. In laboratorio hanno portato nuova energia. Insieme a volte prendono in giro anche la brava Diana, che entra ed esce e insegna. Insieme hanno finito di cucire una valanga di astucci. Bellissimi. «È un progetto di economia circolare che dobbiamo fare per Eurid, il registro dei domini dell’Unione Europea», ho spiegato loro quando ho portato dentro il materiale. I ragazzi hanno riciclato e ridato una nuova vita a magliette con vecchi loghi aggiungendo insoliti particolari ritagliati dalla plastica colorata delle borse della spesa. Un progetto intelligente, che crea lavoro e intanto insegna. E fa crescere.

Rispettando tempi, quantità e consegne i nostri “giovani sarti” imparano a stare dentro a un progetto che li tiene insieme, come il filo che cuciono, ma è anche più grande. Come le loro vite. E oltre. Avendo il coraggio di guardare in faccia la realtà, ma rimettendosi in gioco e cercando una vita migliore. Ce la faranno?

È giusto tendere a qualcosa di più? Anche per chi ha il carcere come orizzonte? E noi, nel quartiere-carcere o nel quartiere-città siamo in grado di riconoscere chi desidera di più? Chi non smette comunque di cercare la luce? Festeggiando i 100 anni di Lawrence Ferlinghetti, l'altra sera, al crepuscolo, RadioTre ha preso in prestito il titolo della celebre raccolta di poesie di John GiornoYou Got to Burn to Shine”. Per risplendere devi bruciare.