Marco Sessa

dVersi

Politically (S)correct?

3 Luglio Lug 2013 1058 03 luglio 2013
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L’altra sera, fuori da un cinema molto noto in Milano, sono stato oggetto di un evento che mi ha fatto riflettere su alcuni aspetti ma quello più significativo è proprio riguardo alla retorica culturale del nostro paese che ci impedisce di essere come si dice politically Scorrect!

Ci sono cose che senz’altro ognuno di noi pensa ma che non si possono dire, condividere, perché altrimenti si verrebbe giudicati in modo sproporzionato  e non in senso oggettivo: sono pochi quelli che dicono per esempio cosa davvero pensano sulla politica israeliana nei confronti dei palestinesi senza essere immediatamente accusati di antisemitismo; Non si può esprimere un disagio su alcuni comportamenti omosessuali senza per questo essere giudicati omofobi;  Nessuno può esternare serenamente una opinione sugli stranieri senza per questo essere valutato nazionalista. Credo che si debba avere ancora più rispetto per le opinioni diverse senza immediatamente giudicarle, arrivare a sentenza.

E così l’altra sera, un signore chiedeva delle monete  alla fila di persone in attesa di acquistare il biglietto di ingresso al cinema. Comperato il biglietto, mentre la mia amica si fuma una sigaretta, il signore si avvicina ed inizia a fare commenti sulla mia altezza, su quanto fossi più adatto ad andare al circo e non stare assieme alla mia amica appunto. Una situazione piuttosto sgradevole che all’inizio abbiamo cercato di sedare suggerendo al signore di smetterla, di non esagerare, di tornare nei ranghi. Poi, naturalmente nella indifferenza totale delle persone intorno, la situazione stava degenerando ancora di più e francamente è partito qualche insulto ma è finito tutto li anche perché il film stava per iniziare.  

A 45 anni sono episodi che ormai non mi feriscono più, seppure mi dispiace per il disagio che creano alle persone che sono con me, ma frequentarmi comporta a volte trovarsi anche in queste situazioni.

Quello che mi fa più effetto è proprio l’atteggiamento che avrei avuto se il mio interlocutore fosse stato un italiano: probabilmente non ci saremmo fermati a qualche parolona, per il semplice fatto che mi sono trattenuto perché da un lato sarebbe stato politically scorrect  davanti ad uno straniero, disagiato, e quindi percepito dalla opinione pubblica comune come una categoria debole, un ‘poveretto’, attaccarlo e dall’altro avrebbe fatto precipitare la cosa in un eccesso di intolleranza verso gli stranieri che oltre al posto di lavoro e alle mogli, adesso pure si permettono di offendere.

Insomma, nonostante le sue battute, alla fine io l’ho considerato ‘non alla altezza’ di una mia normale reazione semplicemente perché appunto una persona considerata disagiata. Quindi, paradossalmente in questo atteggiamento confuso l’ho trattato come un uomo senza dignità, individualità.  Il mio comportamento politically correct ha generato una mancanza di rispetto nei suoi confronti considerandolo solo per le sue debolezze, diritti e necessità e non per i suoi doveri, insensibilità e maleducazione.

Forse, non perché una persona rientra nelle cosiddette ‘categoria debole’ lo si debba considerare per forza debole.