Marcello Esposito

Economica*mente

A cosa serve il “Tavolo della Fertilità”?

2 Ottobre Ott 2014 2215 02 ottobre 2014
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In questi giorni sono usciti gli ultimi drammatici dati sul calo delle nascite in Italia. Rispetto ai livelli massimi del 1964, quando nacquero più di 1 milione di bambini, nel 2013 si è raggiunto il minimo storico con poco più di 500 mila neonati. La Ministra Lorenzin, preoccupata del fenomeno, ha deciso di istituire un “tavolo della fertilità”, con esperti medici coordinati da una ginecologa. L’obiettivo del “tavolo” sarebbe quello di combattere la disinformazione: “le donne non sono sufficientemente consapevoli del fatto che a un certo punto della loro vita le possibilità di restare incinte cala drammaticamente”. Troppo facile ironizzare sulla ingenuità della Ministra. Se c’è una cosa che mamme (e suocere) non smettono mai di ricordare costantemente alle figlie, sposate o ancora fidanzate, a partire dal 25mo compleanno e ad ogni festa comandata, è proprio quella. La verità è che il fenomeno ha le sue radici nei profondi cambiamenti sociali avvenuti a partire dagli anni ’70 e si è solo accentuata con la crisi. Più o meno ad inizio anni ’80, la distribuzione dell’età delle partorienti era ancora la stessa del 1964: l’età media era sui 27 anni. Eppure inizia allora lo “shift” della distribuzione verso età sempre più elevate. Erano gli anni della Milano da bere, dell’Italia che superava l’Inghilterra e guadagnava le copertine delle riviste internazionali. Non c’era alcuna crisi, anzi. Eppure mi ricordo che quando mi sposai io nel ’93, a Milano l’età media delle spose si era già alzata a 29-30 anni. Recentemente, abbiamo superato i 33 anni. Se la causa della riduzione delle nascite fosse sola la crisi economica, si potrebbe sperare in una nuova rinascita demografica quando la crisi passerà. Ma la realtà non è questa. Tutti i paesi hanno sperimentato il fenomeno osservato in Italia più o meno con lo stesso timing. Per cambiare questi trend, devono cambiare i modelli culturali e i valori, le politiche lavorative e il sistema di welfare devono essere orientati alla famiglia e al supporto della donna nel conciliare aspirazioni familiari e professionali … Magari, fosse possibile invertire il fenomeno con l’intervento di una ginecologa!