Cecile Kyenge

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Ringiovanire le democrazie africane

31 Marzo Mar 2016 0633 31 marzo 2016
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Cari lettori di Vita,

vi scrivo questo post da Addis Abeba, dove sono in visita ufficiale con la delegazione del mio Gruppo parlamentare europeo Socialisti & Democratici guidata dal nostro presidente, Gianni Pittella. Per tre giorni, terremo qui una intensa serie di incontri ufficiali, sia con le autorità etiopi sia con rappresentanti dell’Unione Africana, e visiteremo progetti sul campo. Da quando sono atterrata nella capitale etiope, sono ancora una volta colpita dal numero incredibile di ragazzi e ragazze che incontro sul mio cammino, come sempre nelle città africane che ho visitato. Penso ai giovani africani. Penso a Mohamed Bouazizi: dandosi fuoco in segno di protesta per le condizioni economiche e l’esclusione politico-sociale dei giovani del suo paese, la Tunisia, il giovane commerciante e attivista di Sidi Bouzid è diventato il simbolo del movimento di protesta che ha portato alla caduta del regime del presidente Ben Ali, ispirando poi analoghe proteste di migliaia di giovani dai paesi arabi all’Africa subsahariana.

Sebbene la Primavera araba non abbia ottenuto i risultati sperati, c’è una grande eredità che è sotto gli occhi di tutti, se lo vogliamo vedere: dal Burkina Faso all’Egitto, passando per la Repubblica Democratica del Congo e il Sudafrica, i giovani africani ambiscono ed assurgono ad un ruolo trainante di leadership nella difesa della democrazia, della libertà di espressione, dei diritti umani e sociali nei loro paesi. Valori che ho scelto di mettere al centro tutte le missioni internazionali a cui partecipo da quando ho iniziato il mandato di europarlamentare.  La mia ultima missione mi ha portato in Zambia, dove ho preso parte alla 134ma Assemblea dell’Unione interparlamentare (IPU), l’organizzazione mondiale che raggruppa tutti i parlamenti degli Stati sovrani. A Lusaka circa 640 deputati provenienti da 126 paesi si sono riuniti per confrontarsi e adottare risoluzioni su sfide determinanti per il futuro del nostro pianeta. Oltre alla lotta contro il terrorismo globale, il diritto delle donne e dei bambini, la difesa del patrimonio culturale, le minacce che pesano sui diritti umani, i parlamentari hanno voluto non a caso dedicare un lungo dibattito anche al rapporto tra giovani e democrazia. Ovunque nel mondo, la fiducia nelle istituzioni democratiche tende ad affievolirsi. Anche in Africa la diffidenza è onnipresente, soprattutto a causa della strenua volontà di molti presidenti e leader politici di volersi mantenere al potere a tutti i costi, in totale violazione delle Costituzioni che prendono regolarmente a schiaffi.

Ma lo stallo della classe politica non tocca soltanto le alte sfere dello Stato. In Africa il contrasto è tanto più forte, perché in media il 50% della popolazione ha meno di 20 anni. Molti di loro hanno ora accesso a internet, ai social media, sono informati di quanto accade nel mondo. Le nuove tecnologie dell’informazione consentono loro di mobilitarsi per ciò in cui credono, per la democrazia. Come è accaduto nei mesi scorsi in Burkina Faso, dove decine di migliaia di giovani si sono mobilitati e sono stati decisivi per il cambio di regime, per garantire il successo di una transizione verso la democrazia che ho seguito da molto vicino, come capo della missione di osservazione elettorale dell’UE in questo paese.

Dobbiamo scommettere tutto su questa gioventù africana, sui movimenti e sulle nuove giovani leadership. E’ necessario “ringiovanire” la democrazia africana, investendo sull’energia e sulle idee di milioni di giovani, investendo sulla loro piena partecipazione allo sviluppo sociale, economico e politico del continente. E’ un dovere ed un’immensa opportunità dell’Unione Europea e dei suoi Stati Membri partecipare a questa scommessa. Oggi questo significa anche non abbandonare i movimenti di contestazione giovanile che si stanno moltiplicando ai quattro angoli del continente africano: in Senegal con Y’en a marre, in Burkina Faso con Ballet citoyen, in Repubblica democratica del Congo con i militanti di Filimbi e del Front citoyen, repressi in modo ingiustificato dal regime di Joseph Kabila o ancora in Sudafrica, dove l’ANC fondato da Nelson Mandela deve oggi fare i conti con una mobilitazione studentesca nelle università che non ha precedenti nella storia sudafricana.

Oggi sono fiera di poter annunciare a chi segue il mio blog, che dal 5 all’11 aprile, il Gruppo dei Socialisti e Democratici europei accoglierà nell’ambito dell’Africa Week i leader dei movimenti giovanili più importanti del continente africano. A loro daremo la parola per condividerne le visioni, le ambizioni e le speranze sul futuro dell’Africa. Con la speranza nel cuore che chi sarà oggi accolto al Parlamento Europeo possa un giorno cambiare in positivo il destino del proprio paese e di un intero continente. Io, nonostante tutto, ho questa speranza.