Flaviano Zandonai

Fenomeni

Super Mario Welfare

31 Gennaio Gen 2014 1404 31 gennaio 2014
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A forza di dirlo (e di sperimentarlo) alla fine è successo. Nintendo ha annunciato, ancora un po' genericamente, un cambio di rotta delle sue attività. Dai videogiochi per cui è famosa (anche se in crisi rispetto a competitor sempre più aggressivi) alla cura delle persone, avendo come missione il miglioramento della qualità della vita.

Una virata in senso sociale che, a ben guardare, non è così brusca. Perché molti dei prodotti di Nintendo - dai giochi che allenano la mente ai controller remoti come la wii - sono già di fatto utilizzati come ausili di cura. Ma finora l'effetto era indiretto o frutto di "hackeraggi", mentre ora diventa il nuovo core-business di un'impresa multinazionale.

In questo senso la notizia è rilevante. E chiama in causa anche l'imprenditoria sociale e la sua capacità di investimento che finora in campo tecnologico è stata nulla o quasi. Ci si è soprattutto occupati di un'altra tecnologia, quella sociale. Che, in parole povere, corrisponde ai modelli di servizio. Un po' perché si trattava di attività a elevato contenuto di innovazione (ad esempio portare l'assistenza sociale e sanitaria a domicilio, inserire persone con disabilità in luoghi di lavoro non particolarmente protetti, ecc.), ma un po' perché si pensava che tutte questi servizi sarebbero stati al riparo dall'impatto di tecnologie tutte orientate alla produzione manifatturiera e indutriale. L'esatto opposto di beni relazionali e individualizzati.

Invece no. Il fronte dell'innovazione tecnologica, ormai da anni, investe sui servizi e sulle relazioni. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti, a partire dai social network. La scelta di Nintendo rappresenta quindi la tappa di un percorso ormai avanzato che meriterebbe attenzione e strategia di investimento. Le opportunità, peraltro, non mancano. Basti pensare ai fondi Horizon 2020 che invitano a presentare progettualità che rispondano a "societal challenges" tipicamente non profit e d'impresa sociale. Non da soli però, ma dentro sistemi di alleanze progettuali su larga scala e con prospettive di medio lungo periodo. La prova generale di questo percorso sono stati, in Italia, i bandi Miur smart cities and communities e social innovation. Credo che la prova non sia andata benissimo guardando al protagonismo dei soggetti sociali, ma si può ritentare. Perché sennò al welfare ci penserà Super Mario.