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Politica & Istituzioni

Il lavoro sporco della legge di Stabilità

di Franco Bomprezzi

I permessi lavorativi per chi ha donato il sangue si potranno dunque conteggiare ai fini dell’anzianità pensionistica. Tanto incidono poco sul bilancio, visto che i donatori lavoratori non sono così tanti. I permessi per maternità, paternità o per assistenza ai parenti disabili (quelli in base alla legge 104), invece no. La commissione Bilancio della Camera, come scrive su Vita.it Sara De Carli, ha infatti bocciato un emendamento che pure piaceva al Governo, e che era stato proposto dalle associazioni delle persone con disabilità. Non c’è neppure uno straccio di argomentazione contabile. Si parla genericamente di un impegno consistente, ma non si sa quanto sarebbero costate queste due sacrosante modifiche alle norme della riforma Fornero.

Insomma, sta passando, nel silenzio ipocrita del Parlamento, uno schiaffo alle famiglie delle persone con disabilità, proprio quelle figure di “caregiver” familiare delle quali tanto ci si riempie la bocca nei convegni e nei congressi, oltre che nei documenti pubblici. Da un lato addirittura si promette – senza mantenere nulla – un iter veloce per una legge ad hoc sul prepensionamento dei caregiver familiari, dall’altro si taglia l’unico provvedimento sicuramente legittimo e doveroso, perché basato su un contratto di lavoro onorato per lunghi anni dalle parti, aziende pubbliche e private, quando sono stati concessi i permessi parentali in base alla legge 104.

Sappiamo perfettamente che per moltissimi genitori questa notizia è terribile, non solo perché di fatto costringe a un forzoso allungamento del periodo di lavoro, ben oltre il previsto limite di anzianità, ma anche perché si ha la certezza, a questo punto, di essere stati truffati dallo Stato. Il lavoratore, persona con disabilità o familiare, infatti, ha preso i giorni di permesso previsti dalla legge 104 sapendo che sarebbero logicamente stati conteggiati ai fini dell’anzianità pensionabile. E invece adesso, puff. Abbiamo scherzato. I permessi, tre giorni al mese, moltiplicati per tanti anni di lavoro, comportano adesso un prolungamento forzato dell’impiego (ammesso che il lavoro ci sia ancora) o un ritardo nell’erogazione della pensione (qualora già esodati). E l’impossibilità in ogni caso di dedicare il proprio tempo alle persone care, che ne hanno sicuramente bisogno.

Il bello è che, al netto dei permessi per maternità o paternità, l’importo relativo ai permessi per la legge 104 è sicuramente paragonabile a quello dei donatori di sangue. Il tutto avviene nel giorno in cui un medico malato di sclerosi laterale amiotrofica muore d’infarto dopo aver presidiato il Ministero dell’Economia per battersi in favore dell’assistenza domiciliare. La morte di Raffaele Pennacchio non poteva trovare una risposta peggiore. E poco importa che, apparentemente, le due situazioni non siano collegate tra di loro. Il punto è proprio questo. Non basta più la buona volontà di singoli esponenti del governo, sottosegretari o ministri che siano, quando poi a livello di “larghe intese” e di superiore interesse del bilancio nazionale, qualsiasi rassicurazione assume il valore ridicolo di carta straccia, se non peggio.

 


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