Franco Bomprezzi

Francamente

Renzi, una sfida che ci riguarda

26 Maggio Mag 2014 1248 26 maggio 2014
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Comprendo oggi la delusione e lo smarrimento di tutti coloro che immaginavano il trionfo della lista del Movimento 5 stelle. Non dev'essere facile accettare un responso popolare così netto e duro. La concomitante vittoria del Pd guidato da Matteo Renzi e la evidente sconfitta del sogno di Beppe Grillo e Roberto Casaleggio (#vinciamonoi) è sicuramente una doccia gelata per tutti coloro, e sono tanti, che credevano nella possibilità di modificare radicalmente la politica italiana, spazzando via l'intera classe dirigente e sostituendola con il partito degli onesti e dei puri. Ognuno di noi conosce elettori di 5 stelle, anche impegnati nel sociale. Si sono accodati, negli ultimi mesi, al clima di rissa verbale ansiogena, agli urli di Grillo, agli insulti, al dileggio. Ma molti di loro sono certamente consapevoli che quelle erano esagerazioni, e che la realtà è molto più complessa, e che ogni giorno dobbiamo cercare di fare qualcosa per cambiare in meglio il Paese.

Mi piace oggi il tono con il quale Matteo Renzi, evitando ogni trionfalismo, rivolge proprio al popolo degli sconfitti l'invito a lavorare insieme per cambiare in meglio l'Italia e l'Europa. Ho infatti la sensazione che abbia capito che il peccato di orgoglio lo potrebbe pagare ben presto. Ora c'è bisogno di fare, di mantenere gli impegni, di costruire leggi ragionevoli ed efficaci, riforme capaci di buttare a mare per davvero il gigante burocratico che nel corso degli ultimi decenni è stato costruito a difesa degli apparati inossidabili, costoso oltre ogni immaginazione, e del tutto refrattario di fronte alle esigenze reali dei cittadini, delle famiglie, delle singole persone, specialmente quelle più esposte.

Ha ragione Riccardo Bonacina, questo è un voto di cambiamento, non di stabilità. Guai a considerare schematicamente la scelta popolare come un consenso acritico al governo di turno. Non è così, e non può essere così per il semplice motivo che i temi sul tappeto sono ancora lì a interrogarci. La mancanza di lavoro, l'impoverimento delle famiglie, la difficoltà addirittura esistenziale del nostro Paese sono sotto gli occhi di tutti.

Personalmente mi sono sempre sentito cittadino europeo. Ogni volta che mi trovo in un altro Paese dell'Unione, dalla Francia, alla Germania, all'Olanda, sono curioso di verificare che cosa viene fatto e pensato per vivere meglio, per rendere le città più accessibili e accoglienti. C'è da imparare, spesso, ma anche da insegnare. Ora l'Italia ha anche una responsabilità in più, di fronte al vento di paura che sicuramente spira quasi ovunque. Non possiamo permetterci di perdere una sfida così rilevante. Il nostro impianto di leggi inclusive, ad esempio per le persone con disabilità, può essere adesso portato ad esempio per costruire un'Europa meno attenta agli interessi delle banche e dei poteri forti.

E poi dobbiamo ancora una volta constatare come i cittadini scelgano liberamente come votare, anche quando le scelte non ci piacciono, o non piacciono ad una parte consistente persino degli opinion makers, capaci di sbagliare previsioni e di soffrire, adesso, per la vittoria di un parvenu della politica, di un personaggio rispetto al quale anche io, come molti altri un po' snob di sinistra, avevo dato poco credito. Il tempo in questo caso è galantuomo e consente a ciascuno di noi di riflettere e anche di modificare la propria percezione, senza per questo venire meno ai propri convincimenti, anzi.

Pochi giorni fa, prima dell'esito elettorale, avevo forse colto, parlando di un pieno di energia e di futuro, quello che Renzi stava rappresentando anche per il nostro mondo, per il terzo settore, per il volontariato, per la cooperazione sociale, per l'associazionismo. Ho avuto la sensazione che il presidente del consiglio stia cercando di realizzare una nuova aggregazione del consenso sociale, dal basso, molto diversa dal tradizionale blocco sociale ed economico della sinistra postcomunista e socialista. Ma anche chi si ritiene progressista deve fare i conti con il cambiamento. Ognuno di noi può contribuire a costruire un pezzetto di risposta, compresi coloro che oggi si sentono esclusi, in quanto sconfitti. Andiamo avanti, forse ce la possiamo fare. Senza odio e con umiltà.