Federico Anghelé

Fuori dall'ombra

I sindaci si sono dimenticati delle audizioni pubbliche?

15 Settembre Set 2016 1607 15 settembre 2016
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A Novara ci hanno almeno provato: a fine luglio il sindaco Canelli ha fatto ricorso alle audizioni pubbliche per la nomina dei vertici di alcune società partecipate. Per tutte le altre città i cui sindaci, aderendo alla campagna Sai chi voti, avevano preso l’impegno a introdurre la procedura di selezione degli organi direttivi delle società partecipate, è un nulla di fatto almeno per il momento. Le 12 associazioni e organizzazioni della società civile che hanno promosso Sai chi voti hanno fissato una scadenza per l’approvazione delle audizioni pubbliche: 100 giorni dall’insediamento della giunta. Manca circa un mese al compimento dei 100 giorni, che dovrebbe essere il 15 di ottobre.

Nei giorni scorsi, abbiamo fortemente criticato Virginia Raggi per aver nominato Manuel Fantasia amministratore unico dell’Atac, senza fare ricorso alle audizioni pubbliche. Dopo la nostra bocciatura, Riparte il futuro ha incontrato Flavia Marzano, assessora alla “Roma semplice” nella giunta capitolina che ci ha assicurato l’impegno da parte del Sindaco a tener fede alla promessa assunta in campagna elettorale.

C’è da dire che Virginia Raggi non è un caso isolato. Valerio Merola, sindaco di Bologna, ha varato a inizio agosto un regolamento per le nomine nelle partecipate del tutto tradizionale, che non prevede audizioni pubbliche. A Torino, Chiara Appendino, il cui staff ci aveva informalmente assicurato che entro settembre sarebbe stata messa ai voti in Giunta  la nuova procedura di selezione degli organi direttivi delle partecipate, ha di recente scelto la rappresentante del Comune nella potente Compagnia di San Paolo senza ricorrere a un meccanismo trasparente e aperto come le audizioni pubbliche.

Fino ad ora, Novara è l’unico comune che abbia rispettato, almeno parzialmente, l’impegno preso dal sindaco coi suoi elettori e con la società civile organizzata. Alessandro Canelli, a fine luglio, ha fatto ricorso alle audizioni pubbliche per selezionare gli amministratori di Sun e Assa, due tra le principali società partecipate locali. Il meccanismo va tuttavia perfezionato: la riunione aperta per la selezione dei dirigenti è stata convocata a mezzo stampa ma soltanto un paio di giorni prima dell’appuntamento; i curricula dei candidati non erano disponibili online perciò i cittadini, le associazioni e la stampa non hanno avuto modo di valutarne in anticipo le competenze e gli eventuali conflitti di interesse. Infine, nella seduta pubblica di consiglio, solo il sindaco aveva facoltà di rivolgere domande ai candidati alle partecipate. In questo modo eventuali richieste “scomode” da parte dell’uditorio venivano sterilizzate in partenza, compromettendo il senso stesso delle audizioni pubbliche.

Abituati però a scelte non solo non trasparenti, ma delle quali nessuno è chiaramente il responsabile, quello di Canelli è stato un primo significativo passo avanti: se non altro, i cittadini sapranno che gli amministratori di Sun e Assa sono stati scelti e voluti da Canelli, anche sulla base dei curricula da loro presentati.

Il prossimo mese sarà cruciale per convincere i sindaci di Roma, Torino, Bologna, Trieste, Savona, Brindisi, Gallarate, Latina, Varese, Caserta e Vittoria a inserire le audizioni pubbliche nei regolamenti comunali. Ma per farlo, occorre che essi sentano la pressione dal basso. È necessario che siano i cittadini a reclamarle. Il timore, come in parte testimonia la vicenda di Novara, è che i neoeletti interpretino l’impegno preso con Sai chi voti come un puro obbligo formale assunto con associazioni e organizzazioni che, di fatto,non hanno una vera rappresentatività a livello locale. Quel che invece vogliamo dimostrare è che le audizioni pubbliche sono uno strumento importante a disposizione di tutti i cittadini per poter chiedere conto ai loro amministratori pubblici delle nomine che fanno. Uno strumento che, per noi, può davvero contribuire a scegliere amministratori su basi meritocratiche, tenendo conto delle competenze, della storia personale e professionale e non delle tessere di partito o delle correnti di appartenenza. Uno strumento per tenere malaffare, clientelismi e corruzione lontani da enti e società che forniscono servizi essenziali a tutti i cittadini. E per inchiodare, nel caso di cattive scelte, gli amministratori pubblici alle loro responsabilità.