Roberto Brambilla

Fuorigioco

Bayern Monaco, se la società è una famiglia

23 Agosto Ago 2013 1111 23 agosto 2013
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 Breno è un membro della nostra famiglia che ha avuto un problema. Ora c’è un raggio di speranza e vogliamo dargli questa opportunità”. Non è un sacerdote o un genitore a parlare così ma Uli Hoeness, il presidente del Bayern Monaco, il club campione d'Europa uscente. Accanto a lui in una conferenza stampa tenuto nel centro d'allenamento della società c'è Breno Vinicius Borges, per tutti Breno, 24 anni, difensore e carcerato. Il ragazzo che nel 2008 era il capitano della nazionale olimpica del Brasile che raggiunse la medaglia di bronzo a Pechino 2008 è stato condannato nel 2012 da una corte tedesca a 3 anni e 9 mesi per aver incendiato nel settembre 2011 la casa dove abitava.

Una pena interamente scontata nel penitenziario di Stadelheim, in Baviera. Tredici mesi di regime carcerario pieno, fino al 19 agosto. Quando a Breno, che nel dicembre 2012 ha firmato dal carcere un contratto di tre anni con il San Paolo, è stato concesso di lasciare la struttura per motivi lavorativi. E a offrirgli un impiego è stato proprio la sua ex squadra. Che gli ha affidato il ruolo di assistente allenatore nella formazione Under 23, quella che è la seconda “anticamera” verso la prima squadra. Un impiego che lo occuperà per cinque ore al giorno per poi tornare a Stadelheim per dormire. Una seconda chance che il Bayern ha già offerto nella sua storia. E non a uno qualsiasi, ma a Gerd Muller, il più grande attaccante della storia del calcio tedesco, Che dopo la fine della sua carriera ebbe problemi seri con l'alcool e a cui la dirigenza del Bayern offrì un posto da allenatore delle giovanili. Un lavoro che il Bomber der Nation mantiene ancora. E che l'ha salvato.