Marco Percoco

Geografie Sociali

Wikieconomia: la radicalità e la ragionevolezza della proposta idealista

18 Settembre Set 2014 0630 18 settembre 2014
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Probabilmente a causa di deformazioni derivanti dalla mia piccola formazione politica, ho sempre associato al movimento cattolico l'aggettivo "moderato". E gli ultimi anni della storia italiana non sono riusciti a farmi cambiare idea, benchè mi rendessi conto dell'idiosincrasia tra la professione pubblica di fede e la vita di taluni politici.

Ho, invece, cominciato a credere che i veri Cattolici non sono moderati leggendo e documentandomi sulla vita di una pietra angolare di Azione Cattolica e della politica italiana, quale fu Giorgio La Pira. La sua iniziativa individualista di catapultarsi in Vietnam per farvi terminare una guerra che stava devastando generazioni di giovani mi ha indotto a considerare l'estremismo della proposta ed anche, in taluni casi, delle azioni un valore fondante del cattolicesimo impegnato.

E' arrivato poi Papa Francesco a rafforzare questa convinzione, con proposte, anche economiche, ragionevoli e radicali quando nell'esortazione Evangelii Gaudium indica alcune politiche volte a redistribuire una parte del reddito a favore degli indigenti.

In questo quadro si inserisce anche il Movimento dei Focolari che negli ultimi anni ha stimolato la riflessione in tema di economia civile, sino a diventare, questa, un approccio antagonista a quello classico dell'homo oeconomicus.

Leonardo Becchetti è, insieme a Luigino Bruni e Stefano Zamagni, uno degli economisti di riferimento di questo nuovo paradigma economico, una visione in base alla quale le relazioni sociali, i valori e finanche i sentimenti hanno un posto di primo piano nel processo decisionale degli agenti. Ho letto di recente il suo ultimo lavoro "Wikieconomia. Manifesto dell'economia civile" (Il Mulino, € 15), un libro che mi ha incuriosito per il titolo, in antitesi (secondo i miei pre-concetti) con il sottotitolo. Cosa potrebbe avere mai a che fare la parola Wiki-economia, che richiama un mondo contemporaneo e pervaso da nuove tecnologie, con un'economia che idealmente auspica il ritrno a principi che la gran parte di noi ritiene essere propri d'un mondo arcaico? Ebbene, la risposta è sconfortante nella sua semplicità: l'uomo.

L'uomo, nella sua individualità, cooperando, riesce a costruire un ambiente in cui i valori civili possono prosperare e guidare le decisioni più importanti. Ma c'è altro nel libro, ed è ciò che mi ha sorpreso e disorientato, dati ancora i miei pre-giudizi. Becchetti propone una visione che ascriverei al "consumerismo" per cui il cittadino diventerebbe giudice insindacabile della bontà sociale di alcune produzioni.

Il "consum-attore" dovrebbe dunque votare con il proprio portafoglio per identificare i produttori più responsabili da un punto di vista sociale ed escludere dal mercato le aziende che non si uniformano ai principi dell'economia civile. Ci sono, dunque, due elementi di stupore per un economista che si trova a leggere il libro:

a) i principi della civile convivenza e della responsabilità sociale sostiuiscono in maniera significativa i prezzi come segnali del valore delle merci;

b) l'autore, benchè formato ed impegnato in istituzioni universitarie che vorremmo impregnate di ortodossia economica, si scaglia, con linguaggio piacevole e colorito, contro l'oligopolismo delle multinazionali e l'azzardo che caratterizza l'operatività degli istituti di credito.

Forse le proposte contenute nel volume possono sembrare idealiste ed estreme ma, a pensarci bene, non lo sono. Becchetti ci sta solo dicendo di stare attenti ai nostri consumi perchè le nostre scelte influenzano, magari indirettamente, il mondo in cui viviamo. E l'estremismo che semra permeare il libro, in realtà, è un'impressione derivante dalla nostra scarsa abitudine a pesare le proposte sociali in base alla ragionevolezza, e non attraverso le lenti dei pre-giudizi.

L'avventura di La Pira in Vietnam apparve a molti, se non a tutti, un'azione estremistica. Ma questa un un atto naturale di ragionevolezza cristiana. Allo stesso modo, "Wikieconomia" è un ragionevole atto di denuncia civile delle storture che caratterizzano i sistemi economici.

Il libro è un contributo ulteriore alla teoria economica civile cui apporta una visione del comportamento dei consum-attori. Interessante sarebbe ora intendere meglio i canali attraverso i quali i canoni dell'economia civile possono contribuire ad interpretare i percorsi di sviluppo locale.