Marco Percoco

Geografie Sociali

I luoghi non sono scatole

20 Novembre Nov 2017 0830 20 novembre 2017
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Qualche settimana fa, il the Economist, nella storia di copertina, affrontava il problema delle disparità di sviluppo tra regioni.

Il punto di vista era chiaro e non particolarmente nuovo. Se gli individui non stanno bene in un posto (perchè, magari, c'è alta disoccupazione o per i bassi salari) se ne possono pure andare. Qualunque intervento per aiutarli in quei luoghi sarebbe inefficace, meglio dare incentivi per emigrare altrove.

Questa posizione implica abbandonare le periferie, le regioni difficili, l'Africa, a loro stessi, una posizione tanto estrema quanto inutile.

C'è sempre una ragione per cui alcuni luoghi sono meno sviluppati di altri ed è questa che va aggredita. La fuga non può assurgere a strategia di riequilibrio.

I luoghi non sono contenitori, scatole all'interno delle quali le vite scorrono divise tra lavoro e tempo libero. L'homo oeconomicus non valuta sentimenti quali l'identità territoriale, dunque, la senzazione di appartenere a luoghi specifici.

Lo sviluppo dei territori non può contemplare esclusivamente, in un'ottica riduzionistica, il travaso di popolazione da un luogo ad un altro, giocando su differenziali salariali e di possibilità occupazionali.

Ma non è solo qui che s'annida il problema logico di una politica del genere e non è solo un problema sostanzialmente ideologico, di valutazione e apprezzamento di beni e principi solitamente condivisi, tranne che in altuni ambienti ristretti ed influenti dell'economia.

Questa visione non convince anche perchè ipotizza implicitamente l'omogeneità dei lavoratori. In altri termini, pensare di risolvere, ad esempio, i divari di reddito tra Nord e Sud Italia semplicemente spostando manodopera da Sud a Nord implica la convinzione che l'assenza id quei lavoratori dalle economie meridionale non comporti effetti negativi per quei territori. Sappiamo, invece, che la realtà è molto più complessa e che oggi sono soprattutto i laureati ad emigrare dalle regioni meridionali, una condizione che genera ulteriori disparità in termini di produttività.

L'Italia è un paese ove massicce migrazioni interregionali sono presenti da oltre 70 anni, non si sono mai fermate, eppure i divari di reddito tra le varie aree non si sono mai attenuati.

Pensare, dunque, di risolvere gli effetti negativi che la globalizzazione ha su alcuni luoghi attraverso l'abbandono di quei luoghi stessi è una pessima idea.