Luca Raffaele

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Tracce di umanità in rivolta. Da Ciro allo sgombero di Cinema Palazzo

30 Novembre Nov 2020 0830 30 novembre 2020
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È evidente a molti come il “tiranno” non pensa mai di aver saldo il proprio potere, anche se ci fosse una sola persona di valore sotto di sé.

Si potrebbero utilizzare le stesse parole che Trasone, in una commedia di Terenzio, rinfaccia al domatore di elefanti: “Quanto sei bravo a comandare delle bestie”.

Partirò da una storia che sembra lontana ma il suo collegamento con lo sgombero forzato realizzato al Cinema Palazzo sarà diretto e forte come uno schiaffio.

L’astuzia dei tiranni nell’abbrutire i suoi sudditi, ha avuto tante vicende per risultare evidente ed è ancora più chiara nella storia di Ciro e di quello che fece ai Lidi, dopo aver preso la capitale Sardi e aver catturato Creso che era il più ricco dei re.

Il fatto specifico riguarda la rivolta degli abitanti di Sardi che per riavere diritti e libertà, non accettarono più le regole a loro imposte. Per riaverli nuovamente in pugno, Ciro non voleva mettere a ferro e fuoco una città tanto bella e nemmeno prevedere un’armata sempre presente a presidiarla. Per questo motivo elaborò una strategia semplice e mirata.

Come prima cosa, aprì i bordelli e le sale gioco, emanando un’ordinanza che obbligava gli abitanti di frequentarli. Gli esiti del suo provvedimento, furono così positivi per il suo governo, e lui fu talmente soddisfatto che non fu più necessario tirare neanche un colpo di spada da quel giorno.

Tutti si divertivano e i più poveri si illudevano di vincere e di cambiare la loro vita attraverso i più variegati giochi presenti in quelle sale, tanto che i Latini per indicare quelli che prima venivano chiamati comunemente “passatempi” inventarono la parola “ludi”, come a voler pronunciare il nome degli abitanti della Lidia.

Peccato che quell'errore ce lo continuiamo a trascinare anche nei giorni, perché per parlare di “ludo” c’è bisogno di relazione e abilità e non di fortuna e casualità.

Ma non tutti i tiranni hanno dichiarato in modo così esplicito di voler confondere le proprie genti, attraverso grandi opere di distrazione di massa. Sicuramente, però, la maggior parte tenta di fare in segreto quel che Ciro ordinò a chiare lettere contro il popolo di Sardi.

Credo, infatti, che in un modo diverso e a distanza di tantissimi anni, lo stesso perverso meccanismo lo possiamo scorgere nei dieci anni di continui tentativi di sgombero di Cinema Palazzo e dalla grande battaglia che è stata fatta contro la nascita di un nuovo casinò.

Tutto è iniziato il 15 aprile 2011 quando le persone del quartiere San Lorenzo, artisti e attivisti di tutto il territorio romano insieme a tantissimi giovani e studenti decisero di entrare nello stabile per bloccare il progetto di trasformarlo in una sala slot.

Da quel momento la sala del Cinema venne intitolata a Vittorio Arrigoni, ritrovato morto pochi giorni prima a Gaza e migliaia di persone che hanno vissuto quel luogo che rischiava di divenire uno spazio di "folle" speranza.

Ho frequentato quel luogo e parlato con tante persone che lo hanno attraversato, curioso di conoscere e approfondire il sentimento di rivolta che ha scatenato una delle più belle esperienze di mobilitazione che conosco e dall’altra per incominciare a respirare un po’ di aria pulita, anche se mi ritrovavo al chiuso, perché genuina, piena di passione e di proposte culturali. Per fortuna la rivolta non si è mai fermata alla semplice protesta ma ha avuto sempre l’obiettivo di costruire qualcosa di diverso e accessibile.

Perché se crediamo che il problema dell’azzardo sia in qualche modo risolto o sgonfiato da questo periodo di lockdown e crisi, siamo stolti o complici. Infatti, sebbene da una parte alcune le proiezioni statistiche sembrano indicare che il dato di spesa del 2020 si attesterà sui livelli del 2010, pari a circa 61,5 miliardi di euro. Da un altro punto di vista, già quella somma fu reputa insostenibile e gigantesca a quei tempi e alla fine è degenerata, fino a raddoppiare e ad arrivare ad una somma complessiva di 110 miliardi nel 2019.

Ma il rischio di indebitamento, di usura e di morte che provoca l'azzardo, sembra un problema che riguardi pochi, non molti. Perché l’azzardo è a tutti gli effetti una tassa sulla povertà e riguarda persone che molto spesso non vogliamo neanche vedere, figuriamoci aiutare!

Creare capitale sociale e favorire le relazioni tra tutte le persone di un quartiere, oltre il ceto e le diversità etniche, religiose e culturali, é stato l’obiettivo dell’esperienza di Cinema Palazzo.

Ma già nel 2019, dopo anni di successi e riconoscimenti del suo valore sociale, il Cinema è stato messo nella lista degli immobili da sgomberare redatta dalla Prefettura, fino ad arrivare ad un primo tentativo di sgombero Il 15 ottobre del 2019 in cui si è verificato un primo tentativo di sfratto che provocò scompiglio, attivazione di avvocati e saldature delle porte ma senza un reale successo. L’effetto di resistenza, di quell’atto di forza, fu la nascita di una bellissima campagna intitolata “Chi disprezza sgombera”, sostenuta da migliaia di cittadini.

A ottobre 2020 operai del Comune accompagnati dalla polizia locale, sono arrivati con le motoseghe per tagliare il tiglio che era cresciuto tra il cemento della piazza fino a diventare un vero e proprio simbolo di rinascita. L’avviso poi si è tramutato in atto di forza.

Credo che non possiamo non rivoltarci rispetto a questo modo di gestire il territorio, a prescindere dalle ragioni e dalle cause che hanno portato all'ultimo e recente sgombero.

Credo, inoltre, che bisogna educarci ad avere una disposizione d’animo diversa, più solidale e attiva, da cui può nascere un’esortazione di rivolta pacifica che ognuno di noi deve realizzare con un concetto di comunità più ampia della solita cerchia degli affetti o dei volti "amici" che riuniamo intono a noi.

Perché come disse Montaigne con il Discorso della servitù volontaria, molte persone, in alto e in basso, seguitano a vivere felici come schiavi del poter (senza rendersene conto).

Per farlo, però, dobbiamo abituarci a sentire e ad ascoltare quei giovani che hanno avuto il coraggio di mettere al centro le persone e la comunità al posto di profitto e scommesse. Sentiamo quindi parlare quei ragazzi e uniamoci a loro e a tutti coloro che decidono di creare alternative possibili e legami sociali.