Paolo Dell'Oca

Il becco dell'oca

EX POst

1 Novembre Nov 2015 0004 31 ottobre 2015
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Se avessi a disposizione qualunque informazione legata ad EXPO e fossi chiamato a valutarne l’edizione milanese testé conclusa, a cosa farei riferimento?

Azzardo qui, su due mani:

- Il numero degli ingressi (mettendolo in relazione alle attese e a quelli delle edizioni precedenti) - L’utilizzo che sarà fatto di spazi e strutture - Il gradimento dei visitatori - L’incisività dei processi culturali attivati consonanti con lo slogan “Nutrire il pianeta, energia per vita”

Quanto e come EXPO può cambiare la Terra?
In tanti son tornati dall’esposizione universale dicendomi di avere imparato qualcosa. Una mia amica ha scoperto che i picchi, che picchiettano allegramente per ore a velocità medie di 270 battute al minuto, hanno una lingua lunga circa quanto 1/3 del loro corpo e non si rimbambiscono a picchiettare solo perché questa lingua a riposo gli si attorciglia tutta intorno al cervello, facendo da cuscinetto. Era un po’ delusa, non tanto dai picchi, quanto da EXPO.

Altri mi hanno invece confessato l’entusiasmo per la mole di riflessioni e per la modalità di comunicazione delle stesse. La loro esperienza è stata in linea con gli obbiettivi di EXPO, poiché il protocollo del Bureau International des Expositions recita: “Un'esposizione è una mostra che, qualsiasi sia il suo titolo, ha come fine principale l'educazione del pubblico”.

Ad EXPO ho avuto spesso la netta impressione che il re fosse nudo e che molti padiglioni fossero uffici turistici dalle architetture particolarmente curate.

Le roi est nu.

Non credo, d’altronde, che la visita ad EXPO fosse rimpiazzabile dalla semplice visione di alcuni video di YouTube nel proprio salotto: per molti è stata occasione di incontri culturali che altrimenti non avrebbero mai fatto. Inoltre in questo semestre si sono mosse diverse progettualità esterne ad EXPO, come EXPOrsi, programma radiofonico di comunicazione sulle progettualità legate alla lotta all’AIDS.

A ottobre è stata firmato (da ONU, FAO, tre Ministeri,…) un manifesto di impegni con cui ripartire, la Carta di Milano: Caritas non ha voluto sottoscrivere il documento finale, perché non compaiono questioni strettamente connesse alla fame, come la speculazione finanziaria, l’accaparramento delle terre, la diffusione degli Ogm e la perdita di biodiversità. “È stata ignorata la voce dei poveri del mondo”, dice Michel Roy, composto segretario generale di Caritas Internationalis, “lo consideriamo un punto di partenza”.

Proprio dall’edicola Caritas, in un giornale arrotolato intorno ad una pagnotta poggiata ad una Cadillac, fa capolino una frase che mi è rimasta attorcigliata intorno al cervello, facendo da cuscinetto mentre camminavo a fianco di persone in coda che snocciolavano il mantra dei padiglioni che avevano visitato.

Sono le cose che non conoscete che cambieranno la vostra vita.

Immagine| @Emanuele Toscano