Paolo Dell'Oca

Il becco dell'oca

Ridi Player One

21 Aprile Apr 2018 1731 21 aprile 2018
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Film tratto da un libro, che è insieme realtà virtuale e videogiochi. Film che è in parte recitato e per la maggior parte animato digitalmente, ma dopo molto poco me ne sono dimenticato.

Film ambientato nel 2045 che fa leva (anche) su una certa nostalgia. Stranger Things dimostra che la nostalgia funziona, soprattutto quando è nostalgia di qualcosa che puoi (ri)avere, viste le continue riedizioni di film, giochi e addirittura console d'annata: Talisman, il Nintendo 8 bit, L’isola di fuoco e il Super Nintendo. Per fare i primi 4 esempi che mi vengono in mente.

Stranger Things ha anche dimostrato (...) che non sono i giochi di ruolo a rovinare i ragazzi bensì i Mindflyer. E Ready Player One va da questa parte: non sarà la realtà virtuale a rovinarci, ma eventualmente l’uso che ne faremo. Che è poi il discorso che si fa per i social network, e che forse ennemila anni fa si faceva per la scrittura.

"Kushim, guarda che se continui a scriverti le cose la tua memoria s’indebolirà!"

Fin qua son sbadigli, niente di nuovo, you're right.

Videogiochi e realtà virtuale possono rafforzare la tua bolla o aiutarti a bucarla o ingrandirla, così che prenda dentro anche altri, che ti aiuti a relazionarti e raggiungere scopi anche nel mondo reale. In un film del 1984, Giochi stellari, il protagonista Alex, reclutato attraverso i suoi record ad un coin-op, finisce per salvare la galassia.

In Ready Player One, in un’epoca senza corpi intermedi, la realizzazione degli individui avviene su Oasis, un mondo virtuale: un mondo virtuale è come qualsiasi altri media (un libro è un mondo virtuale), ma sensorialmente molto più immersivo. In una delle mie prime esperienze di realtà virtuale sono copilota di un fuoristrada lanciato a tutta velocità su un’autostrada e devo sbarazzarmi di alcuni inseguitori a 2 e 4 ruote: per farlo devo trovare un'arma nello scomparto autista. Ad un certo punto sento toccarmi il braccio sinistro e non riesco a capire cosa sia.

Sto volando su un’autostrada, a sinistra ho la portiera semichiusa... Cosa può essere entrato dal finestrino che mi ha accarezzato il braccio?

Soltanto in seguito mio fratello mi ha rivelato di essere stato lui, che seguiva la mia partita da un monitor, a cercare di attirare la mia attenzione, mentre mi dava dei suggerimenti. Ma io, al contrario di quanto si può pensare guardando il video, non sento mio fratello, ma il rombo dell'auto e il pilota che mi urla che da dietro ci stanno raggiungendo.

E chi vince su Oasis? Anche in questo mondo si vince grazie a competenze allenate e grazie a degli studi: chi supera la prima prova, una gara di auto in cui il vero scopo è riuscire a raggiungere il traguardo, sarà chi dimostra di conoscere e capire meglio il defunto creatore di Oasis. E per riuscirci si spulcia nella sua vita passata attraverso un diario uscito da una puntata di Black Mirror ma che in fondo fa molto Facebook.

Ma soprattutto metterà le mani sulla proprietà di Oasis chi saprà fare gioco di squadra meglio degli altri: ridi Player One che c’è un Player Two e molte altre persone che partecipano con te alla vita.

Questo film tiene insieme più mondi, racconta l’immaginario che diventa realtà. Racconta la realizzazione dei sogni. E chi è portatore di quegli immaginari, chi è cresciuto con quei film, con quegli anime, con quei giochi si sente a casa: una casa in cui Spielberg (la sua squadra, insomma) ha fatto uno strepitoso lavoro di arredamento, roba che ci sono tre livelli di visione: chi non starà dietro alla pellicola perché troppo veloce, chi la capisce e la apprezza, e chi vorrà riguardarla per giocare a beccare più riferimenti possibili.

La sfida è aperta: i due mondi, quello reale e Oasis, sono conciliabili? Come? Il protagonista, alla fine mette una regola (e il fondatore di Oasis odiava le regole) di tenere chiuso Oasis per due giorni alla settimana. È un contentino o soltanto un inizio per il riscatto della vita reale su Oasis e con Oasis?

Non so: mi viene in mente la locandina più suggestiva del film (questa qua sotto), che vede Wade, il protagonista, attaccato ad una scala a pioli che gli serve per raggiungere la baracca dello slum verticale in cui abita. Ovviamente si tratta di una fotografia, è ferma nel tempo: Wade starà scendendo o salendo? Vedremo nel 2045.

Dettaglio della locandina