Francesca Rizzi

Il welfare condiviso

Storie di ibridazione nel welfare aziendale

23 Ottobre Ott 2017 1106 23 ottobre 2017
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Si è concluso da poco il primo corso per welfare manager del terzo settore, che ha formato 20 figure professionali all’interno della rete CGM. Professionisti con una storia ed esperienza nel mondo della cooperazione sociale, in grado di proporsi come consulenti delle aziende nello sviluppo di progetti di welfare aziendale. Un bellissimo viaggio di 4 mesi e un percorso umano, prima ancora che professionale, che credo abbia lasciato una grande eredità a tutti noi che abbiamo avuto il privilegio di farne parte. Sicuramente è stato un banco di prova importante per tutti, docenti e partecipanti. Ci siamo misurati su un terreno completamente nuovo, di confronto tra culture, provenienze geografiche, professionali e umane molto diverse. Credo che la sfida più grande sia stata quella di superare le diffidenze e creare un linguaggio che consenta un dialogo tra mondo profit e non profit, alla ricerca un terreno comune tra fiscalità e presa a carico della persona, tra le necessità del marketing e dell'impatto sociale.

Abbiamo colto tutti la portata della sfida, con un po’ di spavento forse, ma anche con molta consapevolezza che fosse la strada giusta da percorrere. Qualcuno ci ha definiti un’esperienza “di frontiera” e forse proprio negli avamposti di frontiera, al di fuori delle proprie “zone di confort” si possono esplorare le potenzialità della contaminazione tra mondi ed esperienze diverse, sapendo che in questi ambiti 1+1 fa ben più di 2.

In un mercato che si muove ad occhi chiusi verso il quasi totale deturpamento del termine welfare aziendale, all’insegna di vendite online di pacchetti ricreativi e outsourcing di attività di back office, sta nascendo la nuova consapevolezza che il ruolo dell’impresa sociale nel welfare aziendale possa essere molto di più di quello di un semplice venditore di prestazioni in convenzionamento. Aiutare l’azienda ad organizzare dei campus estivi e sapere come gestire in modo fiscalmente ottimizzato la spesa, è solo uno degli esempi di come una filiera corta tra operatori sociali e aziende possa migliorare la qualità della vita delle persone.

Si può avere un ruolo di guida in questo settore, nella consapevolezza e rispetto delle diversità e della necessità di misurarsi su nuove sfide.

Buon lavoro a tutti voi welfare manager, con l’augurio che diventiate protagonisti di innovazione e cambiamento nei vostri territori!

Francesca Rizzi